Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO LIX

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LIX. Che ogni speranza e fiducia si dee collocare nel solo Dio.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
LIX. Che ogni speranza e fiducia si dee collocare nel solo Dio.
Libro III - CAPO LVIII Libro IV
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CAPO LIX.


Che ogni speranza e fiducia si dee

collocare nel solo Dio.


1. Signore, che cosa ho io in questo mondo, nel quale io mi fidi? qual è il maggior conforto di tutte le cose che sono a veder sotto il cielo? Ora non se’ tu, o Signore, la cui misericordia è infinita? Dove ho io avuto bene senza di te? o quando, te presente, ho potuto io star male? Io amo meglio esser povero per te, che ricco senza di te. e tolgo anzi di rimanermi qui esule in terra con te, che possedere il ciel senza te. Dove se’ tu, quivi è il cielo; ed ivi è morte ed inferno dove non sei. Tu sei colui ch’io desidero; e però m’è forza di piangere, di gridare, e pregar dietro a te. Nella fine, in nessun altro posso io sicuramente fidarmi, il quale porga alle mie necessità più opportuno soccorso, se non in te solo, o Dio mio. Tu sei mia speranza, tu mia fiducia; tu consolator mio, tu a me fedelissimo in ogni cosa. [p. 276 modifica]

2. Tutti cercano i propri vantaggi. tu provvedi alla salute mia, ed al mio solo profitto, e tutte le cose mi volgi in bene. E quando altresì tu mi metti in varie tentazioni e travagli, tutto è per te ordinato al mio bene; che sempre fosti usato di far prova de’ tuoi amici in mille maniere. nella qual prova tu non se’ meno da amare e lodare, che se mi riempissi di celesti consolazioni.

3. In te adunque, Signore Iddio, ripongo tutta la mia speranza, in te il mio rifugio; in te metto ogni mia tribolazione ed angustia: però che io trovo tutto infermo e caduco, checchè io veggo fuori di te. Conciossiachè non potranno i molti amici farmi alcun pro, nè i potenti ajutarmi, nè i consiglieri prudenti rendermi util risposta, nè i libri de’ saggi porgermi consolazione, nè verun’altra cosa darmi salute, nè luogo solitario ed ameno farmi sicuro, se tu medesimo non mi stia presso, nè mi soccorra, mi conforti e consoli, non mi istruisca e mi guardi.

4. Imperciocchè tutte quelle cose che pajono fatte ad aver pace e felicità, te lontano, son nulla; e in [p. 277 modifica]fatti non danno alcuna felicità. Fine adunque di tutti i beni, altezza di vita, profondità di dottrina sei tu; e lo sperare in te sopra tutte le cose, conforto fermissimo de’ tuoi servi. A te rivolti son gli occhi miei, in te mi fido, Dio mio, Padre delle misericordie. Benedici, e santifica di celeste benedizione l’anima mia, acciocchè diventi santa tua abitazione, e sede dell’eterna tua gloria: e niente si truovi nel tempio della tua gloria, che gli occhi della tua maestà veggano con dispiacere. Secondo la tua immensa bontà, e la tua molta misericordia riguarda a me; ed ascolta la orazione dell’infelice tuo servo, che lungi va esule in tenebroso paese di morte. Difendi, e conserva l’anima del meschino tuo servo tra tanti pericoli della vita; e col favore della tua grazia guidalo in via di pace alla patria dell’eterna chiarezza. Così sia.


Qui fornisce il libro dell’interna consolazione.