Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro primo – Cap. VI

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Libro primo – Cap. VI

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Di alcune più occulte commoditadi, et incommoditadi della Regione, le quali da Savii debbon essere ricerche.

cap. vi.


DEbbesi ancora ricercare diligentemente, se quella Regione è solita ad essere molestata da alcune incommodità più secrete. Platone pensava che in certi luoghi fusse, et inspirasse alcuna volta certa terminata potenza di spiriti, la quale fusse hor molesta, hor propitia a gli habitatori. Sono certamente alcuni luoghi, dove gli huomini facilmente impazzano, alcuni dove facilmente da loro stessi si procacciano danno, alcuni dove con lo impiccarsi, o con il precipitarsi, o con ferro, o con veleno facilissimamente si tolgono la vita. Aggiugni a questo, che egli è ancora di necessità esaminare diligentissimamente, da più occulti inditii di natura, tutte quelle cose, che fanno a questo proposito. Era antico costume trovato insino a’ tempi di Demetrio, che non solamente nel porre le Città, et le Castella, ma nel porre ancora gli alloggiamenti de gli esserciti, per alcuni giorni si guardassino le intestine delle pecore, che in quel luogo si [p. 14 modifica]fussero pasturate, come dentro stessino; et che colore havessero. Nelle quali se per sorte havessero trovato difetto alcuno, dicevano che quello era luogo da fuggirlo, per esser mal sano. Varrone dice, che sapeva certo, che in certi luoghi volavano per aria alcuni minuti animaluzzi, piccoli come atomi, i quali ricevuti con il fiato insieme dentro al polmone, si appiccavano alle intestine, et rodendole causavano malattie crudeli, et corrotte, et inoltre peste, et morti. Nè si deve lasciare indietro, che e’ si trovano alcuni luoghi, che di lor natura non haranno nè incommodità, nè pericolo alcuno, ma saranno talmente collocati, che da i forestieri che vi capitano, vi sarà bene spesso condotta peste, et miseria. Et questo non accade solamente per venirti addosso esserciti armati à volerti fare ingiuria, come interviene à quelle terre, che sono esposte à Barbari, et a gli efferati. Ma per riceverli ancora amichevolmente, et alloggiarli, nuocono oltra modo. Altri per havere havuti vicini desiderosi di cose nuove hanno portato pericolo mediante il danno, et la rovina di quelli. Pera in sul Mar maggiore colonia de’ Genovesi continuamente è tormentata dalla peste, perche in quel luogo son ricevuti ogni giorno Stiavi, si infermi dello animo, si dal continuo lezo, et sporcitia, fradici, et consumati. Dicono ancora che egli è cosa da savi, et da huomini di buon consiglio, andar ritrovando da gli augurii, per osservatione del Cielo, che fortuna si habbia ad havere in la regione. Le quali arti, pur che elleno convenghino con la religione, io certo non dispregio. Chi negherà, che quello che costoro chiamano Fortuna, sia pur quel che ella si voglia, non possa molto sopra le cose de gli huomini? Non affermarem noi, che la publica fortuna di Roma possette assai ad accrescere lo Imperio? La Città di Iolao in Sardigna, fatta da il nipote di Ercole, se ben fu et da’ Cartaginesi, et da i Romani, assai volte assaltata con le armi, Diodoro niente di meno scrive, che ella sempre stette in libertà. Hor crediam noi, che il tempio appresso di Delfo, già prima da Flegias abruciato, dipoi al tempo di Silla ardesse la terza volta, senza particulare disgratia di quello stesso luogo? Che direm noi del Campidoglio? quante volte è abruciato, et ha inalzate le fiamme? La città de Sibariti, essendo più et più volte tormentata, et dipoi abbandonata, et finalmente spenta in tutto, ultimamente rimase diserta: et à coloro che quindi si fuggivono, correvano pur dietro le disaventure, ne per andarsene à stare altrove, et lasciare lo antico nome della Città loro, possetton mai difendersi dalle calamitadi, et dalle miserie: percioche sopragiunti loro adosso nuovi habitatori, tutte le più antiche, et principali famiglie loro con ferro, et morte insieme con gli edificii sacri, et con la Città furono spenti, insino da fondamenti. Ma lasciamo hora mai star queste cose, delle quali son piene le historie. Questa appresso di noi sia la sostanza, che egli è cosa da huomo prudentissimo, il cercare di mettersi a fare tutte quelle cose, mediante le quali la cura, et la spesa dello edificare non habbia à farli indarno: et che essa opera debba essere eterna, et sana. Et certamente, il non lasciar cosa alcuna indietro nel mettere ad effetto tanto gran cosa, è officio di huomo consideratissimo. O non è ella cosa di grande importanza à te et à tuoi, mettersi à una impresa, che habbi à giovare, che conferisca alla salute, et che convenga à vivere con dignità, et dilettatione, et che serva al lasciar di se nome, et fama? Quivi harai tu da attendere ad ottimi studii, quivi ti saranno cari i dolci figliuoli et la famiglia, quivi harai i giorni da travagliare et da quiete, quivi si consumeranno tutti i discorsi de gli anni tuoi, talmente che io non penso, che e’ si possi trovar cosa alcuna in tutta la vita appresso la humana generatione, (eccetto che la virtù) alla quale si debba più attendere con ogni cura, opera, et diligentia, che à cercare di potere con la tua famiglia habitare bene, et comodamente. Et chi è quello che affermi di poter bene habitare, sprezzate queste cose, che noi habbiamo dette? ma sia di loro detto à bastanza. Restaci a trattare del sito.