Antropologia/VI

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VI. Malattie

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V VII


Il concetto della malattia deriva da quello della vita. Considerando questa come uno scambio continuo di materiali fra l’organismo ed il mondo esterno, la salute deve consistere nell’armonia di questa mutazione di elementi, la malattia nel rotto equilibrio di lei, la morte nella sua distruzione. Con altre parole, la malattia è quella qualunque modificazione dell’economia, sia anatomica, sia chimica, sia fisiologica, che sorvenga fuori da ogni attività organica regolare.

Cause fisiche generali esterne. — La pressione dell’aria ha certamente una forte azione sul nostro organismo e può essere causa di malattie. Quando essa è diminuita, ad esempio sopra un’alta montagna, comincia un senso di pesantezza in tutta la persona e specialmente di eccessiva stanchezza muscolare, da rendere faticosissimi i più lievi movimenti, talchè se si dovesse camminare, sembrerebbe che le gambe si rifiutassero. La circolazione del sangue acquista, a grandi altezze, una maggiore rapidità, e con essa va di pari passo il respiro. L’uomo ha però una grande forza di resistenza a tali cambiamenti; così Green si elevò in sette minuti a 11,000 piedi sul livello del mare, e la circolazione e la respirazione non gli si alterarono punto, fino a che non si dette al faticoso esercizio del gettito della zavorra. Esso può anche abituarsi alla vita a grande altezza sul livello del mare, come ce lo provano gli abitatori delle alte montagne.

L’uomo seppe portarsi fino presso e forse oltre ai 7000 metri sul mare, ed è certo che fra 4000 e 5000 metri non sono rare le dimore umane, tanto numerose talvolta da dare origine a dei villaggi, come Hanle (4600 m.) nel Caracorum e Cursoc (4541 in.) nell’Imalaia, anzi a delle vere città, come Cerro di Pasco (4352 in.) e Potosi (4000 m.) nelle Ande. Si potrebbero trovare dei grossi centri di popolazione ed anche di coltura (Messico, Quito, Riombamba, Quenca, Bogota, Cuzco, Lhasa, ecc.), posti a tale altitudine, alla quale necessariamente la pressione atmosferica è di una terza o di una quarta parte minore di quella che si osserva al livello del mare.

I rapidi cambiamenti nella pressione atmosferica sono di certo nocivi al nostro organismo: così i medici attribuiscono i numerosi casi di apoplessia cerebrale, che avvengono nelle giornate umide dell’inverno, alla diminuita pressione atmosferica per il vapore acqueo accumulato nell’aria. Secondo alcuni medici, v’hanno delle malattie che a grande altezza sul livello del mare perdono nella loro intensità; tali sarebbero la malaria, la febbre gialla, la peste ed il coléra; e si asserisce che il bacillo della tubercolosi non si propaghi a 2000 m. sul mare.

Anche l’elettricità ha una certa influenza sulla nostra salute; quelle persone, ad esempio, che soffrono di nevralgie o di emicrania, presentono gli uragani, perchè la diversità della tensione elettrica li avverte con dolorosi messaggi dell’imminente sconvolgersi dell’atmosfera. Una certa influenza ha forse anche l’ozono, ossia l’ossigeno elettrizzato; ma i medici sono arrivati, in quest’argomento, a risultati differenti e spesso opposti.

Del pari non si può negare che anche la luce agisca sui nostro organismo, ed è noto che la deficienza di essa a lungo protratta determina nei minatori, nei prigionieri, ecc., affievolimento di forze e favorisce l’insorgere, di certe malattie, come l’idropisia, la scrofola, ecc.

È pure noto che i fanciulli di campagna sono generalmente forti, sani, vispi; quelli di città magri, pallidi, fiacchi. Le troppe cure finiscono coll’opprimere questi teneri organismi. Le mamme affettuose e poco forti in igiene, temono che una bella corsa per i prati, sotto i baci fervidi del sole, sia loro dannosa, e prescelgono di tenerli tappati per ore ed ore entro a stanze. Queste tenere piante, avide di luce, crescerebbero forse come rigogliosi e vivaci fiori di campo, ed invece crescono come pallidi e delicati fiori di serra, nei quali la seducente morbidezza nasconde invano una fibra debole. A questo proposito non si può inoltre che biasimare l’abitudine delle nostre donne di rendere, massime nell’estate, le stanze così oscure che chi viene dal di fuori deve arrestarsi sulla soglia per non dar di cozzo contro le persone od i mobili che vi si trovano. Licht, Licht, mehr Licht! disse Goethe morendo.

Potente è l’azione della temperatura sull’uomo. Nei paesi caldi la cute, sferzata continuamente dal raggio intenso del sole, è di sovente disposta ad ammalare; così la lebbra e l’elefantiasi, quasi sconosciute da noi, vivono endemiche nelle piaggie orientali. Anche il fegato è più soggetto a malattie in regioni calde che non nelle fredde o temperate. Dicasi altrettanto del sistema nervoso che si rende eccitabile nel più atto grado, da che seguono sensibilità esagerata, passioni violente, esaltazioni del sentimento. Nei climi freddi, gli organi più soggetti a malattie sono i respiratorii, traversati sempre da correnti di aria fredda e da ricca messe di sangue.

Una certa azione hanno anche i venti, e precisamente quelli che spirano con leggi e direzioni costanti e per lungo tempo di seguito su certe contrade. Il Rosanelli nel suo Manuale di Patologia, dal quale ho attinto molte notizie, dice: «Il languore, il senso di torpore generale che produce lo scilocco, non è forse causa predisponente a quelle malattie che dipendono da rilassatezza dei nostri tessuti? L’esperienza giornaliera lo prova indubitabilmente.»

Una influenza sul nostro organismo ha infine anche il luogo di dimora, per la diversa sua costituzione geologica ed idrografica. Dove si ha un suolo magnesiaco, che getti nelle acque potabili parte de’ suoi elementi, regna endemico il gozzo; il coléra segue quasi sempre il corso delle acque e decima gli abitanti dei terreni di alluvione, rispettando quelli che stanno sui terreni antichi. Nei luoghi paludosi sono frequenti le febbri intermittenti.

Alcune malattie sono endemiche in certi paesi, ossia vi appariscono con natura e forma costanti più frequentemente che altrove, o possono anche affatto mancare in altri luoghi. In Italia, le febbri intermittenti sono endemiche di non poche provincie (Piemonte, Lombardia, Estuario Veneto, Agro Romano, ecc.); la pellagra miete migliaia di vittime nella pianura lombarda; il gozzo deturpa gli abitanti della Valle Trompia e della Sabbia; il cretinismo immiserisce quelli del Vallese e d’Aosta; le convulsioni sono endemiche nel Napoletano, negli Abbruzzi, nelle Calabrie e nel Tavogliere di Puglia. Nel Medio Evo lo scorbuto e gli erpeti erano endemici a Parigi. In Olanda ed in Inghilterra sono endemici lo scorbuto, la gotta, il diabete, lo spleen ed una forma speciale di erpete; in Polonia la plica; in Svevia la corea; in Spagna il mal delle Asturie, ecc. La peste è endemica in Siria, il coléra nelle Indie, le coliche nervose al Giappone, in Egitto le ottalmie ed altri morbi. In America domina la febbre gialla, specialmente al Messico ed alle Antille.

V’hanno delle malattie che sono rarissime ed anco affatto sconosciute in certe regioni. Così la scrofola non esiste nelle regioni polari, la peste non ha mai visitato l’America; il tifo sembra proprio del solo emisfero boreale, e l’idrofobia è rarissima, o manca, in Algeria, nell’Egitto, nella Siria ed in altre contrade.

Parassiti. — L’uomo è soggetto a malattie determinate da piante od animali che vivono su di lui in qualità di parassiti. Alcuni parassiti sono diffusi in tutto l’orbe terrestre, altri vivono solamente in certe regioni. In quest’ultimo caso non è supponibile che il parassita possa vivere soltanto sugli abitanti della regione, in cui si trova; ma deve piuttosto ritenersi che soltanto una determinata regione gli offra le condizioni volute pel suo sviluppo in quegli stadii ne’ quali conduce una vita libera.

Alcuni parassiti appartengono alle infime classi; sono alghe o funghi. Essi dànno origine a varie specie di erpete, di ulceri, di tigna e ad altri consimili morbi.

Un’importanza grandissima hanno molti microbii, i quali producono delle malattie infettive, come il coléra, la tubercolosi, la febbre gialla, il tifo, il carbonchio, ecc. Intorno a questi infimi esseri sono stati fatti molti studii negli ultimi anni trascorsi e si sono pubblicati molti volumi, alcuni dei quali hanno un grande pregio. La scienza è oggi intesa a squarciare il velo che copre le cause delle malattie e particolarmente i così detti germi morbigeni, e sembra ormai constatato che il coléra è prodotto dal Baciltus Komma, la tubercolosi dal B. tuberculosis, il carbonchio dal B. anthracis, cognizioni le quali non potranno non avere un’influenza sulla cura di questi morbi, e più ancora sulla profilassi. Se si confermeranno le asserzioni dei più eminenti batteriologi dell’epoca nostra, la profilassi dovrà avere due obbiettivi: quello di impedire la diffusione dei microbii ed il loro ingresso nell’organismo umano, e quello non meno importante di rendere l’organismo stesso refrattario alla loro opera di distruzione.

Fra gli insetti passati citeremo i pidocchi e la piattola: il pidocchio dei vestiti (Pediculus vestimenti) produce in determinate condizioni la così detta ptiriasi, di cui nell’antichità morirono anche degli illustri personaggi, come Platone, re Antioco, Erode, papa Clemente VII ed altri. Fra gli acari il più dannoso è l’acaro della scabbia, che produce la scabbia o rogna, la quale fra certi popoli è assai diffusa, sia in causa della loro sucidità, sia per la minore sensibilità della cute che loro permette di sopportarla a lungo.

Numerosi sono i vermi parassiti. L’ossiuro fu osservato in tutta l’Europa e nell’Africa, e vive a preferenza nell’intestino retto dell’uomo; l’ascaride è diffusa nell’Europa, nell’America settentrionale e nell’Egitto e predilige l’intestino tenue dei fanciulli. La filaria medinense vive nelle regioni tropicali e dà origine a degli ascessi, sopratutto nei piedi; la filaria dell’occhio vive nell’occhio dei Negri. La trichina produce una malattia che è nota sotto il nome di trichiniasi o trichinosi, e che, anni sono, ha mietuto molte vittime in Germania. L’anchilostoma duodenale è stato osservato in varie parti dell’Europa e produce la così detta anemia del Gottardo.

Il tricocefalo sembra raro in Italia, ma è frequente in altre parti dell’Europa; la sua presenza reca però poca molestia. Lo strongilo invece produce dei gravi effetti, quando s’annida ne’ nostri reni. Il distoma epatico fu osservato in tutta Europa ed anche in Groenlandia, e vive nel fegato; due altre specie dello stesso genere furono osservate soltanto nell’Egitto. Il botriocefalo vive nel tenue dell’uomo in Svizzera, Russia, Polonia ed Olanda, raramente in Francia, rarissimamente in Inghilterra e Germania, non sembra per altro raro nell’Alta Italia; il tenia comune invece è raro in Russia, Polonia, Olanda e Svizzera, ma frequente nelle altre parti dell’Europa e di altri continenti. Una specie affine alla precedente (Taenia mediocanellata) fu osservata in Italia, nel Belgio, in Olanda, in Sassonia, nel Würtemberg, lungo le coste del Baltico ed in Balavia.

Impressioni morali. — Non v’ha dubbio che lo spirito agisca sul corpo. La gioia subitanea, il dolore acuto ed impreveduto uccidono colla rapidità del fulmine. Sofocle morì alla notizia d’aver avuto la palma della tragedia, e Diagora fu ucciso dalla gioia udendo che i suoi tre figli erano rimasti vincitori nei giuochi olimpici. La nuova della capitolazione di Milano nell’agosto 1848 produsse parecchie morti improvvise nella popolazione anche meno educata. Si possono addurre molti fatti per dimostrare l’azione energica, spesso inesplicabile, del cervello sulle parti anche esterne. Maria Antonietta ebbe i capelli affatto canuti alla vigilia della sua morte. L’epilessia, le convulsioni, ed altre simili malattie si sviluppano spesso sotto l’influenza dello spavento.

Le emozioni d’animo, quando si estendono a grande numero di persone, possono dar luogo a vere epidemie morali. Tali furono, nel secolo decimosesto, la demonomania e la stregoneria. Anche il tarantismo, epidemico in Italia nel 15° e 16° secolo, scaturiva in gran parte dalle emozioni dell’animo, e certo è che la tarantola, questo ragno per noi quasi innocuo, non poteva produrlo. Qualche autore sostiene che forse anche il tigretier dell’Abissinia, che al dì d’oggi si manifesta fra quei Negri, faccia parte della stessa categoria di morbi. È pure possibile che il suicidio si faccia epidemico per imitazione, ed è lodevole il contegno di quei giornali che non pubblicano nelle loro colonne i casi di morte così avvenuti, sia perchè il suicida non merita in generale di essere nominato come un eroe, sia per impedire che sorgano in altri analoghi propositi. Il sonnambulismo e l’ipnotismo sono del pari malattie che hanno la loro sede nei centri nervosi.

Cause individuali. — La prima che menzionerò tra queste cause è l’età. La età giovanile deve non solo conservare ciò che produsse, ma deve anco plasmare di nuovo; essa va quindi soggetta alle malattie che stanno in stretto rapporto col sistema linfatico, cutaneo e di nutrizione. Quindi vediamo nella giovinezza predominare la scrofola, i morbi cutanei e la rachitide. Anche le malattie del sistema nervoso sono frequenti in questa età, come l’epilessia e simili. Inoltre altri morbi, per ragioni non bene conosciute, prediligono l’età medesima; tali sono il morbillo, la scarlatina ed il croup. Nell’età adulta non è più necessario che l’entrata superi l’uscita, ma occorre che il dare e l’avere sieno equilibrati, ed i sistemi circolatorio e respiratorio sono chiamati in special modo a vegliare a tale conservazione dell’organismo. Nella età adulta predominano quindi le malattie di questi sistemi, tanto più che durante la medesima passioni violenti mettono a repentaglio la nostra esistenza. Nei vecchi, che hanno l’organismo ormai logorato dal lavoro, dominano malattie diverse dalle preaccennate, ad esempio, le lesioni del cuore e delle arterie, le emorragie cerebrali, le paralisi ed altre molte.

La costituzione della donna differendo in alcuni dettagli da quella dell’uomo, deve necessariamente scaturire da tale fatto una diversa disposizione alle malattie; e noi vediamo per conseguenza l’uomo ammalare di reumatismi, di pletora, di pneumonite, di emorragia cerebrale, ecc.; e la donna invece di corea, di epilessia, di clorosi, di cancro, ecc.

Che le professioni predispongano a certe malattie, è facile comprenderlo. Quelle persone che sono obbligate a respirare le molto ore del giorno un’aria carica di pulviscoli, sia vegetali che animali o minerali, quali sarebbero i materassai, i tessitori, i cardatori, gli scalpellini, ecc., sono esposto alle malattie polmonali; i fabbri, i barcaiuoli ed i falegnami, che impiegano con forza intensa gli arti superiori, sono soggetti alle malattie del cuore e dei grossi vasi; gli impiegati soffrono spesso di emorroidi; i microscopisti di miopia; i suonatori di strumenti da fiato di enfisema del polmone. E sarebbe facile aumentare il numero di cotesti esempi.

Un’azione notevole deve di certo attribuirsi anche alle abitudini ed alla moda. Molti medici ritengono che il fumare tabacco sia dannoso e produca talvolta la tisi ed altre malattie. È certamente contro l’igiene lo stringersi il busto oltre misura, come lo richiede la moda. Triste abitudine è quella di cullare i bambini per lunghe ore per indurli a dormire; essa da tutti i pediatri è ritenuta causa predisponente all’idrocefalo ed alla meningite; nè meno funesta è quella di stringerli nelle fasce, impedendo così il normale dilatarsi della cassa toracica e dell’addome. L’abuso degli alcoolici, del thè e del caffè conduce di frequente a tristi conseguenze.

Un fenomeno singolare e finora inesplicabile è quello delle idiosincrasie; ossia alcune persone sentono in modo affatto singolare l’influenza degli oggetti co’ quali vengono a contatto. È stato citato un giovane che pativa di vomito ostinato ogni qualvolta inghiottiva un frammento di zucchero, e fu vista una signora essere presa da convulsioni quando la colpiva l’odore di una rosa. Del pari si conobbe un giovanetto, cui una goccia di limone caduta sulla pelle produceva fierissime convulsioni. Io conosco una signora, la quale, se vede un ragno anche in distanza, è presa da tale spavento che grida come una forsennata; ed un’altra che è presa da forti dolori intestinali se mangia anche un solo cucchiaino di fragole.

Un caso speciale e fortunato di idiosincrasia è la immunità, od il privilegio che hanno alcuni individui di resistere alle cause morbose. Noi ne abbiamo degli esempi calzanti nel regno animale. Così tutti i porci della Virginia, tranne i neri, s’ammalano fortemente se mangiano la radice di Lachnantes tinctoria: si dice anche che il saraceno, allorchè è in fiore, sia nocivo ai porci bianchi o macchiati di questo colore, se sono esposti al sole; ma non avrebbe veruna azione sui porci neri.

È stato detto più volte che i Negri non vengono mai colti dalle febbri di palude; ma da documenti ufficiali risulta che quest’asserzione non è esatta. Infatti a Sierra Leone dal 1829 al 1836 morirono su 1000 uomini di


Febbri di palude Bianchi 410,2 Negri 2,4
» eruttive » 0,0 » 6,9
Malattie polmonali » 4,9 » 6,3
» del fegato » 6,0 » 1,1
» gastro-intestinali » 41,3 » 5,3
» del sistema nervoso » 4,3 » 1,6
Idropisia » 4,3 » 0,3
Altre malattie » 12,3 » 6,2


La mortalità dei Bianchi di fronte a quella dei Negri è spaventevole. Una parte di questa mortalità va attribuita alla mancata acclimatazione; ma è tuttavia ragionevole il concludere, che il Bianco è più soggetto del Negro alle febbri di palude. Le varie razze sono diversamente colpite anche dal coléra; durante l’infierire di questa epidemia alla Guadalupa negli anni 1865 e 1866, la mortalità fu 2,70 per cento nei Chinesi, di 4,31 nei Bianchi, di 9,44 nei Negri, o di 6,32 nei Mulatti.

Anche il temperamento è una causa che predispone a certe malattie. Per lo addietro si dava molta importanza a questo soggetto, e si credeva perfino che i temperamenti potessero servire per distinguere una razza da un’altra; oggi invece si sa che i membri di una stessa nazione, ed anche di una stessa famiglia, possono avere temperamenti differenti, e che gli individui di razze molto distinte li hanno talvolta eguali. Il temperamento ha la sua sede nella prevalenza funzionale di uno dei grandi apparecchi dell’economia, e si manifesta anche negli organi esterni o superficiali.

Negli individui di temperamento sanguigno predomina il sistema circolatorio. Essi sono ben nutriti, aitanti di corpo, a torace e capo molto sviluppati, con respirazione energica, ed intensamente colorati. Hanno forti bisogni di nutrizione, ed amano assai i piaceri della tavola e di Venere. Sono coraggiosi, intraprendenti, bravi soldati. Essi sono più degli altri soggetti alle malattie del sistema circolatorio. Esempi celebri di questo temperamento sono Marco Antonio, Enrico IV e Mirabeau. Le persone di temperamento linfatico hanno pelle fina e molle, muscoli deboli e tendono alla pinguedine. La circolazione e la respirazione sono lente; il sangue è ricco di globuli bianchi. Sono di tarda e povera immaginazione, di intelligenza non troppo vivace, ma di carattere costante e retto. Vanno soggetti alle malattie della pelle e delle membrane mucose, e la scrofola trova in essi un terreno oltre ogni dire ferace. Le persone di temperamento nervoso sono magre, con muscoli energici, ma non lungamente resistenti al lavoro, colorito pallido, lineamenti del volto fini. Sono assai impressionabili e di pronta intelligenza. Vanno soggette alle malattie del sistema nervoso, come convulsioni e follia. Infine le persone di temperamento bilioso hanno la tinta pallida, talora volgente al giallo, le membra asciutte ed angolose, organi digerenti e fegato attivissimi, occhio espressivo e nero, lineamenti duri ed accentuati. Sono di carattere altero e di grande intelligenza. È il temperamento dei grandi capitani, dei profondi pensatori, di tutti quelli che sono capaci di grandi vizii o di grandi virtù. Vanno soggette alle malattie dell’apparato digerente e sopratutto del fegato. Sono esempi celebri di questo temperamento Alessandro il Grande, Giulio Cesare, Bruto, Maometto, Cromwell, Pietro il Grande e Napoleone I.