Della dissimulazione onesta/XII. Del dissimulare con se stesso

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XII. - Del dissimulare con se stesso

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XII.

Del dissimulare con se stesso

Mi par che l’ordine di questo artificio metta prima la mano nella persona propria; ma si richiede prudenzia in estremo, quando l’uomo ha da celarsi a se medesimo, e questo non piú che per qualche picciolo intervallo e con licenza del nosce te ipsum, per pigliar una certa ricreazione passeggiando quasi fuor di se stesso. Prima dunque ciascun dee procurar non solo di aver nuova di sé e delle cose sue, ma piena notizia, ed abitar non nella superficie dell’opinione, che spesse volte è fallace, ma nel profondo de’ suoi pensieri, ed aver la misura del suo talento e la vera diffinizione di ciò ch’egli vale, essendo di maraviglia che ogni uno attend’a saper il prezzo della roba sua e che pochi abbian cura o curiositá d’intender il vero valor dell’esser loro. Or, presupposto che si sia fatto il possibile di saperne il vero, conviene che in qualche giorno colui ch’è misero si scordi della sua disavventura, e cerchi di viver con qualche imagine almeno di sodisfazzione, sí che sempre non abbia presente l’oggetto delle sue miserie. Quando ciò sia ben usato, è un inganno c’ha dell’onesto; poiché è una moderata oblivione, che serve di riposo agl’infelici: e benché sia scarsa e pericolosa consolazione, pur non se ne può far di meno, per respirar in questo modo; e sará come un sonno de’ pensieri stanchi, tenendo un poco chiusi gli occhi della cognizion della propria fortuna, per meglio aprirli dopo cosí breve ristoro: dico breve, perché facilmente si muterebbe in letargo, se troppo si praticasse questa negligenza.