Dell'oreficeria antica/Parte seconda/Arredi sacerdotali

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Arredi sacerdotali

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XI.

arredi sacerdotali.


Tutti i diversi culti religiosi nati ab antico in Oriente ebbero sacre funzioni di straordinaria pompa. Le caste sacerdotali doverono per certo da principio giovarsi, per imprimere nelle menti il terrore delle vendette celesti, de’ cataclismi onde ogni poco era scossa la terra ancor giovinetta, e per li quali o sorgevano d’improvviso montagne eruttanti fuoco, o vulcani semispenti cangiavansi di subito in laghi sulfurei, ovvero tremuoti mutavano al tutto la faccia dei luoghi, e le penisole si separavano dai continenti dando il passo all’impeto dei mari. Così disposte le genti al timore e alla superstizione, facile ai sacerdoti fu rivolgerle non loro profitto all’idolatria, e imprimere in esse un’alta venerazione verso i ministri degli Dei, mediante il fasto onde si circondarono, e la magnificenza che all’esterno culto congiunsero. Dall’Asia i misteri e le pratiche religiose, per i popoli migranti, e per i sacerdoti che gli capitanavano, furono recate e stabilite in Europa dove il primitivo splendore dei riti si accrebbe anzi che scemare, e massime nei prischi tempi della civiltà itala e greca può dirsi che i popoli di queste due regioni ponessero tutte le loro ricchezze nelle pompe sacerdotali, essendo le preghiere, i sacrifici, gli oracoli e i vaticini cose che si riferivano non meno allo Stato [p. 51 modifica]che ai singoli cittadini, anzi sovra a queste era fondata ogni antica monarchia o republica, come quelle che da principio furono senza fallo teocratiche. Quindi tanto più lo Stato era prospero, ed esteso l’imperio, tanto più le funzioni di cui si discorre crebbero in magnificenza come ci rivelano i paramenti, i simboli, gli utensili e i gioielli per uso di sacerdozio che giunsero sino a noi. Ma gli scavi di Etruria che negli arnesi, nelle pitture e nei fittili tanto ci han serbato degli antichi ornamenti sacerdotali, pressochè nulla aggiunsero al poco già noto circa al nome e all’uso di quelli. Il Micali dice che «la macchina di tutto il governo etrusco era fuor di ogni dubbio di istituzione sacerdotale.» (Vol. I, pag. 133.) Dopo tale sentenza di uno fra i più accurati narratori della storia antica italiana non saprei che altro aggiungere per far meglio concepire l’idea del fasto e dell’opulenza in cui visse, e di cui si ammantò la casta sacerdotale in Etruria. Possiamo congetturare che siano arredi, ornamenti ed arnesi spettanti alla religione il grande pettorale che è nel museo etrusco del Vaticano, i due bellissimi stalli del museo Campana, tutte le collane di straordinaria grandezza, e le grandi bulle di forme e dimensioni svariate che veggonsi nei varii cimelii, come pure gl’innumerevoli vasi, le patere, i bicchieri e le piccole ciste di oro, di argento e di bronzo rinvenute nei sepolcri. E tal moltitudine di oggetti può dare qualche indizio sì della moltiplicità dei misteri e delle funzioni sacre, e sì dei tesori che doveano racchiudere gli antichi templi, devastati [p. 52 modifica]in pria dai barbari, e poi distratti dall’intollerante zelo d’ignoranti fautori di una nuova religione trionfante.