Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro terzo – Cap. VIII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro terzo – Cap. VIII

../Libro terzo – Cap. VII ../Libro terzo – Cap. IX IncludiIntestazione 14 novembre 2015 75% Da definire

Della architettura - Libro terzo – Cap. VII Della architettura - Libro terzo – Cap. IX
[p. 60 modifica]

Delle parti de finimenti, delle corteccie, de ripieni, et delle sorti loro.

cap. viii.


LE parti de finimenti sono quelle che noi dicemmo che communicano a tutto il muro, cioè le corteccie, et i ripieni; Ma le corteccie, alcune sono da lato di fuori, et alcune al contrario da lato di dentro. Se tu farai quelle di fuora di Pietra durissima, ti gioverà molto quanto al durare eternamente. Oltre a questo in tutti i finimenti, siano di qual opera si voglino, o amandorlata, o di Pietre rozze, io non ti riprenderò, pur che tu metta rincontro a fastidiosissimi, et nocivissimi o vuoi Soli, o molestie di venti, o veramente a i fuochi, o alle brinate quelle Pietre, che per loro natura sono gagliardissime a resistere all’impeto, al peso, et alla ingiuria; et in que’ luoghi massimo si debbe porre materia al tutto robustissima, donde nel cadere da canali de tetti, o dalle grondaie le pioggie maggiori sieno da venti sbattute nella muraglia, vedendosi per tutto ne gli edificii antichi, per la ingiuria di simili spruzaglie, esso Marmo (per dir cosi) essersi grandemente roso, et quasi consumato del tutto. Ancora che quasi tutti gli Architettori intendenti, per provedere a questa ingiuria, usarono di ragiunare le acque de tetti, et ristringendole in canali, condurle, et levarle via. Et che più? gli Antichi nostri avertirono che ogni anno nell’Autunno le foglie de gli alberi cominciano a cadere prima da quella parte ch’è volta ad Ostro, et a mezo dì. Noi habbiamo considerato tutti gli edificii consumati per la vecchiaia essere cominciati a rovinare di verso Ostro. Et la cagione, perche cosi avenga, è forse, perche l’ardore, et l'impeto del Sole, mentre che l’opera era ancora in piede, consumò troppo presto il nervo della calcina. Aggiugnesi, che per i fiati d’Ostro, inhumditosi più, et più volte il muro, et per gli ardori del Sole ribollito, marcitosi, alla fine si corrompe. Contro a queste adunque, et simili altre ingiurie, si debbe esporre materia atta, et gagliardissima. Questo penso io, che principalmente si debba osservare, cioè tirare per tutto lo andare della muraglia, gli incominciati filari ugualmente, et non con disaguaglianza alcuna, accioche ella non sia da mano destra di Pietre grandi, et da sinistra di piccole: Percioche e’ dicono, che la muraglia per l’aggiunta di nuovi pesi si serra insieme, et la calcina nel rasciugarsi, per il troppo aggravamento non fa la presa; Onde è di necessità, che nella opera si scuoprino varii difetti. Ma io non ti vieterò già, che tu non facci la corteccia di dentro insieme con tutta la facciata del muro, di Pietra più tenera, ma facendo qual corteccia tu vuoi, o di dentro, o di fuori, ella si debbe tirare in modo, che ella sia distesa, et finita, secondo la sua linea, et il suo piombo. La sua linea sarà quella, che corrisponderà pari per tutto, al disegno della pianta, talmente che ella in alcuna delle sue parti, non sporti in fuora, nè in alcuna si tiri in dentro, non sia in alcun luogo a onde, nè in alcuno luogo non diritta, et bene adattata, et perfettamente finita. Se nel murare, et mentre che la muraglia è fresca, tu l’arriccierai, ti averrà di poi, che quale si voglia intonico, o imbiancatura, che tu vi aggiugnerai, carà un lavoro da non si concumare mai. Duoi sono i generi de ripieni: l’uno è quello, mediante il quale e’ riempiono il vano, che resta tra le corteccie, di calcina, et pezzami alla rinfusa: L’altro è quello, mediante il quale con Pietre ordinarie, ma roze, murano più tosto che e’ riempino. L’uno, et l’altro si vede che è stato trovato per masseritia: conciosia che si metta ogni minuto, et piccolo sasso in quella parte delle mura. Ma se egli averrà che e’ vi sia abbondanza di Pietre grandi, et riquadrate, chi farà quello che spontanamente si voglia servire di pezzami, et di minutami? Et certamente in questa sola cosa sono differenti gli ossami delle muraglie, da finimenti, che infra l’una, et l’altra [p. 61 modifica]corteccia di questi, si riempie di qual si voglia spezzato, et guasto sasso, quasi come con opera ammassata a caso, et tumultuariamente fatta: Et in quelli altri, non si mescolano alcuni o pochissimi sassi rozi, ma tutti, et in ogni luogo insino dentro, si murano di opera ordinaria. Io vorrei più tosto che e’ riempiessino il muro per tutto, con tutti gli ordini di Pietre quadrate, accioch’egli durasse eterno, niente dimeno, sia qual si voglia vano infra le corteccie delle mura, che tu habbi ordinato di riempire di Pietre, avvertisci quanto più puoi, che i filari si tirino per tutto uguali. Et oltra questo sarà bene che dalla facciata di fuori a quella di dentro, si menino non troppo rade, alcune Pietre ordinarie, che abbraccino tutta la grossezza del muro insino alle corteccie, et che le leghino scambievolmente insieme, accioche i gittativi ripieni, non spinghino le sponde delle corteccie. Osservarono gli Antichi nel gittare i ripieni, di non gli gittare (con una sola continovata gittatura) più alti che cinque piedi, et di ragguagliarvi dipoi sopra con un filare. Onde la muraglia venisse quasi ristretta, et ricinta di nervi, et di legature, accioche se cosa alcuna o per difetto del Maestro, o per altro accidente, cominciasse in tutta quella gittatura ad avvallare, non habbia a tirarsi subito addosso il peso dell’altre cose, che di sopra l’aggravano, ma habbino le cose di sopra quasi una nuova basa, da fermarvisi. Ultimamente ne avertiscono, il che appresso di tutti gli Antichi veggo io molto osservato, che ne ripieni non si metta Pietre, che passino di peso la libra; percioche e’ pensano che le minute si unischino più facilmente, et si pareggino meglio alle congiunture, che le grandi. Et faccia a questo proposito quello, che appresso di Plutarco si legge del Re Minos; Percioche havendo costui divisa la Plebe in arti, teneva per cosa certa, che ogni corpo in quante più minute parti fusse diviso, tanto più facilmente, et più a suo piacere fi potesse maneggiare, et trattare. Non penso già che sia da stimare poco, che tutte le concavità si debbono riempire, et che e’ bisogna per tutto in ogni minimo luogo rinzaffare, si per altri conti, si ancora perche gli animali non vi possino entrare a farsi nidio, et che ragunatevisi ribalderie, et semi, naschino per le mura fichi salvatichi. Egli è cosa incredibile a dire quante gran moli di Pietre, et quali masse io ho viste smosse da una sola radice d’una pianta. Tutte quelle cose adunque, che tu hai a murare, si debbon et legare, et riempiere diligentissimamente.