Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO XLIV

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XLIV. Del non tirare a sè le cose esteriori.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XLIV. Del non tirare a sè le cose esteriori.
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CAPO XLIV.


Del non tirare a sè le cose esteriori.


1. Figliuolo, a te si richiede d’essere in molte cose ignorante, e tenerti siccome morto sopra la terra, e come tale, a cui tutto il mondo sia crocifisso. Egli t’è anche mestieri far del sordo a molte altre, e a quelle anzi attendere che montano per la tua pace. T’è più utile voltar gli occhi da ciò, che non ti va a grado, e ciascheduno lasciar pensare a suo [p. 221 modifica]senno, che metterti a brigar di parole. Se tu sii bene di Dio, e al suo giudicio riguardi, con più pace comporterai d’esser vinto.

2. O Signore, a che mai siamo noi divenuti! ecco, che il danno temporale per noi si piange, per uno piccol guadagno si travaglia, e si corre, e lo spiritual detrimento ci vien cadendo dalla memoria, e appena è che tardi pur vi si badi. In quelle cose, che poco montano o niente, si mette studio; e quelle, che sommamente ci son necessarie, per negligenza son trasandate: conciossiachè tutto l’uomo si sparge nelle cose di fuori; e s’egli tosto non si risenta, vi giace eziandio con piacere.