Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte quarta. Discordia finale/27. A Furio ed Aurelio - XI Ad Furium et Aurelium

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Gaio Valerio Catullo, Mario Rapisardi - Catullo e Lesbia (Antichità)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1875)
Traduzione - 27. A Furio ed Aurelio - XI Ad Furium et Aurelium
Traduzione - 26. A sè stesso - LXXVI Ad seipsum Varianti
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[XI]

AD FURIUM ET AURELIUM.


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Nec meum respectet, ut ante, amorem,
Qui illius colpa cecidit, veluti prati
Ultimi flos, prætereunte postquam
24                              Tactus aratro est.




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27.

A FURIO ED AURELIO.


Furio ed Aurelio, a me consorti, o ch’io
     Penetri mai degl’Indi ultimi al lito,
     Che a l’assiduo flagel del mar natio
4                              Al ciel manda il muggito;

O tra gli Arabi molli, o tra la Persa
     Gente io mova e l’Ircana e i sagittari
     Parti, là dove il Nil torbo si versa
8                              Per sette vie nei mari;

O, l’alpi ardue varcando, i monumenti
     Del gran Cesare io miri, o cerchi l’onda
     Del Ren Gallico, o ver de l’aspre genti
12                              D’Albion l’ultima sponda;

Ovunque io vada, e ognun di voi pur sia
     Pronto a sfidar dei fati miei l’aspetto,
     Questo recate a la fanciulla mia
16                              Breve, inamabil detto:

Viva ella, e goda; e i suoi trecento drudi,
     Cui prodiga in un tempo il fianco vile,
     Lasci d’oro, d’amor, di forze ignudi,
20                              Com’è l’usato stile;

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L’amor nostro dispregi, ah! quell’amore
     Che per colpa di lei già cadde ucciso,
     Come al margin del prato umile fiore
                              24Da l’aratro reciso.