Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro IV/CAPO XIII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
XIII. Che l’anima divota deve aspirare con tutto il cuore alla unione con Cristo nel Sacramento.

../CAPO XII ../CAPO XIV IncludiIntestazione 22 ottobre 2016 75% Da definire

Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XIII. Che l’anima divota deve aspirare con tutto il cuore alla unione con Cristo nel Sacramento.
Libro IV - CAPO XII Libro IV - CAPO XIV
[p. 326 modifica]

CAPO XIII.


Che l’anima divota deve aspirare con tutto il cuore

alla unione con Cristo nel Sacramento.


PAROLE DEL DISCEPOLO.


1. Chi mi concede, o Signore, ch’io ritrovi te solo, e a te apra tutto il mio cuore, e come è il desiderio dell’anima mia, io goda di te; e già nessuno mi signoreggi, nè creatura alcuna mi muova, nè guardi a me; ma tu solo mi parli, ed io a te come suole ragionare amante ad amante, ed amico usar con l’amico? Questo io prego, questo desidero; di trasformarmi in te tutto, e il mio cuore divellere da ogni cosa creata, e vie meglio per la sacra comunione e frequente celebrazione apprendere a saporare le celesti cose ed eterne. [p. 327 modifica]Ah! Signore Dio mio, quando sarò io tutto unito a te, e in te assorto, e di me stesso affatto dimentico? Fa che tu sii in me, ed io in te, e che perseveriamo ad essere insieme una cosa.

2. Or tu sei veramente, Diletto mio, eletto infra mille, nel quale si diletta di stare l’anima mia tutti i giorni della sua vita. Tu veramente sei il mio pacificatore, nel quale è somma pace e vero riposo, e fuor di te travaglio, e dolore, e miseria infinita. Veramente tu se’ un Dio nascosto, che non t’intendi co’ peccatori, ma sì agli umili e a’ semplici usi di favellare. Oh! come il tuo spirito è soave, o Signore; il quale a dimostrare quanto sei dolce co’ tuoi figliuoli, con pane saporitissimo disceso dal cielo, degni di ristorarli. In verità non ci ha al mondo nazione sì grande, la quale i suoi Dei abbia cotanto vicini, come a tutti i tuoi fedeli sei tu, o Dio nostro; a’ quali, per ristorargli ogni giorno, e sollevare in cielo il lor cuore, dai te stesso a mangiare e a gustare.

3. Conciossiachè qual è altra gente così gloriosa, com’è il popol [p. 328 modifica]Cristiano? o qual creatura sotto il cielo, avuta sì cara, come l’anima divota, alla quale si comunica Iddio per pascerla della gloriosa sua carne? Oh grazia da non potersi spiegare in parole! oh ammirabile degnazione! oh sviscerato amore in singolar maniera portato all’uomo! Ma che cosa renderò io al Signore per grazia tale, per carità sì eccellente? Io non ho cosa, ch’io ti sappia donare, la quale più ti sia a grado, o mio Dio, quanto offerendoti tutto intero il mio cuore, e teco stringendolo intimamente. Allora si scuoteranno di giubilo le viscere mie, quando perfettamente si sarà teco unita l’anima mia. E allora tu mi dirai: Se tu vuoi esser con me, ed io voglio esser con te. ed io risponderotti così: Non disdegnare, o Signore, di rimanerti in mia compagnia: io ho tutto il mio piacere di star con te. Quest’è tutto il mio desiderio, che il mio cuore stia unito a te.