Dopo le nozze/Unioni infelici

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Unioni infelici

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A chi lo scettro? Nuovi legami

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UNIONI INFELICI


Le pareti domestiche non sono sempre un asilo di pace e di concordia, non tutti gli sposi hanno tutta la virtù e l’abnegazione necessaria per sopportarsi e compatirsi a vicenda, se per caso i loro caratteri non fossero fatti per andare perfettamente d’accordo.

Assai più spesso di quello che si creda, la casa è una specie di campo di battaglia, e due esseri che dovrebbero avere un solo pensiero e una sola volontà, sono tanto lontani fra loro come il polo artico da quello [p. 63 modifica] antartico; uno dice bianco, quando l’altro dice nero; quello che uno vuol caldo l’altro vuol freddo; e così via, cominciando dalle cose più insignificanti fino alle più importanti; sono case dove ogni parola è una ferita, ogni azione un dispetto, ogni movimento un ostilità; ma questo ancora è il meno; ci sono esseri ingannati prima del matrimonio da false apparenze, che si vedono condannati a convivere per tutta la vita con un essere abbietto che non possono fare a meno di disprezzare, e vivono senza speranza di poter mai liberarsi da un giogo divenuto insopportabile. La potete immaginare, la vita orribile che devono condurre quegli infelici? Certo Dante nel suo Inferno non ha ideato un tormento maggiore.

Anche il matrimonio ha le sue vittime come la guerra; e se ci sono donne che con coraggio e pazienza sopportano in silenzio le più crudeli torture, e uomini che per amor della pace devono ogni cosa tollerare dalle mogli bisbetiche, non tutti possono essere eroi, e ve n’ha che si stan[p. 64 modifica] cano e si ribellano. Altri vanno fino al delitto per liberarsi da un compagno che rende loro l’esistenza una continua tortura e preferiscono finire in una prigione a trascinare una catena che trovano meno pesante di quella del matrimonio.

Ci sono di quelli che stanchi di una convivenza divenuta insopportabile ricorrono alla divisione, ma se per un uomo che vive d’una vita piuttosto esteriore e in mezzo al vortice degli affari può trovarci una soluzione abbastanza sopportabile, per una donna è una condanna peggiore della convivenza con un marito esigente e crudele. Che può fare la poveretta legata per sempre ad un uomo, eppure sola nel mondo e abbandonata a sè stessa e per giunta condannata dalla società che non ammette le posizioni equivoche e costretta a portare un nome che le è divenuto odioso? Per lei, qualunque cosa tenti, da qualunque parte si volga, non vede che un buio continuo ed è condannata ad essere o infelice o colpevole. [p. 65 modifica]

Ora tutti questi esseri infelici hanno veduto un po’ di luce fra le tenebre, e a quella si rivolgono come ad un porto di salvezza. È la legge sul divorzio, proposta di recente in Francia ed in Italia. In Francia se ne parlò molto fu tema di commedia, di dramma, per qualche tempo occupò tutte le conversazioni nei salotti eleganti, difesa da alcuni, combattuta da altri, lodata, biasimata, posta in ridicolo, e dopo tanta agitazione e tanto chiasso non se ne fece nulla.

Vedremo la sorte che avrà in Italia, dove le questioni si prendono con più calma e forse con maggiore serietà. Anche presso di noi il divorzio ha i suoi detrattori e i suoi propugnatori e in mezzo a tante opinioni differenti la mente non sa da qual parte rivolgersi. Io non mi sento da tanto di poter trattare un argomento di simile importanza, ma per la giustizia, per il bene della società e specialmente per quello della donna, e desiderabile che una legge simile venga sancita dai nostri legislatori, sempre però con molte restrizioni. [p. 66 modifica]

Se il divorzio si potesse fare con tutta facilità, sarebbe davvero una cosa molto comoda per quelle sposine volubili e mai contente di nulla, che si vedrebbero allora far mille capriccetti per tormentare il marito e mostrarsi bisbetiche e incontentabili, e fare precisamente come i fanciulli quando vogliono un nuovo balocco, tanto per cambiare marito anche a costo di doverlo rimpiangere poi; e molti mariti incostanti si vedrebbero maltrattare le loro mogli per il gusto di poter fare legalmente un po’ di varietà; allora sì, che si starebbe bene! povero mondo e povera famiglia, non ci sarebbe nulla di sacro. Ma invece sarà come un àncora di salvezza, come una liberazione, per quella fanciulla onesta e virtuosa che, ingannata da arti simulatrici, andò sposa ad un uomo capace di qualunque delitto, che forse un giorno finisce ad essere condannato ad una pena infamante, e il suo nome viene cancellato dalle liste civili, così non sarebbe costretta ad esser legata per sempre ad un uomo che è stato scacciato [p. 67 modifica] dal consorzio umano e non figura che come numero nelle liste dei carcerati. Oppure sarà il rifugio dell’uomo onesto e leale che sposò una donna spregevole sotto ogni rapporto, e vedrà nel divorzio la sua liberazione. E noi donne specialmente si dovrebbe desiderarlo come quelle che ne avrebbero maggiori vantaggi, ci sono leggi abbastanza ingiuste verso di noi perchè ne venga alcuna in nostro favore. Io, vedete non sono fautrice dell’emancipazione della donna, perchè la calcolerò sempre un essere debole in confronto all’uomo; ma appunto per questa ragione ha bisogno di maggior protezione, e quelli che fanno le leggi e le riformano, dovrebbero pensare a questa cosa e trattarci con un po’ più di giustizia, che forse si sarebbe allora più contente della nostra condizione e non si direbbe come spesso succede: “Che legge ingiusta per noi; ma naturalmente, le leggi le fanno gli uomini, e essi sono egoisti.„

Se fosse il caso si sente che noi non si agirebbe in tal guisa, e se si facessero delle [p. 68 modifica] leggi forse sarebbero leggi strampalate, poco serie, ma l’altra metà del genere umano ci starebbe altrettanto a cuore come la nostra e ci si metterebbe meno testa, ma più cuore.

Ora il divorzio per noi è ancora un problema da risolvere, e forse quando leggerete queste pagine ne saprete già la soluzione; a quelli poi che forti del loro sentimento religioso non lo vorrebbero ammettere, io risponderei che Dio che viene rappresentato tutto indulgenza e bontà, non potrebbe permettere l’infelicità delle sue creature; in quanto ai figliuoli, i quali sono la gran questione, di cui si fanno forti gli oppositori, mi pare che i figli che nascono in mezzo alle discordie in famiglia, sono condannati dalla loro nascita ad essere infelici, e piuttosto che siano continuamente spettatori di litigi, è molto meglio che vivano lontani dai genitori; anzi ciò diventa una crudele necessità.

Nei paesi dove esiste il divorzio non ci si pensa mai, lo mettono in pratica assai di rado, e le famiglie sono più unite e felici. Forse se il matrimonio non sarà più [p. 69 modifica] indissolubile, non farà più tanta paura ai nostri giovinotti, e molte ragazze troveranno un marito che non troverebbero altrimenti. Se ora è cosa che fa una certa impressione, è perchè non ci siamo avvezzi, ma poi in seguito se ne riconoscerebbe la sua utilità; naturalmente che non si dovrebbe metterlo in pratica che nei casi estremi, non come regola, ma come eccezione. A voi poi desidero che non abbiate mai bisogno di usufruirne, e se poi avete figliuoli e non andaste d’accordo coi vostri mariti, dimenticate voi stessi e i vostri dispiaceri, rivolgete lo sguardo a quegli occhietti vispi, a quei visetti sorridenti che aspettano tutto da voi, e il pensiero del loro avvenire vi riunisca ancora; e se mai vi fosse passata pel capo l’idea del divorzio, il solo pensiero di quegli esseri innocenti che resterebbero nel mondo privi delle vostre carezze e delle vostre cure ve la faccia svanire quella brutta idea, e stendendovi la mano commossi, possiate dimenticare i vostri torti e giurare di non vivere che pei vostri figliuoli.