Della dissimulazione onesta/L'autor a chi legge

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L'autor a chi legge

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Della dissimulazione onesta I. Concetto di questo trattato

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L'AUTOR A CHI LEGGE


A questo mio trattato io pensava di aggiunger alcune altre mie prose, perché ’l volume, che ha difetto nella qualitá, fosse in qualche considerazione per merito della quantitá; ma per molt’impedimenti non è stato possibile, e spero di farlo tra poco tempo,

edita ne brevibus pereat mihi carta libellis,

come disse Marziale. Né solo m’occorre di significar questo alla benignitá di chi legge, ma piú espressa la mia intenzione intorno alla presente fatica, ancorché nel primo capitolo della medesima opera io l’abbia detto: affermo dunque, che ’l mio fine è stato di trattar, che ’l viver cauto ben s’accompagna con la puritá dell’animo, ed è piú che cieco chi pensa che, per prender diletto della Terra, s’abbia d’abbandonar il Cielo. Non è vera prudenzia quella che non è innocente, e la pompa degli uomini alieni dalla giustizia e dalla veritá non può durare, come spiegò il re David dell’empio, ch’egli vide innalzato, simile a’ cedri di assai famoso monte; da che conchiude:

Custodi innocentiam et vide aequitatem: quoniam sunt reliquiae homini pacifico.

Cosí è amator di pace chi dissimula con l’onesto fine che dico, tollerando, tacendo, aspettando, e mentre si va rendendo conforme a quanto gli succede, gode in un certo modo anche delle cose che non ha, quando i violenti non sanno goder di quelle che hanno, perché, nell’uscir da se medesimi, non si [p. 146 modifica]accorgono della strada ch’è verso il precipizio. Quelli che hanno vera cognizione dell’istorie potranno ricordarsi del termine a che si son condotti gli uomini alli quali piacque di misurar i loro consigli con sí fatta vanità, e da quanto va succedendo si può veder ogni giorno il vantaggio del proceder a passi tardi e lenti, quando la via è piena d’intoppi. Da questa considerazione mi mossi a trattar di tal suggetto, e mi son guardato da ogni senso di mal costume, procurando pur di dir in poche parole molte cose; e se in questa materia avessi potuto metter nelle carte i semplici cenni, volentieri per mezzo di quelli mi averei fatto intendere, per far di meno anche di poche parole. Ha un anno ch’era questo trattato tre volte piú di quanto ora si vede, e ciò è noto a molti; e s’io avessi voluto piú differire il darlo alla stampa, sarebbe stata via di ridurlo in nulla, per le continue ferite da distruggerlo piú ch’emendarlo. Si conosceranno le cicatrici da ogni buon giudizio, e sarò scusato nel far uscir il mio libro in questo modo, quasi esangue, perché lo scriver della dissimulazione ha ricercato ch’io dissimulassi, e però si scemasse molto di quanto da principio ne scrissi. Dopo ogni sforzo di ben servir al gusto publico, io conosco di non aver questo, né altro valore, e solo ho speranza che sarà gradita la volontà. In questa è l’uomo, e già disse Epicteto stoico: Quandoquidem, nec caro sis, nec pili, sed voluntas.

Viva felice.