Del concetto morale e civile di Alessandro Manzoni/Discorso/VI

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Discorso - VI

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Discorso - V Appendice
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VI.


Signori, a questa invitta costanza, a questa certezza dell’avvenire fu condegno premio il veder l’Italia riunita ed il desiderio di tante generazioni tramutarsi in fatto compiuto. Molte esistenze preclare si spensero invidiando ai posteri il solenne avvenimento; ma fu consiglio provvidenziale che prima di dar l’ultimo addio al mondo, avesse il grand’uomo l’ineffabile letizia di mirar la sua patria risorta dopo lunga stagione di lotte. Le sue braccia si apersero con effusione a stringere al cuore l’eroe di Varese e di Marsala, e, quando il primo soldato dell’indipendenza italiana gli si offerse, egli che mai aveva piegato se non a Dio, l’altero capo, inchinò la fronte canuta, e chiese di baciare la mano [p. 171 modifica]al magnanimo principe, che aveva ascoltato i dolori d’Italia, ed unite le sue sorti a quelle della nazione. Si recò a Torino a sanzionare del suo voto la proclamazione del giovine regno, apprese con giubilo la caduta del poter temporale, e, schivo di ogni sorta di onori, non si ritenne dall’accettare la cittadinanza romana. E qui parve compiuta la sua missione. Nelle sue case, che la morte aveva rese vuote dei suoi cari, egli trascinò per alcun tempo il debole fianco, sollecito d’ogni cosa che si riferisse al vantaggio d’Italia, sino a che il 29 maggio del passato anno, giorno della battaglia di Legnano e dell’eroico fatto di Curtatone, l’anima santa sciolse il volo a quella patria celeste,

Dove è silenzio e tenebre
La gloria che passò,1

e volle, prima di mandar l’estremo fiato, che si pregasse Dio per l’Italia, unendo in un solo concetto i due santi amori di tutta la sua lunga vita.
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Signori, il rammarico che percosse gli animi alla dipartita di tanto uomo, le funebri e solenni onoranze, i monumenti da innalzare, le commemorazioni ed ogni sorta di significazioni di devoto affetto, danno motivo a sperare che se Alessandro Manzoni ha cessato di essere nel tempo, il suo pensiero vive e si agita in noi; stantechè niente pone in più chiaro lume la pochezza dei nepoti, quanto il celebrar la memoria dei grandi, a solo titolo di sterile consuetudine, e di vana ostentazione. Se i cieli arrisero ai longanimi sforzi di coloro che ci precedettero, e coronarono i forti studi di esito felice, non è a credere che siasi pervenuti al sommo del nostro politico e civile edifizio, e che nulla rimanga a fare alla generazione che cresce, sul cui capo riposano le speranze dell’avvenire. La patria ormai è giunta all’essere, e così si è compiuto il primo periodo che può solo aver nome di apparecchio al secondo, il quale consiste nello svolgimento di quelle recondite forze, che fanno un paese rispettato e temuto. E quest’opera difficile spetta [p. 173 modifica]non a noi, sul cui capo già si addensa l'ombra di morte, ma a voi o giovani il cui mento si adorna appena della prima lanugine, ed in cui è ancor vigorosa e vergine la potenza del concepire e dell'operare. Vostra merce l'Italia potrà iniziare una terza epoca di civiltà, e raggiungere quel pacifico primato che è solo consentito dai tempi che corrono; percochè non si l'onda sulla superbia delle armi, ma piuttosto sulla nobile e profittevole palestra delle arti e degli studi. Un gran problema siamo chiamati a risolvere, i cui termini sono oggi alla mente di parecchi, insociabili, cioè la conciliazione compiuta tra la Chiesa e lo Stato, la quale dovrà infondere in questa vecchia Europa nuovo spirito di vita. I pregiudizii si ostinano a considerarla una utopia2 e le accidenze, gli errori, gl'interessi di un giorno sembrano avere il sopravvento sulle essenze [p. 174 modifica]immutabili delle idee, e sulle aspirazioni del cuore. Ma quale impresa nobile e grande non fu considerata un'utopia? L'unità stessa della patria, e la caduta del poter temporale, non era non son molti anni, relegata fra i sogni?3 La storia intanto insegna che con l'avverarsi successivo delle utopie e dei sogni si compie il progresso, e che, la croce, stimata stoltezza, è nondimeno la bandiera sotto di cui si raccoglie il mondo moderno. Però, a rendervi degni dell'alto mandato, fa d'uopo che veniate in voi stessi, o giovani, formando il carattere, che consiste massimamente nell'armonia delle diverse potenze, le quali signoreggiate dall'arbitrio, danno alle umane azioni quella efficacia pratica che si richiede perché siano durevoli; onde a quel modo che l'intelletto maturamente concepisce, il volere vi si determina, e la virtù dello intendere non si disforma da quella dell'operare. Or chi più di Alessandro [p. 175 modifica]Manzoni seppe procacciarsi, in sommo grado con l'indefessa applicazione dell'animo, questa singolare dote? Egli ebbe la sapienza della mente e la sapienza del cuore4, ed abborrente da ogni menzogna, non si rimase dal combattere gli errori ed i pregiudizii, e dal sostenere con animo pacato la ingiusta ira degli impazienti. La cara e buona imagine paterna5 di tanto uomo non si discosti, o giovani, dalla vostra mente: vi accompagni negli studi, vi accompagni nelle difficili battaglie della vita; e se l'imperversar folle delle passioni, la cupidigia l'avidità la calunnia ed ogni maniera di ingiustizie, verranno a porsi sul vostro sentiero, aprite gl'immortali volumi che contengono il verbo di quella monte connaturata, al vero, di quel cuore amante solo del bene. V'insegneranno questi volumi, come si debba credere, v'insegneranno come si debba amare, renderanno più inconcussa la certezza nel trionfo del dritto, ed in quella che educheranno in voi i nobili [p. 176 modifica]affetti, vi faranno tetragoni all'empito esterno dei sensi, all'empito interno degl'istinti pravi. Allora potrete essere degni continuatori dell’opera nazionale, e figliuoli non degeneri dell'inclita nostra madre, la Italia.

Note

  1. ManzoniIl cinque maggio
  2. Auguro all'Italia un ministro, un uomo di stato che appia condurre a termine la conciliazione dello stato con la chiesa e della libertà con la religione. Allora il nastro paese sarà l'aumento forte e rispettato in Europa — Generale Cialdini — Discorso al senato dal Roma nella seduta del 3 giugno.
  3. Io mi sento avvicinare alla tomba, ma sono lieto di aver vista compiuta l'unità della nostra patria che sembrava un sogno poetico. — Parole di Alessandro Manzoni.
  4. Carcano — Commemorazione — Annali dell'Istituto Lombardo.
  5. DanteInferno.