Busto Arsizio - Notizie storico statistiche/Parte I/VIII

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VIII.


Pie elargizioni fatte ai Bustesi dai Communi circonvicini.


„ In questo procinto di tempo della peste, che cominciò l'anno 1630, il mese di genaro, molte terre circonvicine mosse da gran pietà e zelo di carità hanno dato molto soccorso ed ajuto a questo nostro borgo con le loro oblazioni per beneficio delli poveri ammorbati, come sarebbe di pane, ova, vitelli, lemme, riso, butiro, paglia, denari, ed altro, come si potrà vedere qui da basso descritta l'oblazione di tutte le terre ad una per una, a cosa per cosa, di tempo in tempo, e particolarmente da chi sono state accompagnate l'elemosine1.

„ Cosa in verità degna di eterna memoria! E questo nostro borgo dovrebbe farne memoria particolare, se non in tavola di marmo, almeno nei libri di questa Communità per gratitudine verso di questi terrieri, quali sono stati così animosi, generosi ed amorevoli verso di noi, che cascando essi (che Dio guardi) in sì fatte disgrazie e contagi, trovandosi oppressi, saressimo in obligo in generale, ed in particolare dare ogni sorte d'ajuto e di soccorso alli terrieri che ci hanno somministrato nei [p. 57 modifica]nostri urgenti bisogni, vendere ed impegnare il più bello ed il migliore per ajutarli, e questo non solamente per debito di gratitudine, ricognizione e carità, ma molto più particolarmente per debito di giustizia, per ragione di legge naturale, e per obligo singolare! Or qui comincia la 1.ª oblazione.

„ A dì 20 d'aprile. — La 1.ª oblazione dunque fu fatta dall'eminentissimo signor Federico Borromeo, cardinale di Santa Maria degli Angeli, ed arcivescovo nostro di Milano, pastore vigilantissimo e benignissimo; e si come è nato nobilissimo e benignissimo ed illustrissimo di sangue, così ancora è stato nobilissimo di spirito in soccorrere prima di tutto li nostri appestati, dando caparra ed occasione alli altri terrieri co'l suo buono esempio di fare tante e tante buone elemosine; come si vedrà di mano in mano, il quale mandò per mano di due sacerdoti l'elemosina come di basso: — Riso bianco, staja numero sessanta2

Cairate seguitò nel 2.º luogo, come geloso del signor cardinale, ad imitazione di questa sant'opera, e perchè si dicesse che questo nome Cairate altro non vuol dire, nè significare, che caro e pieno di carità, non si contentò di fare oblazione per una volta sola ma la volle triplicare, acciò nell'unità e trinità si [p. 58 modifica]vedesse la perfezione dell'opera, si come l'uno e trino sono in sè stessi perfetti. Perciò fu accompagnata l'oblazione d'alcuni uomini privati in diversi tempi.

„ Prima un somaro carico di pane, farine ed altre lemme3.

„ A dì 25 d'aprile. — Ova fresche, n.º 112.

„ A dì 3 di maggio. — Ova, dozzine n.º 8. — Pani mistura, n.º 22. — Pani di frumento di soldo, n.º 50. — Pani di mistura grandi, n.º 16. — Pani altri ancora di frumento di soldo, n.º 42. — Lemme, quarti n.º 3. — Fava, quarti n.º 2.

„ A dì 24 d'aprile e 24 di maggio. — Sainago (Sacconago) seguita poi per il terzo, quale subentrò due volte con la sua oblazione, e per poca terra, e povera che è, si sono diportati generosamente, quali hanno mandato per mano di messer Giovanni Battista Lualdo, ed altri: Vitello, n.º 1. — Paglia, carra n.º 1.

„ A dì 24 d'aprile. — Fagnano dopo Sainago, non manco generoso che geloso di Cairate, quanto alla triplicità dell'oblazione, volle star al par suo, ma poi quanto all'elemosina ha di gran lunga superato, avendo prima mandato per mano di alcuni uomini: Soma 1 di pane casalingo. — Ova, dozzine n.º 17.

„ A dì 28 su detto per mano d'alcuni sacerdoti: Pane, sacco n.º 1. — Paglia, carra n.º 1.

„ A dì 20 di maggio per mano del sig. curato Sacco, ed altri: Ova, dozzine n.º 30. — Riso bianco, staja n.º 3. — Lemme, staja n.º 3. — Paglia, carra n.º 1.

„ A dì 28 d'aprile. — Lonate Ceppino, per non essere nostro plebano e terra povera ancora, si è [p. 59 modifica]dimostrato molto caritativo ed amorevole, avendo mandato per mano d'alcuni uomini privati: Pane, libre n.º 25. — Ova, dozzine n.º 13.

Solbiello, per mano d'un uomo solo: Paglia, carra n.º 1.

„ A dì 28 d'aprile. — Cardano, per essere pieve di Gallarate, ed aggravata da un convento di Cappuccini, quali per essere cerca di Busto, che quando era in libertà li manteneva la maggior parte dell'anno, siccome essi Padri lo confessano, e si gloriano di buona cucina e miglior cantina, nè di aver la miglior cerca, nè la più sicura quanto quella di Busto, Cardano, dico, è in maggior obligo verso li poveri Padri, che con la nostra terra, con tutto ciò ha fatto qualche cosetta per mano di due gentiluomini ed altre persone: Ova, dozzine n.º 20. — Lemme, staja n.º 1. — Salati, pezzi n.º 2.

„ A dì 28 d'aprile. — Lonate Pozzolo, per non essere di nostra giurisdizione, nè in temporale, nè in spirituale, certi nobili di cotesto borgo, hanno procurato per zelo di carità, con cerche fatte, a loro devozione, di recuperare certo che di elemosina, che ha assai dell'onorevole e del discreto, accompagnata dall'illustre signor cavalliere Francesco Croce in compagnia d'altri quattro gentiluomini, ed altre persone: Ova, dozzine n.~ 200. — Paglia, carra n.º 2.

„ A dì 28 d'aprile. — Cassano, terra sottoposta alli signori di Castello Visconti tutti suoi sudditi, il molto illustre signor Gottifredo, in compagnia d'altri quattro gentiluomini, come nobili che sono, nobilmente hanno trattato questi nostri appestati con assai buone oblazioni, anzi il signor Gottifredo esibì tutta la sua argenteria, tutte le sue possessioni in ajuto e suffragio dei poveri: Pane, mezzo un sacco. — Ova, dozzine n.º 56. — Lemme, staja uno e mezzo. — Paglia, carra nº 2. [p. 60 modifica]„ A di 29 d'aprile. — Rescalda, per essere una cascina assediata, ha dato ad altri quello non avevano per essi. È ben vero che il signor Pietr'Antonio Prandone sacerdote nostro patrizio, fugì da Busto per il sospetto del morbo contagioso due giorni avanti, prima che fosse sospeso, dove hanno mancato li poveri di Rescalda, essendosi ritirato costì per avere due possessioni con una cascina, esso ha supplito alli mancamenti dei poveri, per essere bene affetto alla patria, sendo uomo di entrata di scudi 500, con una tremenda elemosina, o per dir meglio con una miserabile mina di riso; li poveri hanno dato: Pani di mistura, n.º 10. — Ova, dozzine n.º 2.

„ A dì 30 d'aprile. — Vanzaghello, giurisdizione del Seprio, assai commoda terra e ricca, feudo dell'illutstrissimo signor conte Triulzi ora cardinale di Santa Chiesa, ha dato qualche segno di carità, ma poco, mandando per mano di tre persone private una poca gentilezza e galanteria: Ova, dozzine n.º 18 e mezza. — Paglia, carra uno.

„ A dì 1 di maggio. — Marnate, nostra terra plebana, ma povera e mendica, ha mostrato buon animo, sì, ma le forze sono state fiacche e deboli per l'oblazione fatta per mano del signor Ottavio Balbo, ed altre quattro persone: Ova, dozzine n.º 16 ed un terzo. — Lemme, staja uno e mezzo.

„ A dì 4 di maggio. — Samarate, luogo e terra sotposta alli due tribunali di Gallarate, e vicariati insieme, tanto spirituale quanto corporale, tutte genti plebaglia e nessuna nobiltà, ha fatto tanta onorata oblazione e nobile, quanto altra terra sin qui abbia potuto fare, e non senza mistero si chiama San Marate, quasi voglia dire li sani amorosi verso li ammalati, nè altro sentimento [p. 61 modifica]migliore se gli può dare; poichè sono stati tutti pieni di amoroso affetto verso le nostre miserabili infermità, i quali con due oblazioni ci hanno soccorso, la prima per mano del signor curato Longone, nato di sangue nobile, in compagnia d'un suo cappellano, ed altre persone hanno dato: Vitello, n.º 1. — Ova, dozzine n.º 44 e mezza. — Lemme, staja n.º 2. — Paglia, carra n.º 4 per le capanne.

„ A dì 3 di maggio. — Li su detti per mano d'alcuni uomini: Pani mistura fatti a posta, n.º 209.

„ A dì 1 di maggio. — Cascina Verghera, giurisdizione del Seprio tanto nell'ecclesiastico quanto nel secolare, ancora in punto come cascina, ha avanzato molte terre popolate con le sue larghe elemosine per mano del signor Curato, ed altri in compagnia: Pani intieri ed in pezzi, n.º 20. — Ova, dozzine n.º 8. — Lemme da diverse sorte, staja n.º 3. — Paglia, carra n.º 1.

„ A dì 1 di maggio. — Bienate, terra assai popolata, io non so come la debba descrivere, anzi stava sospeso di non farne menzione alcuna per onorarla meglio co'l silenzio che svergognarla co'l dire; ma perchè ho protestato nel principio di questo mio memoriale, di esser fedele e scrivere la verità per istoria, avrei fatto errore, se io non avessi notato l'oblazione di Bienate: Paglia, carra n.º 1.

„ A dì 3 di maggio. — Bergoro, cascina, è luogo povero e miserabile; ha fatto assai buona oblazione, portando a noi quello avevano bisogno per loro per mano di alcuni uomini: Pani mistura, n.º 18. — Ova, dozzine n.º 20. — Lemme, staja n.º 2.

„ A dì 6 di maggio. — Magnago, pieve di Dairago, benché terra assai grande e popolata, ha fatto oblazione mezzanamente onorevole per mano del signor Giovanni [p. 62 modifica]Battista Ferrario suo curato, sig. Rodolfo Croce, due figliuoli del signor Odoardo Croce, ed altri: Pani in pezzi, n.º 3. — Ova, dozzine n.º 23. — Fagiuoli, staja n.º 2 e mezzo.

„ A dì 8 di maggio. — Cuggiono, borgo, è luogo molto nobile, non avendo interesse alcuno con la nostra pieve, nè in spirituale, nè in temporale, ha trattato nobilmente con una grossa, grassa, utile e bisognosa oblazione, che fu un giorno di S. Vittore in punto, ad imitazione del Santo: vittoriosamente invera si sono diportati, avendo avanzato tutti li altri terrieri già di sopra nominati, e da nominare ancora con gloriosa vittoria, e trionfante, accompagnata dall'illustre signor Melchiorre Gallicio, arciprete curato di detto luogo, con altre cinque persone a cavallo versa questo nostro borgo di Busto: Butiro fresco, libre n.º 40. — Ova, dozzine n.º 202. — Paglia, carra n.º 2.

„ A dì 9 di maggio. — Gorla Maggiore, luogo assai popolato e numeroso, sotto la guida d'un pastore molto pio e buono, fu onorata la nostra terra d'un assai abondante elemosina, onoratamente decorata ed accompagnata da quattro sacerdoti, ma principalmente dal signor Diamante Croce suo curato, ed altri tre reverendi cappellani, delle infrascritte elemosine: Pane di frumento di soldo, n.º 100. — Pane di mistura, n.º 48. — Ova, dozzine n.º 15 e mezza.

„ Il signor curato poi ha dato del suo: Pane mistura per moggia n.º 2.

„ A dì 9 di maggio. — Ferno, giurisdizione del Seprio nel foro interno e nell'esterno, buon pastore, buon popolo, buona elemosina ha fatto ancora, dedicata per mano del signor Giovanni Ambrosio Sciocco, e d'altre persone: Vitello, n.º 1. — Ova, dozzine n.º 41. — Paglia, carra n.º 2. [p. 63 modifica]„ A dì 9 di maggio. — Vizzola e Castelnovate, villaggi sopra la valle del Ticino, hanno dato per oblazione, per mano di 2 uomini: Ova, dozzine n.º 16 e mezza.

„ A dì 9 di maggio, ed alli 26 dell'istesso. — Le reverende madri e monache di Busto in due volte hanno donato di elemosina; Pani grandi di frumento, n.º 43.

„ A dì 21 di maggio. — Mesaro, pieve di Corbetta, poca terra, e manco popolo, ma generoso invero, oblazione generosa ancora ha fatto per mano del signor Giovanni Pietro Custode, ed altre persone: Riso bianco, staja n.º 44. — Ova, dozzine n.º 24.

„ A dì 24 di maggio. — Borsano, feudo dell'illustrissimo signor conte Claudio Rasino, nostro deputato del Tribunale della Sanità di Milano, ha mandato per mano del suo cappellano, ed altre persone: Denari contanti lire 33, soldi 19. — Ova, dozzine n.º 7.

„ A dì 31 di maggio l'illustrissimo signor conte Luigi Marliano, nostro padrone, illustrissimo di sangue e non meno di fama, famigliare di papa Clemente VIII, legato di papa Paolo V; illustrissimo donativo, e segnalatissimo fece alli suoi vassalli d'una abondante e copiosa elemosina di riso bianco, moggia n.º 13.

„ Il signor Giovanni Paolo Balbo di Marnate mandò per mano d'un suo servitore: Ova, dozzine n.º 10. — Il ristretto e calcolo di tutta la su detta somma delle oblazioni ed elemosine fatte da questo dì secondo di giugno 1630 indietro, a cosa per cosa, sono in tutto del numero come di basso: Ova, dozzine n.º 750. — Lemme di varie sorti, staja n.º 17. — Pane mistura, some n.º 2. — Pane mistura, moggia n.º 2. — Pane mistura, libre n.º 25 e mezza. — Pane mistura, sacco n.º 1 e mezzo. — Pane mistura, staja n.º 31. — In pani casalinghi, n.º 399. — Pane frumento, in denari lire 9 e soldi 7, [p. 64 modifica]— Vitelli vivi, n.º 3. — Salati, pezzi n.º 3. — Riso, moggia, n.º 27 e mezzo. — Butiro fresco, libre n.º 40. — Paglia, carra n.º 22. — Denari contanti lire 33, soldi 19. — Moggia numero 10 mistura, come di basso.

„ Il giorno di S. Giovanni Battista nostra festa patronale, quale corre alli 24 di giugno, che allora fu in lunedì, venne a Busto l'illustrissimo signor conte Carlo Marliano, nostro signore, successore in quel punto alla felice memoria del signor conte Luigi suo zio, il quale trovandosi nel borgo di Marliano passò a miglior vita. Il nipote, dico, per possesso della eredità acquistata diede moggia dieci di mistura, per elemosina alli poveri della terra, mostrando a prima vista animo generoso ed amoroso verso il suo popolo di Busto.

„ Venne a cavallo, nè smontò, nè entrò, si fermò appena mezz'ora, per intendere dal signor prevosto come passavano le cose della pestilenza e del morbo contagioso, quale allora passava assai bene, perchè per due e tre giorni continui nessuno morì, e in quel tempo la città di Milano andava tutta a fiamma e fuoco per il grande incendio della peste, di modo che tutti fugivano, perchè ogni giorno ne moriva quattrocento e cinquecento, cosa veramente spaventosa; e fu giudicato che le persone restando in città non si potevano salvare, quantunque si tenessero serrate le boteghe, nè vi fosse alcuna sorte di contratti di mercanzia, nè di altra cosa, fuori mangiative, per il sospetto del morbo contagioso che regnava nella città in supremo grado. Ed in conseguenza per prova della verità, il dì dopo la festa di S. Giovanni, venne a Busto, a bella posta mandato dalli Tribunali della Sanità, un commissario a pigliare otto monatti; di quelle persone infette quali erano state in quarantena per servizio della città, accordate a lire quattro il giorno, e le [p. 65 modifica] spese, per spazzare le case solamente, dove erano morti li appestati, e dove erano li infetti per poter purgare le robe e li casamenti.

  1. Oblazioni senza dubbio assai tenui, se le raffrontiamo a quello che in pari circostanza si otterrebbero di leggieri oggidì; ma quando si consideri che le più di esse erano l'obolo del povero e messe fuori in anni pe'l nostro paese di singolare penuria, acquistano agli occhi nostri un valore degno di ricordo.
  2. Il riso, di cui si ha notizia presso di noi fin dallo scorcio del secolo XIV, era allora considerato un oggetto di lusso, e vendevasi solo dagli speziali, a caro prezzo. Anche ne' due secoli successivi non era proprio che delle famiglie più ricche. Da una grida del 13 di agosto del 1522 si ha che era proibito di esportarlo dallo Stato “sotto pena della forca e confiscatone di tutti li suoi beni applicandi alla ducal Camera„. Era pure vietato di trasferirlo da luogo a luogo nell'interno del ducato stesso “sotto pena„ di perdere li risi ed ogni bestie ed instrumenti con quali e sopra quali “si conducessero. Et ulterius essere puniti come frosatori publici„, salvo però il caso che si tramasse di condurli direttamente a Milano.
  3. Dal milanese lemm, civaje, legumi: nome complessivo sotto a cui soglionsi denotare i ceci, le lenti, i piselli, le fave, ecc.