Adone/Nota al testo/5. Le vicende della stampa parigina

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5. Le vicende della stampa parigina

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5. Le vicende della stampa parigina
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Poema «grande», dunque; e a quel culmine, necessariamente, «regio ». Come tale, il Marino riusci a farselo finanziare, per la stampa (ed era giá un porlo oltre qualsiasi critica, un riserbarlo alla contemplazione) dal re, ch’era Luigi xm, ed al re uscí dedicato. Il finanziamento, o la promessa di esso («... Ho qui doimila scudi d’oro di pensione ben pagati, senza i donativi, de’ quali la larga mano di questa maestá cristianissima mi suole assai spesso onorare, si come ha fatto con mille scudi di piú per incominciare la stampa dell’Adone, il quale senz’altro per questo verno uscirá alla luce ...» [lett. n. 144]) è del 1620 (ci si metterá la guerra civile di mezzo e dovrá passare del tempo prima che il donativo sia effettivamente elargito [cfr. lett. n. 161]); l’inizio della stampa, del principio dell’anno seguente. Súbito il Marino si ammala (« una flussione gravissima nell’orecchio destro » con « un grandissimo tormento di fischio perpetuo »), ma questo sembra non aver fermato i torchi (« ... La stampa dell’Adone si avanza tuttavia, e vi assicuro che sará il meglio stampato libro che giá mai uscisse in Italia né di Francia ... » [lett. n. 159]); maggiori preoccupazioni, che aprono uno spiraglio sul clima di morbosa attesa creatosi attorno al poema, provoca l’aver messo le gambe i primi fogli stampati ; un libraio torinese ha potuto presentarli al Duca di Savoia, l’antico « padrone » del Marino; e — peggio — fino a Venezia son arrivati, una delle capitali dell’editoria europea, « dove corro rischio che sieno ristampati » [lett. n. 161].

Le cose, fin da principio, con quei quattrini che non arrivavano, non dovettero andar lisce (« Molti accidenti occorsi da alquanti mesi in qua hanno ritardata e sospesa l’impressione dell ’Adone ... » [lett. n. 161]) ma anche rimosso quell’ostacolo, andarono per le lunghe. A fine d’anno. [p. 767 modifica] par che fosse tirato il canto VII [lett. n. 165] e li si dovette segnare il passo, se ancora nell’estate del 1622 si parla di non piú che « ottanta fogli » tirati [lett. n. 167]; il che porta giusto alla fine dell’attuale canto VII (cc. 162). Credibilissimo che Abraam Pacard, l’editore, «bestemmiasse e rinegasse il mondo »: «... .perché credeva di spacciare la vendita de’ libri alla prima Fera di Francfort, ed ora non sará piú a tempo » [ ibid . í .

Messasi di mezzo un’altra, e piú grave, malattia del Marino, e nuovi contrasti con lo stampatore [lett. n. 168] dietro i quali si possono facilmente congetturare incertezze del Marino, all’atto della stampa, e sue inadempienze e ritardi nella consegna del materiale ne varietur, insomma a metá del ’22 si poteva solo prevedere che per il compimento dell’opera (e pel ritorno del Marino in Italia, che a quello si legava) si sarebbe dovuto aspettare almeno la primavera dell’anno seguente [lett. n. 169]: termine questo, che finalmente, e con qualche patema, si riuscí poi a rispettare [lett. n. 185].

Il fatto che la dedica Alla Maestá Christ.ma di Maria de’ Medici, Reina di Francia, et di Navarra, destinata al vestibolo del poema, rechi la data: «Di Parigi adí 30. d’Agosto 1622» (che nell’edizione di Venezia, e in tutte le seguenti che su essa si esemplarono, apparirá aggiornata al 30 giugno 1623), par suggerire a quell’altezza una piú risoluta ripresa. Ma non mancano, ancora nel ’23, « alcuni nuovi accidenti » (estrinseci o, piuttosto, intrinseci al poema) dai quali il poeta sarebbe stato costretto a «mutare tutto un canto intiero...» [lett. n. 177]: e sarebbe ancora il settimo: per di piú, la cattiva salute non dá piú tregua al Marino [lett. n. 178]. Ma — sul piú bello — a morire è il Pacard [lett. n. 183]; cosí che l’Adone sarebbe uscito «presso Oliviero di Varano » (Olivier de Varennes) che il 20 marzo 1623 rilevò, consenziente Marino, « les droicts du privilege » ch’erano stati concessi al povero Pacardo (e n’ebbe forse abbreviata la vita...) il 13 dicembre del 1621 [Extraict du Privilege du Roy, pubblicato in appendice all’Adone parigino].

Ormai l’animo (e s’intenda senz’altro l’ambizione) del Marino è tutto all’Italia; a Roma, dove lo aspettano «come papalino» [lett. n. 181]. Il poema è alla fine, vi mancano solo « alcune prose di discorso, che vanno nel principio» [ibid.], «alcuni ultimi fogli, i quali io tengo cosí sospesi, perché ho paura che se il libro si publica prima ch’io possa presentarlo di mia mano al re, non gli sia portato da altri » [lett. n. 184]. Il momento — s’indovina — è frenetico; si tratta di saldare l’estremo trionfo fran[p. 768 modifica] cese (« ... Il re si è lasciato intendere di volermi fare un gran presente quando io lo presenterò [l’Adone] » [lett. n. 181]) col trionfale ritorno in Italia. Per stringere i tempi, ma forse anche pel solito timore che il poema, finito, sia esposto dio sa a quali perigli, il «benedetto Adone * è spedito, tuttora « imperfetto », allo Scaglia perché lo ristampi in Venezia, per l’Italia [lett. n. 185].

A Parigi, l’Adone è « achevé d’imprimer pour la premiere fois en Italien le 24. Avril 1623 »; la Lettre ou discours di Chapelain gli fu sufficiente viatico, forse, fin tanto che l’esplosione di ben altro Sole non ebbe cancellato, e per sempre, anche l’ombra in terra di Francia del « cavalier Marino ».