Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro nono – Cap. VIII

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Libro nono – Cap. VIII

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Di alcuni più gravi difetti de la Architettura.

cap. viii.


REstaci che io raccolga, et metta insieme alcuni brevi avertimenti, et alcune somme di cose. Le quali cose è di necessità che si osservino come quasi leggi, in ogni sorte di adornamento, et in ogni cosa bella, et in tutta l’arte de la Architettura; et farà ancora à questo proposito quel che noi promettemmo, cioè di riepilogare. Et primamente perche noi dicemmo che tutti i [p. 239 modifica]difetti, per i quali le cose riuscissino brutte, erano grandissimamente da esser fuggiti: Tratteremo adunque al presente di quelli, et massimo de più gravi. I difetti nascono o dal consiglio, o da la mente, come e il giuditio, et la elettione; o alcuni altri nascono da le mani de li Artefici come sono verbigratia, le cose che si fanno manualmente. Gli errori, et i difetti del consiglio, et del giudicio sono quanto alla lor natura, et quanto al tempo i più importanti: Et in se stessi ancora i più gravi; et son tali, che fatto lo errore sono manco emendabili. Si che comincieremoci da questi. Sarà certamente difetto se tu eleggerai per porre il tuo edificio una regione mal sana, inquieta, sterile, infelice, melanconica, et che sia piena, et tormentata da infiniti mali, ascosi, et palesi. Sarà ancor difetto se tu disegnerai una pianta mal’atta, et male accomodata. Se tu applicherai membra à le altre membra, per uso degli abitanti, che non convenghino, et non corrispondino à lor bisogni. Se ei non si sarà preveduto a quanto sia conveniente con dignità alli ordini di ciascuno, et à tutta la famiglia libera, et de servi, et de le matrone, et de le fanciulle, et de le commodità di quei de la Città, et di questi de la villa, et a le commoditati ancora di chi venisse ad alloggiar teco, et di chi venisse à visitarti. Se tal muraglia sarà troppo gran macchinaccia, o troppo piccola ancora, o se ella sarà troppo aperta, o troppo riposta, et chiusa, o troppo ristretta insieme, o troppo sparta, o che e’ vi saranno molto più cose, o molto manco che il bisogno si ricerchi: se e’ vi mancheranno stanze, mediante le quali tu non possa difenderti da gran caldi, o da gran freddi, senza molestia: se e’ non vi saranno stanze, nelle quali tu ti possa essercitare, e pigliar piacere quando sarai sano; et stanze ancora, che per esse possa schifare le offensioni de la aria per gli infermi, et che non si sentono bene. Aggiugnici, se ella non sarà assai sicura, et gagliarda per difendersi ne casi fortuiti, et subitani da le ingiurie de gli huomini. Se le mura saranno o tanto sottili che elle non si reghino per sostenere il tetto, o più grosse che il bisogno per reggersi, et star ferme: se i tetti contenderanno (per dir cosi) con le lor grondaie l’un con l’altro. Se dette grondaie gitteranno lo impeto de le loro acque nelle mura, ò nelle entrate. Se tu porrai tale muraglia troppo bassa, o troppo alta: se i vani, et le finestre riceveranno venti mal sani, guazze moleste, o Soli importuni, o per il contrario se saranno tanto strette che ne induchino troppa oscurità odiosa: se non haranno havuto riguardo à gli ossami de le mura: se le entrate saranno da cosa alcuna impedite: se mostreranno cose brutte, et sporche, et simili altre cose, le quali ne passati libri esplicammo. Ma i difetti che inanzi à tutti gli altri bisogna havere in odio per conto de li adornamenti, sien questi: Come se nelle opere de la natura si vedesse per aventura cosa alcuna posta al contrario, o arrovescio, o manca, o troppa, o se per conto alcuno ella havesse mala forma. Percioche se questo è imputato a mancamento nelle cose de la natura, et è tenuta per cosa monstruosa; che si dirà egli d’uno Architettore che si sia servito de le parti de le cose inconvenientemente? et se le parti che si usano intorno alle forme, sono linee, angoli, estensioni, et simili. Dicono adunque bene coloro, i quali affermano che e’ non si trova difetto alcuno di contrafatto, più brutto, ne più detestabile che il mescolare insieme o angoli, o linee, o superficie che non sieno et di numero, et di grandezza, et di sito simili l’un a l’altra uguali, et congiunte insieme con diligentia, et accuratezza grandissima. Et chi sarà quello che non biasimi grandemente colui che dove e’ non sia stato forzato da alcuna necessità, habbi tirato mura in quà, et in là simili a un lombrico senza ordine alcuno, et inconsideratamente, et alcune più lunghe, et alcune più corte con angoli disuguali, et con congiugnimento senza forma che buona sia, et le medesime cose massimo, o in una pianta, che da l’un lato sia troppo ottusa, et da l’altro troppo appuntata, con regola confusa, con ordine tramutato, et con consiglio non preveduto, ne esaminato. Sarà ancora difetto haver tirato [p. 240 modifica]in modo la muraglia, che se bene quanto à fondamenti ella non stia però cosi male, le mura nondimeno stieno di maniera, che ancora che elle desiderino gli ornamenti, non possino per modo alcuno diventare più eccellenti, o più garbate per leggiadria d’adornamenti; come se e’ non si fusse curato nelle mura di cosa alcuna, salvo di farle per reggere i tetti, non havendo lasciato cosa alcuna in alcun luogo dove si possino accomodare convenientemente, et con ordine distinto, o la dignità de le colonne, o lo ornamento de le statue, o la maiestà de le tavole, et la bellezza de le pitture, o la delicatezza de li intonichi. Simile à questo mancamento, et quasi suo congiunto, è questo, quando altri nelle cose che si hanno a fare non dura il più che può fatica di vedere che con la medesima spesa elle si faccino oltra modo bellissime, et che habbino maiestà grandissima. Conciosia che certamente nelle forme, et nelle figure de gli edificii si trova una certa eccellenza, et una certa gratia di natura, che desta gli animi de gli huomini, et si conosce subito se ella vi è, et non vi essendo vi si desidera grandissimamente, et gli occhi massimo per lor natura conoscono, et desiderano il bello, et la leggiadria, et in questa cosa son difficili, et fastidiosi à contentarli. Ne sò io, donde si proceda, che e’ pare che e’ desiderino molto più quelle cose, che vi mancano, che ei non lodano quelle che vi sono di buono, percioche continovamente cercano quel che vi si possa arroggere, per far la cosa più splendida et più gratiosa, et restano offesi, se non veggono che vi sia posta tanta fatica, et tanta industria di arte, quanta habbi possuto porvi uno accuratissimo, accortissimo, et diligentissimo maestro. Oltra di questo non sanno dire da che cosa restino alcuna volta offesi, se non da questo solo che e’ non hanno da potere satiare totalmente, ne adempire lo sfrenato desiderio, che egli hanno di vedere una smisurata bellezza. Le quali cose essendo cosi, sarà certamente bene di sforzarsi per quanto noi possiamo, con ogni studio, opera, et diligentia, che quelle cose che noi muriamo, sieno ornatissime, et quelle massimo che ognun desidera sieno addorne; nella quale specie sono le muraglie publiche, et massimo le sacre, percioche e’ non sarà nessuno, che possa sopportare, che elle stieno ignude di ornamenti. Sarà difetto ancora se gli adornamenti, che si aspettano à gli edifitii publici, tu gli accomoderai à privati, o quelli che si aspettano à privati, tu gli applicherai à le muraglie publiche, et massimo se nella loro specie saranno cose minime, se elle saranno da non dover durare, come se alcuno ne gli edifitii publichi applicasse pitture mal fatte, caduche, et fracide, conciosia che le cose publiche hanno à essere eterne. Et è ancora difetto assai grave, il che veggiamo accadere à certi sciocchi, che non hanno à fatica cominciata una muraglia, che la dipingono, et vi mettono statue, et adornamenti in quantità, onde adviene che queste simil cose son guaste et rovinate avanti che sia finita la muraglia; e’ bisogna haver finito cosi ignuda tutta la tua muraglia avanti che tu la vesta di ornamenti, et l’ultima cosa sarà lo adornarla. Alla qual cosa l’occasione de tempi, et de le cose, et la facultà ti si presterà allhora nella fine da poterlo fare comodissimamente, et senza alcuno impedimento. Ma io vorrei che gli adornamenti che tu ci metterai, fussino in gran parte talmente fatti, che vi si fussino affaticate diverse, et più mani di mediocri artefici. Ma se pure tu ve ne volessi alcuni più eccellenti et più rari come statue, et tavole, come furno quelle che di Fidia, et di Zeusi, per esser tenute rarissime, è bene collocarle in luoghi rarissimi, et honoratissimi. Io non lodo quello Dioceo Re de Medi, che accerchiò la Città Ecbatana di sette circuiti di mura, et gli fece di variati colori, che alcuni fussino rossi, alcuni giallicci, altri coperti d’argento, et altri d’oro ancora. Hò in odio anco Caligula che haveva la stalla di marmo, et le mangiatoie di avorio. Le cose che edificava Nerone, erano tutte coperte d’oro, et commesse di gemme. Eliogabalo fu più pazzo, che ammattonò le stanze di oro, et si doleva che non [p. 241 modifica]le posseva ammattonare di Ambra. Et non è gran fatto se questi pazzi ostentatori, per dir cosi, di si fatti lavori, anzi più tosto di tale pazzia, sono da essere vituperati; gittando essi via le fatiche de mortali, et i sudori de gli huomini, in quelle cose, che non si usano, ne sono convenienti alla principiata muraglia; et in quelle ancora, nelle quali non si vegga cosa alcuna che ne faccia maravigliare di ingegno, ne dove si habbia à lodare la inventione. Io dunque avertisco di nuovo, et da capo, che si schifino simili difetti, et inanzi che tu ti metta à far opera alcuna, considera, et esamina teco molto bene il tutto, et insieme conferiscilo alli intendenti; fattine ancora i modelli. Da quali io vorrei che tu riandassi con tempo continovato, et tal volta mettendo tempo in mezo, due, tre, quattro, sette, et dieci volte, tutte le parti, et membra del futuro edifitio, fino a tanto che dal basso sino alla cima dell’ultimo tegolo, non vi sia cosa alcuna coperta, o scoperta, grande, o piccola in tutta la opera da farsi, che tu non la habbia pensata molto, et lungo tempo, et ordinatala, et destinato di che cose, in che luoghi, con che ordine, con che numero e’ sia conveniente, et stia bene haverla collocata, congiunta insieme, et datoli fine.