Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro nono – Cap. IX

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Libro nono – Cap. IX

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Qual sia lo officio di un buono Architettore, et quali sien le cose che faccino gli adornamenti eccellenti.

cap. ix.


IN questo modo adunque farà un buono Architettore: comincierà à dar principio alle cose ordinatamente, et accuratamente. Imparerà le forze et la natura del terreno, dove harà a fabricare, et avertirà si da li edifitii de li Antichi, si da la usanza, et consuetudine de gli habitatori quel che sotto quel cielo dove egli harà da murare, vaglia qual si voglia sorte di pietra, come sia buona la rena, come la calcina, come i legnami presi di questi luoghi: et quel che vagliano le cose condottevi da altrove, contro alle ingiurie de tempi. Terminerà la larghezza, et la altezza de fondamenti et de primi principii, et dipoi andrà esaminando, che cosa, ò quale si convenga alle mura, alle corteccie, et a ripieni, et a legamenti, et alli ossami, et riandrà ancora quel che si aspetti à vani, quel che al tetto, quel che alli intonichi, quel che a un ammattonato scoperto, et quel che al lavoro di dentro, et andrà terminando i luoghi, le vie, et i modi, per i quali si levino, si forzino, et si mandino via le superfluità, le cose nocive et le puzzolenti, come sono le fogne, da mandar via le pioggie, et le fogne per rasciugare gli ammattonati de le stanze, ordini, et preparamenti da farle asciutte, et prohibire le humiditati: et come sono quelle cose che ne defendino, et vinchino il peso d’una mole, che sia per doverti venire addosso, ò da una ingiuria di rovinosi venti, ò di impetuose acque. Assegnerà finalmente termine ad ogni cosa. Non lascerà cosa alcuna indietro, alla quale non assegni la sua legge, et il suo ordine. Tutte quasi queste cose, ancor che principalmente paia che elle si appartenghino alla stabilità, et allo uso, nondimeno preferiscono di se questo, che altrui se ne fa beffe, si arrecano dietro un difetto grandissimo di contrafatto. Quelle cose che fanno gli ornamenti eccellenti, sono queste. Bisogna, che lo ordine, et la regola de lo addornare le muraglie sia terminatissima, et libera, et espedita del tutto; che le cose illustri, et eccellenti non vi sieno messe insieme troppo folte, non calcate, et ammontate quasi in una massa, ma distribuite, et collocate talmente, et con tal determinatione, che chi le volesse mutare altrimenti, conosca che si guasta tutta la gioia de la leggiadria, et bellezza. Oltra di questo non si ha à lasciare cosa alcuna indietro da banda nessuna, che il Maestro non l’habbia addornata: ma non bisogna anco però, che tutte sieno addornate ugualmente con ornamento grandissimo; ne le vorrei anco tutte piene di [p. 242 modifica]ricchezze, ma vorrei che altri si servisse non tanto de la abbondantia, quanto de la varietà de le cose. Collocherà le cose eccellentissime ne luoghi principali; et le mediocri ne luoghi meno principali; et le più minuali, et di manco stima collocherà ne luoghi più humili. Et in questo guardisi grandemente di non congiugnere insieme alle cose eccellentissime le molto frivole; ne alle grandissime le molto piccole; ne alle più corte, et più strette, le molto larghe et altissime: ma quelle cose che infra loro saranno disuguali di dignità, et non simili di genere, si aiuteranno ad aggiustarsi con l’arte et con lo ingegno, et con il darli la forma, accioche essendo alcune cose, che per se hanno del grave, et del grande, et alcune altre del piacevole, et del giocondo; si debbe assettare l’ordine, et la regola di tutte di maniera, che non solamente faccino a gara ad adornare la tua muraglia, ma che e’ paia che queste non possino stare senza quelle, o ch’elle non possino mantenere a bastanza la loro dignità; et gioverà che in certi luoghi si mescolino alcune cose alquanto più neglette, accioche lo splendore de le più nobili da la comparatione di queste, divenga più chiaro, et più noto. Ma sopra tutto guardisi di non pervertire gli ordini de disegni, il che averrebbe se alle cose Corinthie si mescolassino le Doriche, come io dissi, o se con le Doriche si mescolassino le Ioniche, et simili. Allo ordine ancora si assegneranno le sue membra, acciò non vi si semini cosa alcuna interrottamente, et con confusione, ma che ciascuna stia al suo luogo determinato et conveniente. Le cose del mezo si mettino ne mezi: et quelle cose, che ugualmente saranno lontane da mezi, si bilanceranno del pari, et tutte le cose finalmente saranno misurate, ordite, et applicate, con linee, con angoli guidate, congiunte, et collegate insieme non a caso, ma con certo ordine determinato; et dimostrerannosi tali che et dove sono le cornici, et dove elle non sono, et per tutta la facciata di fuori, et per tutta quella di dentro de la muraglia, corra libero, et volentieri lo sguardo de gli huomini moltiplicando il piacere per il piacere per le cose simili, et per le dissimili et che a coloro che le risguardano, non paia d’averle tanto guardate, et riguardate, ne essersi tanto maravigliati, che nello andarsene ancora non se ne voltino indietro a riguardarle. Et che havendo ben considerato il tutto non trovino in tutto il lavoro cosa alcuna in nessun luogo, che non sia uguale, et correspondente, et che non convenga con tutti i numeri alla gratia, et alla leggiadria. Si che queste cose si penseranno, et si caveranno da modelli. Ne solamente è di necessità prevedere, et ordinare da detti modelli quelle cose che tu hai ad incominciare, ma quelle ancora che tu hai ad haver di bisogno ne mettere in atto; Accioche dato principio alla muraglia tu non habbia à dubitare, a variare, ò a soprasedere; ma preveduto il tutto prestamente, et con un certo ordine determinato supplischino quelle cose, che raccolte, et messe insieme, sono atte, pronte, et accomodate. Si che queste sono quelle cose che e’ bisogna che lo Architettore habbi premeditate con consiglio, et buon giudicio. I difetti che nascono da le cose fabbricate manualmente non accade replicarli, ma avertisca, che i maestri adoperino bene i lor piombi, i loro archipenzoli, i lor regoli, et le loro squadre. Murino in tempi convenienti, et in tempi convenienti si riposino, et a tempo ritornino al lavoro, servinsi di cose pure, non corrotte, non mescolate, salde, sincere, commode, accomodate, gagliarde, et scompartischinle in lor luoghi atti et convenienti, accioch’elle stieno ritte, adiacere, bocconi, con la fronte, con il fianco o aperto, o largo, secondo che et l’uso, et la natura di ciascuna cosa ricerca.