Amorosa visione/Capitolo XXI

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Capitolo XXI.

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CAPITOLO XXI.




Come Giasone s’innamorò d’Isifile, e di Medea e di Creusa.


Or miri adunque il presente accidente
     Qualunque è que’ che vuol legge ad Amore
     Impor, forse per forza strettamente.
Quivi credo vedrà, che ’l suo furore
     5Ha da temprar con consiglio discreto
     A chi ne vuole aver fine migliore.
Vivean di questo i padri ciascun lieto
     Di bel figliuolo, e perchè contra voglia
     Gli strinser, n’ebber doloroso fleto.
10E così spesse volte altri si spoglia
     Di ciò che ei si crede rivestire,
     E poi convien che senza pro si doglia.
Sì riguardando, poi vidi seguire
     Giasone in mezzo di tre giovinette,
     15Le quai ciascuna fu al suo disire.
Tutte e tre furon già a lui dilette,
     E nominate, Isifile, e Medea,
     Al mio parer con Creusa sospette.

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O senza fede alcuna, mi parea
     20Che Isifile dicesse, o dispietato,
     O più crudel ch’alcuna anima rea:
Deh, or hai tu ancor dimenticato
     A quanto onor tu fosti ricevuto
     Nel regno ond’ogni maschio era cacciato?
25Io non credo che mai fosse veduto
     Uom volentier in nulla parte strana,
     Nè cotal dono a lui mai conceduto
Simile a quel che io benigna e piana
     A te concessi, portando fidanza
     30Alla tua fede, come ’l vento vana.
Facendo saramenti a me, speranza
     Nel tuo partir mi desti, che giammai
     Non cambieresti me per altra amanza.
Andastitene, e me, come tu sai,
     35Pregna lasciasti di doppio figliuolo,
     Ed a tornar ancor verso me hai.
Con sospiri, e con pianto e con gran duolo
     Gran tempo stetti, dicendo: omai tosto
     Verrà Giasone qui collo suo stuolo.
40Ed appena credetti quel che sposto
     Mi fu di te, ch’avevi nuova amica
     Presa ne’ Colchi, e mutato proposto.
Più avanti non so ch’io mi ti dica,
     Se non ch’io ardo, e tu in giuoco e festa
     45Ora ti stai colla mia nemica.
In tanto questa doglia mi molesta,
     Che dir nol posso, ma tu stesso pensa
     Chente parriati averla tal, qual questa.

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Assai ti prego dunque, se offensa
     50Non ho commessa, non mi abbandonare,
     Ma con pietà al mio dolor dispensa.
Non rispondea Giasone: ma poi stare
     Vidi negli atti molto dispettosa
     Medea in verso lui così parlare:
55Giasone, in tutto ’l mondo non fu cosa
     Ch’io tanto amassi, nè per cui facessi
     Quanto feci per te siccome sposa.
E non mi credo ancor che tu sconfessi
     Com’io ti die’ mirabile argumento
     60Per cui sicur co’ tori combattessi.
Mostraiti ancora per farti contento
     Come ’l drago ingannassi, acciò ch’appresso
     Fornito avessi tuo intendimento.
Insieme me ne venni teco stesso,
     65E sai, che io il mio picciol fratello
     Uccisi, acciocchè ’l mio padre sopr’esso
Dimorasse piangendo, e quindi snello
     Senza noia passasse il nostro legno,
     Già cominciato a seguitar da ello:
70E sai ancora, ch’io col mio ingegno
     Il tuo antico padre e vecchio Esone
     Di giovinetta età il feci degno;
Nè riguardai ancora a riprensione,
     Ch’io non facessi morire il tuo zio,
     75Per signor farti della regïone.
Tu il ti conosci, e sai per certo ch’io
     Ogni cosa avria fatto per piacerti,
     Non credendo che mai il tuo disio

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Rivoltassi da me, per più doverti
     80Dare ad altrui di te altro diletto
     Se non di me, due be’ figli vederti
Ognor davanti, non t’avesse stretto,
     Non dovevi giammai donna nessuna
     Più abbracciar nel mio debito letto,
85Lo qual tu ora possiedi con una:
     Che s’io non fossi stata, alla tua vita,
     Nè lei nè me avevi, nè altra alcuna;
Adunque a me per Dio ti rimarita.