Dal Misogallo (Alfieri, 1912)/Sonetto XVIII

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Sonetto XVIII

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Sonetto XVII Epigramma VII

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Sonetto XVIII.

20 novembre 1792 in Firenze.

Di Libertà maestri i Galli? Insegni1
Pria servaggio il Britanno, insegni pria2
Umiltade l’Ispano, o codardia
4 L’Elvezio, o il Trace3 a porre in fiore i regni.
Sian dell’irto4 Lappon gli accenti pregni
Di Apollinea soave melodia:
Taide5 anzi norma alle donzelle dia
8 Di verginali atti pudichi, e degni.
Di Libertà maestri i Galli? E a cui?6
A noi fervide ardite Itale menti,
11 D’ogni alta cosa insegnatori altrui?7
Schiavi or siam, sí; ma schiavi almen frementi;8
Non quali, o Galli, e il foste, e il siete vui;
14 Schiavi, al poter qual ch’ei pur sia, plaudenti.9


Note

  1. 1. «È uso comunissimo tra i Francesi di volere insegnare alle altre Nazioni quelle cose appunto che essi non hanno né imparate, né praticate; ma tosto che incomincino a balbettarne i nomi, tenendole per sapute, entrano in cattedra ad insegnarle. Cosí, venti anni addietro, insegnavano a tutta l’Europa l’Economia politica, nella quale poi gli abbiamo veduti sí esperti, dai fatti» (N. dell’A.). Per la mossa di tutto questo sonetto, vegg. l’osservazione ai versi 5-8 dell’altro sonetto: Cessar io mai d’amarti? Ah! pria nel cielo.
  2. 1-2. È noto quanto l’A. ammirasse gli Inglesi per il loro amore alla libertà e soprattutto per il loro ‘equitativo governo’: onde servaggio va qui inteso nel significato di servire altrui.
  3. 4. Il Trace, il Turco, famoso per la sua inesperienza e crudeltà nel governare.
  4. 5. Irto, ruvido, selvaggio: il Berchet nelle Fantasie:
    Su! nell’irto increscioso Alemanno,
    Su! Lombardi, puntate la spada...
  5. 7. Taide, la meretrice dell’Eunuchus di Terenzio e del XVIII canto dell’Inf. dantesco.
  6. 9. Efficace la ripetizione delle parole con cui il son. comincia. — A cui, a chi?
  7. 10-11. Il Leopardi, nei Paralipomeni (I, 28):
    Né Roma pur, ma col mental suo lume
    Italia inerme e con la sua dottrina
    Vinse poi la barbarie, e in bel costume
    Un’altra volta poi tornò regina;
    E del goffo stranier, ch’oggi presume
    Lei dispregiar, come la sorte inchina,
    Rise gran tempo, ed infelici esigli
    L’altre sedi parer vide a’ suoi figli;
    e il Giusti, nella Terra dei Morti, proprio dei Francesi, a Gino Capponi:
    Gino, eravamo grandi
    E là non eran nati.
  8. 12. Schiavi almen frementi, schiavi almeno non ancóra assuefatti alla servitú.
  9. 14. Nel rame preposto al Misogallo si legge questo epigramma:
    Sempre insolenti
    Coi Re impotenti:
    Sempre ridenti
    Coi Re battenti:
    Talor valenti:
    Ma ognor serventi,
    Sangue-beventi,
    Regi stromenti.