Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro IV/CAPO XIV

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XIV. Del fervente desiderio che alcuni divoti ebbero del corpo di Cristo.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XIV. Del fervente desiderio che alcuni divoti ebbero del corpo di Cristo.
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CAPO XIV.


Del fervente desiderio che alcuni divoti

ebbero del corpo di Cristo.


PAROLE DEL DISCEPOLO.


1. Oh! come è riboccante la tua dolcezza, o Signore, che tu hai riserbata a que’ che ti temono. Come io mi ricordo, o Signore, di que’ divoti che con grandissima pietà ed affetto presero il tuo Sacramento, così spesse volte in me stesso confondomi, e m’arrossisco; che così tiepido, anzi freddo mi conduco al tuo altare, ed alla mensa della sacra comunione; ch’io mi rimango pur così arido, e senza nessuno affetto di cuore; ch’io tutto non ardo nella tua presenza, o Dio mio; nè con tal forza sono tratto nè mosso, siccome furono parecchi divoti; i quali per desiderio eccessivo della comunione, e per sensibile tenerezza di cuore non potevano ritenere le lagrime; anzi con la bocca aperta del cuore insieme e del corpo, fin dalle midolle anelavano a te, Iddio [p. 330 modifica]fonte vivo; non sapendo come altramenti quetare ed empiere la propria fame, se e’ non avessero con tutta dolcezza e spirituale avidità, preso il tuo corpo.

2. Oh fede di questi tali, veramente di fuoco! argomento probabile della tua sacra presenza. Conciossiachè essi in verità riconoscono il lor Signore nel romper del pane; il cuore de’ quali di tanta forza arde dentro di loro dell’amor di Gesù, che s’accompagna con essi in cammino. Ora da tal divozione ed affetto, da così veemente amore ed ardore le più volte io sono lontano. Deh! sii a me cortese, Gesù buono dolce e benigno, e dà alcuna volta almeno a gustare nella sacra comunione al tuo poverello mendico alcun saggio di cordial sentimento dell’amor tuo; acciocchè la mia fede più si rassodi, la speranza della tua bontà vie più cresca; e la volontà una volta accesa perfettamente, dopo assaggiata la manna del cielo, non venga meno mai più.

3. Ora è potente la misericordia tua di concedermi la grazia desiderata; ed in ispirito di ardore (a quell’ora che sarà tuo piacere) graziosamente [p. 331 modifica]visitarmi. Imperciocchè quantunque io non ardo di sì gran brama, qual fu ne’ tuoi sì speciali divoti; nondimeno io mi sento la tua mercè desiderare quel desiderio sì grande ed acceso; e prego pure e desidero d’aver anch’io parte con que’ tuoi ferventi amatori, ed essere annoverato al loro consorzio.