De mulieribus claris/LXIII
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CAPITOLO LXIII.
Una Giovanetta Romana.
Fu una romana Giovanetta, e se io non m’inganno, non ebbe origine di viltà popolare: lo cui nome perduto per malignità di fortuna, e lo conoscere de’ suoi passati e del marito, forse parrà aver sottratto alquanto di onore[1]; ma acciocchè non paia che io l’abbia tolto, non dandole luogo fra le famose donne, voglio porla fra quelle, e far menzione della pietà d’una innominata donna[2]. Questa Giovanetta ebbe una madre d’onesta schiatta, ma sciagurata; perchè innanzi alla sedia dei Tribuni, non so per che cagione, ella fu dannata a morte, e dal Pretore era data a un Triumviro, acciocchè egli le desse la pena già determinata per la sentenzia; e dal Triumviro era data al soprastante della prigione: ma per esser nobil donna li fu imposto che fosse morta di notte. In questo mentre il guardiano[3], mosso da pietà, avendo compassione alla gentilezza di quella donna, non volle fare crudeltà in quella con le mani, ma lasciandola morire di fame, tenendola serrata senza mangiare. E a questa andava una sua figliuola per vederla; e cercata quella diligentemente che non le portasse alcuno cibo, ebbe permesso dalla guardia che ella entrasse in prigione; e essendo già affamata la madre, sovvenivala del latte, dello quale ella abbondava, perchè era fresca del parto. Finalmente continuando più dì, quel della prigione cominciò a maravigliarsi che quella donna dannata vivesse sì lungamente; e guardando nascosamente che facesse la madre con la figliuola, accorsesi, che tratto fuori le mammelle, le porgeva alla madre e allattavala. E maravigliatosi di quella pietà, che la figliuola avesse trovato non usato modo di nutricare la madre; lo riferì al Triumviro, e il Triumviro lo disse al Pretore, e il Pretore lo riportò al pubblico consiglio. Per la qual cosa avvenne che fu dato per sentenzia per dono alla pietà della figliuola la pena che debitamente dovea portare la madre. E se gli antichi donavano la corona della quercia a quegli che salvaron lo cittadino, con che corona orneremo quella figliuola che salvò la madre col latte? e certamente non si troverebbe tra le frondi grillanda sufficiente. Quest’opera non fu solamente santa, ma maravigliosa; e non solamente fu da equarla, ma premetterla al dono della natura; per lo quale siamo ammaestrati a condurre i figliuoli piccoli a più ferma etade a salvare i padri dalla morte. Dunque la pietà è maravigliosa forza; perchè non solamente passa i cuori delle donne, le quali lievemente si muovono a compassione e alle lagrime, ma alcuna volta passa i crudeli e indurati cuori per alcuna pertinacia di diamanti, e entrata dentro mollifica ogni durezza; e investigando la bisogna, e trovandola, adopera, che mischino le lagrime con le infelicitadi che seguono le turbazioni, e i pericoli, almeno col desiderio; e alcuna volta se mancano rimedj sottomettesi per quegli alla morte e produconsi siffatti effetti, acciocchè noi meno ci maravigliamo, se noi figliuoli adoperiamo alcuna cosa di pietà verso le madri, parendo piuttosto per quello rendere nostro debito, e restituire con debito pagamento quello che altra volta avemo ricevuto.
Note
- ↑ Cod. Cass. lochui nome everduto per malignia difortuaa forse parra aver sottratto lochonosciere desuoi passati di marito e forse alquanto dongni onore. Test. Lat. cui deperditum malignitate fortunæ nomen et parentum conjugisque notitia, forsan aliquantulum meriti surripuisse videbitur.
- ↑ Cod. Cass. della lornominata donna. Test. Lat. innominatæ mulieris pietatem inclytam referre.
- ↑ Betussi. Test. Lat. verum quoniam nobilis esset, ut nocte necaretur injuctum est. Custos autem, ele.