Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo II

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Di quante spezie sono le republiche, e di quale fu la republica romana


E’ non è dubio che el governo misto delle tre spezie, principe, ottimati e popolo, è migliore e piú stabile che uno governo semplice di qualunque delle tre spezie, e massime quando è misto in modo che di qualunque spezie è tolto el buono e lasciato indrieto el cattivo; che è el punto a che bisogna avvertire, e dove può consistere la fallacia di chi gli ordina. E per discorrere tritamente questo articolo, dico che el frutto del governo regio è che molto meglio, con piú ordine, con piú celeritá, con piú segreto, con piú resoluzione si governano le cose publiche quando dependono dalla voluntá di uno solo, che quando sono nello arbitrio di piú. El male che ha è, che, se si cade in una persona cattiva, avendo la potestá sciolta di fare male, tutta quella autoritá che gli è data per fare buoni effetti gli fa pessimi; cosí se è buono ma insufficiente, nascono per la ignavia sua infiniti disordini. Ed ancora che el re si facessi per elezione, non per successione, non è la sicurtá intera di questi pericoli, perché chi elegge può molte volte ingannarsi, riputando buono o prudente chi sia di altra sorte, e la grandezza della potestá e della licenzia muta spesso la natura di chi è eletto, e massime se ha figliuoli, è difficile non desideri avergli successori; il che, quando è re con potestá assoluta, difficilmente gli può essere proibito, ancora che sia contro alle constituzione del regno, ma non lo può giá conducere se non con arte e mezzi non laudabili.

Volendo adunche ordinare uno governo che participi el piú che si può del bene del governo regio, e non participi del male, è impossibile participi tutto el bene e fugga tutto el male, e bisogna contentarsi che piú presto abbia manco del bene, che, per volerne troppo, participi anche del male. E però è necessario farlo perpetuo, ma limitargli la autoritá, con fare che per sé solo non possa disporre di cosa alcuna, o almanco di quelle solo che sono di minore importanza; ed ordinandolo cosí se ne caverebbe el bene di avere uno occhio che vigilassi continuamente le cose publiche, uno capo a chi le si potessino referire, uno procuratore che le proponessi, sollecitassi e ricordassi. Mancherebbesi di quello bene che ha con seco el potere uno solo deliberare ed eseguire; ma perché questo non si può avere sanza el pericolo che non sia in potestá sua voltare el regno a tirannide, minore male è avere poco bene e sicuro, che molto e con sí grave pericolo. Sia adunche el re, cioè el capo che rapresenti quello principe, con la autoritá limitata in modo che per sé solo non possi deliberare le cose importante, e sia per elezione, non per successione; e quando sia cosí, meglio è sia perpetuo che temporale, e se pure temporale, meglio per lungo tempo che per breve. In che hanno fatto meglio e’ viniziani, che non feciono e’ romani e lacedemòni; perché e’ re de’ lacedemòni erano sempre di una famiglia medesima e per successione, e’ re romani, se bene avevano el senato e qualche immagine di republica, pure ebbono tanta autoritá che fu loro facile voltare el regno a tirannide, come si vedde qualche principio in Servio Tullio, e poi apertamente in Tarquinio Superbo. E se vogliàno la autoritá de’ consoli chiamarla regia, non fu perpetua ma annua; dove el principe viniziano è perpetuo, eleggesi ed ha la autoritá limitatissima.

Nel governo degli ottimati è questo bene, che essendo piú, non possono cosí facilmente fare una tirannide come uno solo; essendo e’ piú qualificati uomini della cittá, la governano con piú intelletto e con piú prudenzia che non farebbe una moltitudine; ed essendo onorati, hanno manco causa di travagliarla, come essendo mal contenti potrebbono fare facilmente. El male è, che trovandosi la autoritá grande, favoriscono quelle cose che sono utile a loro e deprimono el populo; e non avendo termine la ambizione degli uomini, per accrescere le condizione loro, si rompono insieme e fanno sedizione, donde nasce o per via della tirannide o per altro modo la ruina delle cittá; e se sono ottimati per successione e non per elezione, di prudenti e buoni vengono presto le cose in mano di imprudenti e cattivi.

Bisogna, a trarre di questa spezie di governo quel che si può di bene e fuggire el male, che gli ottimati non siano sempre le medesime linee e famiglie, ma che di tutto el corpo della cittá, cioè di tutti quegli che secondo le legge sono abili a participare de’ magistrati, si elegga uno senato che abbia a trattare le cose ardue, cioè che sia el fiore degli uomini prudenti, nobili e ricchi della cittá; sia perpetuo, o almanco durino per lunghissimo tempo; siano molti in numero acciò che piú facilmente siano tollerati dagli altri, e’ quali aranno continua speranza che loro o case loro succedino in luogo di quelli che alla giornata mancassino; ed anche perché, essendo el numero largo, si potrá sperare vi entri ciascuno che lo meriti, e se bene vi entrerrá qualcuno non idoneo, è manco inconveniente che se ne fussi escluso qualche sufficiente; non abbino la potestá assoluta di tutte le cose pubbliche, acciò che non si arroghino troppa autoritá, massime di creare magistrati, spezialmente quelli che hanno mero e misto imperio, o che sono magistrati di utilitá; non di fare legge sanza el consenso del populo, acciò che non possino o alterare la forma del governo, o ridurre gli ordini della cittá a beneficio de’ potenti e diminuzione de’ minori; ma appartenga a loro el consultare e deliberare di quelle cose a che è piú necessaria la prudenzia degli uomini, cioè le guerre, le pace, le pratiche co’ príncipi, e tutte le cose sustanziale alla conservazione ed augumento del dominio. Ebbono e’ lacedemòni gli ottimati in questo modo, cioè non di particulare sorte di uomini, ma di tutto el corpo della cittá; ebbongli e’ romani ma con distinzione, perché apresso a loro e’ patrizi da’ princípi erano gli ottimati, gli altri erano plebei, che fu causa di tutte le loro sedizione.

Nel governo del popolo è di buono, che mentre dura non vi è tirannide; possono piú le legge che gli uomini; ed el fine di tutte le deliberazione è riguardare al bene universale. Di male vi è, che el popolo per la ignoranzia sua non è capace di deliberare le cose importante, e però presto periclita una republica che rimette le cose a consulta del popolo; è instabile e desideroso sempre di cose nuove, e però facile a essere mosso ed ingannato agli uomini ambiziosi e sediziosi; batte volentieri e’ cittadini qualificati, che gli necessita a cercare novitá e turbazione. A fuggire queste cose bisogna non rimettere al popolo alcuna cosa importante, eccetto quelle che se fussino in mano di altri, non sarebbe la libertá sicura, come è la elezione de’ magistrati, la creazione delle legge, le quali non è bene venghino al popolo, se non prima digestite ed approvate da’ magistrati supremi e dal senato; ma quelle ordinate da loro non abbino giá vigore se non sono confermate dal popolo; non lasciare le conzione libere, il che è grande instrumento delle sedizione, ma che nel consiglio del popolo non possa parlare se non chi gli è commesso da’ magistrati, e sopra quella materia che gli è commessa. Ed ordinando cosí questo governo s’ará la mistura della quale si fa menzione nel Discorso.