Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro decimo – Cap. IV

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Libro decimo – Cap. IV

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Che indicii ci sieno da trovare l’Acqua nascosta.

cap iv.


TOrno hora a proposito: troverai con questi indicii le acque nascoste. Sarattene indicio la forma, et la faccia del luogo, et la sorte del terreno, dove tu habbia a ritrovare la acqua, et alcune cose, c’ha trovate l’industria, et la diligentia de gli huomini. Naturalmente il fatto stà cosi, che quel luogo, ch’è come un seno, et simile a un luogo concavo, pare che egli sia quasi un vaso apparecchiato à ritenere l’acqua; in quei luoghi, dove possono assai i Soli, perche gli humori vi si riseccano da raggi suoi, si truovano poche vene di acqua, o nessuna, o se pur ne’ luoghi campestri se ne troveranno alcune, saranno certo gravi, et viscose, et false. Ne monti verso Settentrione, et dove è ombra oscurissima, ti succederà prontamente il trovarvi l’acqua. I monti, che stanno assai tempo coperti da la neve, danno di se gran copia di acque. Io ho considerato questo, che i monti, che nella loro cima hanno praterie piane, non mancano mai di acque. Et troverai, che quasi tutti i fiumi non [p. 254 modifica]nascono d’altronde, se non dove egli hanno sotto di loro, o allo intorno il terreno saldo, et sodo; et sopra di loro o vi sarà una pianura adiacere, o e’ saranno coperti di terreno raro, et sciolto, di maniera, che se tu esamini bene la cosa, non negherai, che l’acqua ragunata vi caschi quasi da un lato d’un catino rotto. Et di quì è che il terreno più serrato ha manco acque, et non vi si trovano, se non in pelle in pelle. Ma il terreno più sciolto ha più humore, ma non vi troverai l’acqua, se non giù ben adentro. Plinio racconta, che in alcuni luoghi, poi che vi è stata tagliata una selva, vi è nato una acqua. Scrive Tacito, che quando Moise andava peregrinando per il deserto, et che per la sete si trovava a mal partito, e’ trovò le vene dell’acqua da la coniettura del terreno pieno di herbe. Emilio havendo l’esercito presso allo Olimpo, et havendo carestia di acque, e’ trovò avertito da la verzura de le selve. Nella via Collatina una certa Verginella mostrò à certi soldati, che andavano cercando de la acqua, alcune vene, dietro alle quali andando essi cavando scopersono un fonte abbondantissimo, et al fonte accomodarono una casetta, et vi dipinsono la memoria del seguito. Se il terreno avvallerà con facilità sotto le piante de piedi, et si appiccherà a’ piedi, dimostra che sotto vi è l’acqua. Sono ancora indicii più prossimi dello esservi l’acqua sotto, dove nascono quelle cose, et crescono, che amano le acque, o che nascono per le acque, come il salicone, le cannuccie, i giunchi, et la ellera, et quelle cose, che non possono senza gran nutrimento d’humore essere pervenute à quella grandezza, alla quale sono pervenute. Quel terreno, dice Columella, il quale nutrisce le viti piene di frondi, et quello massimo, che produce il Lebbio, et il Trifoglio, et i Susini salvatichi, è buono, et ha vene di acque dolci. Oltra di questo l’abbondantia de le Ranochielle, et de Lombrichi, et de le Zanzare, et le caterve de Moscherini, dove aggirandoli volano, ne danno inditio, che sotto vi sia de le acque. Ma gli inditii, che la acutezza dell’ingegno ha ritrovati sono questi. Considerarono gli investigatori si ogni sorte di terreno, si ancora che i monti sono fatti di scorze, quasi come di carte, alcune più serrate, alcune più rade, et alcune più sottili, et considerarono, che i monti erano fatti di queste scorze poste l’una sopra l’altra, et ammassate, talmente che da lato di fuori, gli ordini di questi filari, o scorze, et le linee de le congiunture sono tirate a piano da destra a sinistra. Ma da lato di dentro di verso il centro del monte dette scorze si chinano allo ingiù con tutta la superficie di sopra, che ugualmente pende, ma non con tirare, et andare di se stessa continovato sino adentro: Percioche ad ogni cento piedi quasi si fermano con certi gradi da lo scendere a traverso, rottasi la scorza: Et dipoi con simile interrompimento di ordini, corrono con pari sorte di gradi da l’un lato et l’altro del monte sino a’ centri del monte. Vedute adunque queste cose, gli huomini di sottil ingegno hanno facilmente potuto cognoscere, che le acque sono o generate, o veramente, che le pioggie si raccolgono infra quelle scorze, et congiunture de filari, per il che le parti intime del monte diventano humide. Di qui presono argumento da poter havere le riposte acque, forato il monte di quel luogo massimo, nel quale corrono a congiugnersi l’uno con l’altro i filoni, et gli ordini de le linee, che vanno a basso, il qual luogo è molto pronto dove i muscoli de monti congiugnendosi l’uno a l’altro, faranno qualche seno. Oltra di questo le pelli del terreno mostrano chiaro essere infra loro di varia et diversa natura atte a succiarsi le acque, o à dartele. Percioche i sassi rossi, il più de le volte sono acquidosi, ma sogliono ingannare, percioche le acque, infra le vene de le quali tali sassi abbondano, se ne vanno. Et la felice, pietra tutta sugosa, et viva, che nella radice del monte sia rotta, et molto aspra, ne porge facilmente la acqua. La terra sottile ancora facilmente ti darà occasione di trovare la acqua in abbondantia, ma sarà di cattivo sapore. Ma il sabbion maschio, et la rena, che si chiama carbonchio, [p. 255 modifica]ne porgono con certezza le acque molto sane, et eterne. Il contrario interviene nella creta, che per esser troppo spessa, non ti dà acque; ma mantiene quella, che di fuori li viene. Nel sabbione si truovano molto sottili, et fangose; et nel fondo fanno posatura. De la arzilla escono acque leggieri, ma più dolci che le altre; Del tufo più fredde; del tetreno nero più limpide. Ma ne la ghiaia, se ella sarà sciolta, o minuta, vi si caverà con speranza non certa: Ma dove ella comincierà ad essere serrata più a basso, non sarà speranza incerta il cavarvi. Ma trovatavi l’acqua, ove ella si sia, o ne l’una, o ne l’altra, sarà sempre di buono sapore. Et è manifesto, che aggiuntoci la diligentia de la arte, si cognosce quello luogo, sotto il quale è la vena; Et ne insegnano in questo modo. Essendo il Cielo sereno, ponti la mattina a diacere a buon’hora col mento in terra, dipoi và riguardando per tutto il paese allo intorno, se in alcuno luogo tu vederai levarsi vapori di terra, et salire crespi in aria, come nel freddo inverno suol fare il fiato de gli huomini. Pensati, che quivi non manca l’acqua. Ma accioche tu ne sia più certo, cava una fossa fonda, et larga quattro cubiti, et mettivi dentro intorno al tramontare del Sole o un vaso di terra cavato di fresco de la fornace, o alquanto di lana sudicia, o un vaso di terra cruda, o un vaso di rame sozzopra unto di olio, et cuopri con assicelle la fossa, et ricuoprila di terra: se la mattina dipoi il vaso sarà molto più grave, che non era prima, se la lana sarà bagnata, se il vaso di terra cruda si sarà inhumidito, se al vaso di rame vi saranno gocciole attaccate, et se una lucerna lasciatavi accesa, non harà consumato troppo olio, o se fattovi fuoco, la terra vi farà fumo, certamente non vi mancheranno vene di acqua. Ma in che tempo si debbino far queste cose, non hanno ancora ben dichiarato; ma appresso gli Scrittori in alcuni luoghi truovo questo. Ne’ dì caniculari et la terra, et i corpi de li animali diventano molto humidi, onde avviene, che in quei giorni gli alberi sotto le scorze si inhumidiscono molto, per la esuberantia dell’umore; oltra questo in quel tempo a gli huomini viene flusso di ventre, et per la troppa humettatione de’ corpi son molestati da spesse febbri, le quali in quel tempo sogliono più che il solito haver forza. Teofrasto pensa che le cagioni di quelle sieno, che allhora tirano i venti Australi, che di loro natura sono humidi, et nebulosi. Aristotile afferma, che il terreno è forzato a mandare fuori i vapori mediante il fuoco naturale, il quale è mescolato nelle viscere del terreno. Se queste cose sono cosi, sarebbono buoni quei tempi, ne quali questi fuochi sono o più gagliardi, o meno oppressati da la abbondantia dell’umore; et quelli ancora, ne quali esso terreno non fusse però del tutto arido, et abbruciato. Ma io loderò certamente questi tempi; la Primavera ne luoghi secchi, l’Autunno ne luoghi ombrosi; confermata adunque la speranza da queste cose, che noi habbiamo dette. Cominciamo a cavare per pozzi.