Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Deh porgi mano a l'affannato ingegno

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Deh porgi mano a l'affannato ingegno

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Vago augelletto che cantando vai O tempo, o ciel volubil, che fuggendo

 
Deh porgi mano a l’affannato ingegno,
Amor, et a lo stile stancho et frale,
per dir di quella ch’è fatta immortale,
et cittadina del celeste regno;

5dammi, signor, che ’l mio dir giunga al segno
de le sue lode, ove per sé non sale,
se vertú, se beltà non ebbe eguale
il mondo, che d’aver lei non fu degno.

Responde: - Quanto ’l ciel et io possiamo,
10e i buon’ consigli, e ’l conversar honesto,
tutto fu in lei, di che noi Morte à privi.

Forma par non fu mai dal dí ch’Adamo
aperse li occhi in prima; et basti or questo:
piangendo i’ ’l dico, et tu piangendo scrivi. -