Della dissimulazione onesta/XI. Del dissimulare con li simulatori
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XI.
Del dissimulare con li simulatori.
Quelli che si applicano al piacer della parte ch’è in noi soggett’alla morte, sprezzando l’uso della ragione si mutano in abito di fiere; perché tali son da riputarsi, come fu espresso da Epicteto stoico, dicendo: Certe misellus homuncio, et caro infelix, et re vera misera. At melius quiddam habes carne; quare, misso illo et neglecto, carni duntaxat es deditus? Ob huius societatem declinantes a meliore natura quidam, lupis similes efficimur, dum sumus perfidi et insidiosi et ad nocendum parati: alii leonibus, quia feri, immanes et truculenti: maxima vero pars vulpeculae sumus.
Da che si può considerar un de’ duri impedimenti nel dissimulare; poiché il guardarsi da lupi e da leoni è cosa piú pronta per la notizia che si ha della lor violenza e perché poche volte si riscontrano; ma le volpi son tra noi molte e non sempre conosciute, e, quando si conoscono, è pur malagevole usar l’arte contra l’arte, e in tal caso riuscirá piú accorto chi piú saprá tener apparenza di sciocco, perché, mostrando di creder a chi vuol ingannarci, può esser cagion ch’egli creda a nostro modo; ed è parte di grand’intelligenza che si dia a veder di non vedere quando piú si vede, giacché cosí ’l giuoco è con occhi che paion chiusi e stanno in se stessi aperti.