Dell'oreficeria antica/Parte seconda/Gemme incise

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Gemme incise

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XIII.

gemme incise.


Generalmente parlando, difficile oltremodo sarebbe stabilire norme e regole certe a fin di riconoscere l’epoca alla quale appartiene questa o quella gemma incisa. A ciò fa mestieri non pure il gusto e l’esercizio dell’arte, ma sì ancora una lunga esperienza, ed avere avuto per le mani un grandissimo numero di antiche pietre con incisioni. La qual cosa porge, come a dire, il bandolo della matassa ed inserisce nell’artista un sentire così fino intorno a questa maniera di lavori che rende sicuro e direi quasi infallibile il suo giudizio: nondimeno si può così alla meglio fare alcune osservazioni che sieno di qualche lume su tal materia.

Le gemme incise di grandezza maggiore di quelle che si potessero incastonare in un anello, non sono pressochè mai antiche veramente, perciocchè gli antichi per ornamento ed isfoggio di ricchezza usarono solo le gemme in cui la bellezza consisteva nella rarità e nel colore; di pietre dure incise non si adornarono se non in forma di camei di rilievo, e vedremo il come, i quali anche in distanza fanno scorgere nettamente ciò che in essi è scolpito, laddove le pietre incise in incavo fa bisogno il più spesso [p. 57 modifica]osservarle non pure da vicino ma con la lente, tanta è la finezza del lavoro, e queste servivano per uso di sigillo negli anelli; onde le pietre incise alquanto grandi danno a ragione sospetto intorno all’antichità loro. L’uso di che discorriamo era comunissimo, e questa è la cagione del gran numero di piccole pietre incise che si son ritrovate, specialmente nella campagna romana. Gli artisti dell’epoca moderna ebbero costume d’incidere e lavorare pietre di gran dimensione, quando intendeano voler fare opera eccellente, e le piccole pietre che furono incise in questo lasso di tempo, cioè dal medio evo in poi, hanno molto minor pregio, e paiono fatte per le persone meno facoltose e meno intendenti, laddove il contrario, come abbiam detto, succedeva presso gli antichi; solo una eccezione è da fare che si riferisce ai Gnostici e Basilidiani del secondo secolo dell’era volgare, i quali usavano amuleti da appendere al collo o intorno la persona, da essi chiamati Abraxas, ed erano pietre figurate o incise di ogni grandezza che simboleggiavano per loro lo spirito creatore, e son quasi sempre in diaspro verde o in agate nere.

Il rovescio della gemma era curato dagli antichi col minor garbo e cura, lasciandola essi tanto alta quanto ell’è naturalmente, facendola soltanto tonda e pulita quanto abbisognasse per legarla col metallo, e ciò perchè diminuendo la spessezza non si diminuisse alla pietra il vivo e il bello del suo colore. Il rovescio delle pietre antiche è sempre lucido, perchè allustrato con un processo particolare a noi ignoto; [p. 58 modifica]ed a tale effetto estremamente accomodato, ma sotto al lucido presenta sempre le linee parallele impressevi dal piano smerigliato sul quale erano spianate. Le pietre moderne in quella vece ricevono cotal finito sopra un istrumento fatto a tornetto, il quale per una ruota di rame girante in piano e cospersa di olio e polvere di smeriglio, liscia e lucida ugualmente, onde non si dà luogo alle linee sopradette. Tuttavia il pulimento uguale della superficie di una gemma non è argomento bastevole a giudicarla tagliata e lavorata nei tempi moderni, perciocchè non pochi orefici dell’età passata, ebbero in uso di ripulire la superficie delle più belle gemme antiche togliendone via le graffiature affinchè dovesse meglio brillare nel gioiello dov’essi le voleano legare: questa operazione assaissimo nuoce all’intaglio, perchè oltre al renderlo di dubbia antichità, altera il disegno abbassando la superficie della pietra. Si potrebbero citare lamentevoli esempj di superbe incisioni interamente guaste e deturpate secondo l’estimazione degli artisti, perchè le pietre più risplendessero agli occhi del compratore ignorante.

Per altro, aver una pietra la superficie spolita e graffiata, non è argomento sufficiente dell’essere antica; perciocchè si trovarono diversi metodi a fin d’imitare e falsificare questi segni usando bagni di acido, polvere di smeriglio ed altro, insino per quel che si narra, a far trangugiare qualche pietra moderna a polli gallinacei, essendosi creduto che nello stomaco di questi animali per effetto degli acidi che [p. 59 modifica]operano la digestione, le pietre acquistassero quella esteriore apparenza e ruvidezza che sovr’esse suol produrre il corso dei secoli. Ancora hanno alcuni artisti moderni sopra antiche pietre, il cui intaglio era di pregio non grande, nuovamente inciso e ritoccate alcune parti, e fatto cosi acquistare alla pietra l’apparenza d’un lavoro assai più fino del tempo migliore; tale inganno si può scoprire per mezzo delle lenti che faranno conoscere i varj punti dove il lavoro è stato ritoccato ed incavato maggiormente.

Insomma la frode in questo genere di cose può facilmente ingannare anche i più esperti: e in ogni modo è d’uopo riposarsi sulla fede e su l’onestà di chi ha trovato la pietra, poichè io non saprei dare altro sicuro segno dell’antichità di un’incisione fuorchè una certa morbidezza ed apparenza, quasi direi come di materia vellutata che la superficie delle gemme acquista dopo lunghissimo tempo. Tuttavia mi pare che più dell’antichità vera o fittizia e sempre incerta, si avesse da pregiare la bellezza e squisitezza del lavoro come quella che si manifesta da se stessa e non può ingannare alcuno.