Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Pietro Venturi

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Pietro Venturi

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Giovanni Venanzi Pietro Balestra

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CAV. VENTURI PIETRO


Consigliere Municipale






RRoma — è nome di grandezza eterna, è monumento di vetuste glorie, è la città, il mondo, il compendio del mondo. Roma! ha un suono che sveglia nell’anima il fremito delle battaglie, e la calma di una pace serena, gl’inni del trionfo, e la gaja canzone dell’allegro popolano e t’insegna che questa è una terra calpestata dagli eroi, che un dì tenner l’impero di tutte le genti. — E bene a ragione un illustre uomo di lettere e togato disse: Roma è tale un portento, tale una forza che a modo dei portenti e delle grandi forze della natura giace nel mistero. E Dante ebbe ad esclamare: Certo sono di ferma opinione che le pietre che nelle mura sua stanno sieno degne di reverenzia, e il suolo dov’ella siede sia degno oltre quello che per gli uomini è predicato e provato.

Roma starà — e da essa partir debbe la luce divina della vera civiltà del vero progresso. — Ed è perciò che gli uomini i quali alla vita pubblica si espongono, e i supremi uffizi in Roma capitale dell’Italia sostengono, sono destinati più che altri a subire giudizio solenne delle di loro opre dinanzi alla Nazione.

Scriver quindi dei cittadini, che dopo il glorioso avvenimento del 20 settembre 1870 siederono in Campidoglio, non solo è a stimarsi laudabile cosa ma sì anco necessaria ed illustre opera, perciocchè siano di tal modo come in splendida galleria ischierati i nomi di coloro, che dai propri concittadini per la trattazione della cosa pubblica furono fatti assidere al seggio antico dei padri della patria.

Nè certo alcuno di quegli uomini, vuoi per modestia del proprio sentire, vuoi per altra qual si sia ragione, debbe aver caro a questa menzione sottrarsi, perocchè basta la luce di Roma, basta lo aver sieduto Consigliere nell’aula del Campidoglio, ove par di udire ancora la voce de’padri antichi, per meritare ama nota di storia, un biografico cenno.

E dopo ciò in queste brevi pagine imprendiamo a discorrere la vita di Pietro Venturi.

[p. 264 modifica]Nasceva egli in Campagnano, provincia romana, nel settembre dell’anno 1824. Suo padre Francesco, ricco proprietario, fu onestissimo uomo ed ebbe grandemente a cuore la educazione del proprio figliuolo, di guisa che insin dall’infanzia lo fece crescere nell’amore degli studi, ponendolo sotto la cura di un precettore di famiglia. — Fu di poi mandato al Collegio di Segni ed appresso in quello di Ronciglione, ove die’ compimento al corso di filosofia. — Dieciottenne appena entrò nella Università Romana, e alle scienze legali dedicatosi in quelle laureavasi correndo il giorno 23 agosto 1847. — E qui cade in acconcio riferire come in quel tempo raggiasse bellissimo il sole italiano sul fronte del Papa Pio IX, chè era creduto il Messia d’Italia, epperò ovunque egli si presentasse era riguardato come l’apparizione di un angiolo, ed era salutato come il promesso redentore delle italiche genti. Oh mutabilità della mente umana! oh mistero dell’umano cuore! ed è quel Papa stesso che oggi rinnega i santi principii, che furono da lui un giorno proclamati a pro della patria! — Ma tornando a dire di ciò che si riferisce al Venturi notiamo come nel momento, in che egli vedeva coronato il frutto de’ suoi studi facesse ingresso il Papa nella Sala Universitaria e da lui quindi s’avesse l’onore della laurea ad praemium .— E questa laurea s’ebbe pure in quella circostanza medesima quell’Armellini; che poscia fu triumviro nella Romana Repubblica.

Pietro Venturi nelle agiatezze di una bella fortuna non essendogli d’uopo per vivere di esercitare l’avvocatura, diedesi a trattare gli affari della famiglia curando sempre meglio la prosperità del patrimonio. — E di fatti venutogli a mancare il padre abilissimamente egli condusse l’amministrazione de’ propri beni.

Non era il Venturi di quei ricchi cui si fa notte innanzi sera, e che nelle oziose piume, e nelle dorate mollizie, e nel non far mai nulla di buono trascorron la vita, ma in quella vece fu del sapere desiderosissimo, e amantissimo del viaggiare, come mezzo a più vasta istruzione. Tutta intiera percorse l’Europa studiando uomini e cose, per il che la mente corredò d’immense cognizioni e si perfezionò per tal guisa alla scuola della vita pratica.

Ed era intanto venuto così in onoranza, e godeva talmente universale la stima, che nel 1865 chiamato alla Camera Commerciale fu nominato Giudice del Tribunale di Commercio e subito dopo Presidente, ed in questo ufficio perdurava anche allora che Roma era fatta capitale d’Italia; se non che per i distinti suoi meriti era dalla Giunta di Roma nel settembre 1870 eletto Giudice togato nel Tribunale medesimo. Ma soli due mesi stette egli in questa carica, chè a maggiori uffici era assunto e di più alto rilievo, che l’interesse materiale e politico della città riguardavano.

Il Venturi è liberale schiettissimo, amante della libertà, unità e [p. 265 modifica]indipendenza della patria e desideroso di vedere i tempi correre sulla via della civiltà e del progresso.

Nel 48 formò parte della Legione Romana, e marciò a combattere le battaglie contro lo straniero.

La liberazione di Roma sospirò con l’ansia del vero patriotta, onde fu che egli nei giorni solenni della redenzione di Roma trovandosi a lato del Re sulla Piazza del Campidoglio ebbe a dirgli: Sire, la Stella di Savoia oggi brilla su Roma, su Italia.

E così bella nominanza correva di lui anche fuori che nelle prime elezioni fu portato alla candidatura di deputato al Parlamento Nazionale nel Collegio di Civitavecchia, ma venuto in ballottaggio con l’altro candidato Cerroti, e per il ritiro di questi di poi con il nuovo candidato Lesen restava costui per brevissimi voti eletto.

Era in appresso proposto alla candidatura di deputato nel 3.° Collegio di Roma. — Però a dimostrare come nel suo petto non albergasse vanità ed ambizione, tostochè dal Circolo Bernini fu pregato a porger rinuncia a quella candidatura, per far posto alla candidatura del Sella, cui volevasi fare onore in quel tempo, non esitò un momento. — Gli elettori non vollero saperne del Sella, ed avuto effetto la votazione, il Venturi venne in ballottaggio con l’avvocato Raffaelle Marchetti, che riusciva eletto.

Ma un uomo stimato com’era il Venturi, non poteva rimanere nella vita privata, epperciò dai propri concittadini fu mandato Consigliere in Campidoglio, chè eran certi avrebb’egli curato i comunali interessi. E di vero per la eletta intelligenza, e per le cognizioni amministrative, di che era fornito, venne tosto prescelto quale assessore provveditore dell’annona e grascia, poi sostituì Alatri come assessore delle Finanze Municipali, e quindi caduto infermo il ff. di Sindaco Comm. Grispigni, a lui, benché non fosse assessore anziano, si volle affidare l’altissimo ufficio.

Che cosa facesse, come procedessero le cose comunali mentre il Venturi era nelle funzioni di Sindaco, ben lo dimostrano le molte proposte di utilità pubblica e privata da lui fatte, e che furono approvate; ma la più bella prova si ha nella floridezza delle Finanze Municipali, ch’egli seppe conservare con mirabile accorgimento e con rara abilità amministrativa.

Volgean più mesi, dacché egli sosteneva tale carica, quando la Giunta date le proprie dimissioni pur’egli stimò conveniente dimettersi, e a lui succedeva l’odierno Sindaco Luigi Conte Pianciani.

Il Venturi si dipartiva dall’illustre seggio e discendeva il Campidoglio con la coscienza di aver compiuto suoi doveri, e con la dolce compiacenza di aver lasciato in buono assetto le cose comunali. — E questo era il più bel [p. 266 modifica]premio che desiderar potesse un’anima come quella del Venturi. — Ma noi forte ci meravigliammo come a lui solo il Governo non offerisse un segno di distinzione, secondochè aveva usato con altri non appena rassegnarono quel medesimo ufficio, o tostochè vi erano entrati.

Veniagli peraltro indirizzata dalla Prefettura di Roma una lettera di ringraziamento e di encomio per la sapienza, con che aveva retto l’amministrazione municipale, e gliene era anche a nome del Governo espressa riconoscenza.

Ed avvegnachè non fossero a lui conferite Commende e Collari, pure non mancò ad esser condito delle solite salse della Corona d’Italia e dei SS. Maurizio e Lazzaro.

A noi prenderebbe vaghezza lungamente discorrere di cosifatte decorazioni e vorremmo possedere la penna del Giusti per tessere i quadri di certe dilettevoli istorie, e trarne dal fondo del cuore dei nostri lettori il più piacevole riso, ma nè l’acuto stile possedendo, nè permettendolo i brevi confini di questo biografico scritto, ci restringeremo nel dire che di quelle decorazioni, che vorrebbersi fossero segno di meriti illustri, si fa miserabile spreco, e ormai n’è adorno il petto anche d’ogni villan, che parteggiando viene.

Ma tornando a parlare del Venturi diremo che la più bella di ogni decorazione egli l’ha nella stima universale, di che è circondato, e nella coscienza di sue morali e civili virtù.

Avendo stampato di sè orma bellissima in Campidoglio veniva rieletto Assessore Municipale, cui però rinunciava, sia per ragione di salute, sia perchè desiderava che uomini nuovi avessero emerso nell’amministrazione della cosa pubblicali Venturi è decorato della medaglia di 1.ª classe d’argento per i lavori di censimento del 1871, di che si occupò oon ispecial sollecitudine come Presidente della Commissione.

Di presente è Consigliere Comunale. — Di molte e svariate Commissioni tenne e tiene la Presidenza.

Integro di carattere, della sua individuale indipendenza amantissimo si guardò dai salemelecchi e dalle reverenze simulate, ha l’animo gentilissimo cortese, benefico, e lo adornano i più bei pregi della mente e del cuore.

E conchiudendo noi crediamo venire nel voto di tutti affermando, che uomini come il Venturi son necessari perchè prosperi il bene di Roma, il bene d’Italia, nè vedremmo così, a dirla col Giusti, lo spettacolo

Di certi gonfianuvoli
Che tirano al comando;
Di certa gente in auge
Che arruffa dipanando.



Tip. Letteraria, via Ripetta, 46.