Dei delitti e delle pene (1780)/Capitolo XXXIII

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Capitolo XXXIII. Della tranquillità pubblica.

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Capitolo XXXIII. Della tranquillità pubblica.
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§. X X X I I I.


Della tranquillità pubblica.


Finalmente, tra i delitti della terza specie sono particolarmente quelli che turbano la pubblica tranquillità e la quiete de’ cittadini, come gli strepiti e i bagordi nelle pubbliche vie destinate al commercio ed al passaggio de’ cittadini; come i fanatici sermoni, che eccitano le facili passioni della curiosa moltitudine, le quali prendono forza dalla frequenza degli uditori, e più dall’oscuro e misterioso entusiasmo, che dalla chiara e tranquilla ragione, la quale mai non opera sopra una gran massa d’uomini.

La notte illuminata a pubbliche spese, le guardie distribuite ne’ differenti quartieri delie città, i semplici e morali discorsi della religione riserbati al silenzio ed alla sacra tranquillità dei tempj protetti dall’ [p. 146 modifica]autorità pubblica, le arringhe destinate a sostenere gl'interessi privati e pubblici nelle adunanze della nazione, nei parlamenti, o dove risieda la maestà del sovrano, sono tutti mezzi efficaci per prevenire il pericoloso addensamento delle popolari passioni. Questi formano un ramo principale della vigilanza del magistrato, che i francesi chiamano della Police. Ma se questo magistrato operasse con leggi arbitrarie, e non istabilite da un codice che giri fralle mani di tutti i cittadini, si apre una porta alla tirannìa, che sempre circonda tutti i confini della libertà politica. Io non trovo eccezione alcuna a questo assioma generale, che ogni cittadino deve sapere quando sia reo, o quando sia innocente. Se i censori, e in genere i magistrati arbitrarj, sono necessarj in qualche governo, ciò nasce dalla debolezza della sua costituzione, e non dalla natura di governo bene organizzato. L’incertezza della propria sorte ha sacrificate più vittime alla [p. 147 modifica]oscura tirannìa, che non la pubblica e solenne crudeltà. Essa rivolta gli animi più che non gli avvilisce: il vero tiranno comincia sempre dal regnare sulla opinione, che previene il coraggio, il quale solo può risplendere o nella chiara luce della verità, o nel fuoco delle passioni, o nell’ignoranza del pericolo.