Discorsi di guerra/Capitolo V

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Capitolo V

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CAPITOLO V


Breve intermezzo estraparlamentare


Durante l’intermezzo dei lavori parlamentari una manifestazione, meritevole di ricordo, dell’On. Boselli si ebbe il 18 gennaio 1917, giorno in cui il Presidente del Consiglio visitò, accompagnato da altri ministri, le varie opere del Comitato di Assistenza Civile di Roma.

Al saluto rivoltogli dai Presidenti di esso Comm. Appolloni e Senatore Wollemborg, l’On. Boselli, così rispose:

L’esimio Presidente, con parola alta ed eloquente come comporta la sua squisita educazione artistica, e l’amico Wollemborg, con la particolareggiata esposizione dell’opera compiuta, ci hanno condotto col pensiero e con l’animo nella visita alle varie forme di assistenza di questo Comitato. L’amico Wollemborg che ha voluto chiudere il suo dire con parole lusinghiere per il Governo e per me, ha esposto cifre. Ma quelle cifre avevano tale bagliore di persuasione che sono diventate poemi di patriottica virtù e di amore. Non saprei immaginare una più perfetta organizzazione e perciò mi rendo interprete dell’amore col quale il Governo segue l’opera di assistenza e sono lieto di esprimere questi sentimenti di ammirazione e gratitudine al Comitato romano perchè l’esempio che muove da Roma assurge [p. 136 modifica]ad esempio ed ispirazione nazionale. (Applausi vivissimi). Qui veramente v’è concordia di mente e di cuore. Ed è bene che qui viga ed operi la concordia nazionale che io non cesserò mai di invocare e che se è continua, intima, solidale, indissolubile nel Governo, deve essere fattiva, operosa, sincera nel paese, perchè sarà quella che deve darci la vittoria definitiva. Chi mi ha preceduto ha parlato dell’opera delle donne ed ha detto così bene che poco a me resta a dire. Signore, io lo so che voi siete infaticabili, ma consentite che io rivolga anche il pensiero a quelle altre donne che nei campi e nelle officine pareggiano le virtù vostre. Noi dobbiamo alla donna ringraziamenti e compensi, a voi morali, a quelle, materiali. L’opera della donna in questa guerra ha dimostrato che ormai, e qui non parla il Presidente del Consiglio, ma parla l' uomo privato, all’azione dei governanti di sesso maschile deve essere associato l’elettorato della donna. Insisto nel rilevare che è l’uomo che parla e non la persona rivestita dell’altissimo ufficio che ho l’onore di ricoprire. Tutte le opere vostre sono meravigliose, ma a me piace insistere sull’opera di propaganda civile e politica che proprio le donne possono compiere.

La guerra a molte cose ha giovato; ha giovato alla unità nazionale e noi lo vediamo fra i soldati di tutta Italia accomunati da un unico sentimento sul campo di battaglia. Ha giovato specialmente a coloro che in ogni atto della loro vita, nella politica o nel commercio, mettono sovra ogni altro il culto libero della patria.

E perciò la guerra ci ha reso migliori. Non posso seguire tutte le opere ma non posso trascurare di [p. 137 modifica]ricordare l'asilo della patria, dove si pone nell’animo dei fanciulli accanto all’amore per i propri padri, il culto di questa sacra idealità, di questa scuola mirabile di amore e di fede. L’opera così nobilmente intrapresa deve essere però continuata con costanza romana. Urge più che mai che il compito vostro, iniziatosi nell’ora dell’entusiasmo, continui ora che il disagio inevitabilmente si accresce, ora che nuove classi vengono chiamate alle armi, ora che i sacrifizi aumentano, ora che si abusa della parola pace, sfruttando il sentimento nobile in essa racchiuso. Ma voi dovete combattere con ogni mezzo contro tutte le forme di depressione e che potrebbero avvelenare l’anima nazionale. Signori del Comitato romano; il Presidente vostro, nel parlare al principio di questa adunanza, è andato colla mente alle falangi vittoriose dei soldati romani ascendenti il Campidoglio. Io dico che continuando la vostra opera così benemerita sarete degni di seguire, colla coscienza soddisfatta, i nostri soldati e sarete degni di associare ai canti della vittoria il nome sempre sacro ed immortale di Roma.