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Edizione completa degli scritti di Agricoltura, Arti e Commercio/Lettera XVI

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Lettera XV Lettera XVII
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LETTERA XVI.



Vi fu in ogni tempo, Illustrissimi Signori, chi conobbe il pregio della seta, e la utilità degli edifici mise in vista. Guido Pancirolli, che visse nel secolo XVI[1] scrisse: che a' tempi suoi si era cotanto la produzione della seta dilatata, che il solo Dominio Veneto ne ricavava ogni anno cinquecentomila ducati, e centomila Reggio sua patria; e molto maggior somma la Sicilia; indi soggiugne[2]ac, ut uno verbo dicam, artificium hoc tanquam unicus jam mercatoribus nervus est lucri, et certissimum laborantium fulcimentum“.

Che direbbe ora se vivesse il Pancirolli, vedendo cresciuto sei volte più il prodotto, e che fra pochi anni il Friuli solo, che ap[p. 299 modifica]pena conosceva la seta, ritrarrà un terzo e più di quanto ritraeva a' suoi tempi tutto il Dominio Veneto?

Ma chi potrebbe senza amarezza, e senza giusto dolore osservare, che le sete perfettisime del Friuli, le quali corrono sotto il nome di Venezia e di Cartigiano, vanno vendute circa venti per cento meno di quelle di Bologna e di Torino?

Deve al parer mio essere scusato quegli che cercando l'utilità, e la riputazione della sua patria, ricerca con diligenza, e libertà innocente, i disordini che la impediscano o la pregiudicano; e ritrovato quello che può giovare, suggerisce i rimedi più efficaci.

Lecito sia dunque a me, che lungamente mi sono in tal materia occupato, di proferire con sicurezza quello che a me sembra essere la cagione di gravissimi discapiti.

Concorrenza, e maligna ambizione di voler altrui soperchiare, siccome nella vita civile, così nell'affare di cui trattiamo, impediscono molti beni, e cagionano molti mali. Imperciocchè volendo taluni (e questi fra noi vi furono sempre, ed in ogni età ) fuori di proposito gareggiare, ed acquistarsi preminenza tra compratori, si fanno, più che il negozio nol comporta, larghi e prodighi nel [p. 300 modifica]pagare i bozzoli: indi per risarcirsi di quanto profusero per sostenere il posto medesimo di preminenza, si volgono ad un infeliçe consiglio di caricare ciascun fornello di maggior somma di quello che può un solo fornello lavorare [3]; studiando con questo mezzo di minorare la spesa del dazio e delle maestranze; ed aggiungendo per danno di chi lavora la seta in orsojo, e per maggior discredito di essa, l'economia delle legna: la qual cosa è nocevolissima, come vedrete nelle istruzioni che darò per il perfetto lavoro delle sete. Tutti questi apparenti risparmj importano il più 20 soldi per libbra, ed il reale ed immediato discapito è di L. 2 e forse più. Ma non termina qui lo scapito: c'è ancora di peggio. Prima convien però ch'io sciolga una obbiezione che mi verrà fatta da tutti.

Questa emulazione tra' compratori sostenta, diranno, e fomenta i prezzi a vantaggio de' poveri villani. Parziale di questi io mi sono, com'è noto, sempre dichiarato; ed ho [p. 301 modifica]appresso di me molti documenti autentici, di essermi adoperato anche con loro frutto, come dovrebbero far tutti; essendo ben giusto che studii ciascuno di cooperare al sollievo di quelli che per tutti sudano e travagliano. Il vantaggio in fatti che ne deriva a’ contadini è tale, che posso assicurare VV. SS. Illustrissime, che quest’anno 1762 in tutta l’Italia i bozzoli, presi in monte, hanno valuto circa soldi otto la libbra meno di quello sono stati pagati tra noi; onde supponendo che la raccolta di tutto il Friuli ascenda a ottocentomila libbre, chiaro apparisce, che questa gara ha portato a’ nodritori de’ filugelli ducati cinquantamila più che a tutti i nodritori d’Italia: de’ quali certainente non possono sperare risarcimento; nulla giovando che ci costino più degli altri, perchè i prezzi si equilibrano col corso universale.

Infino a qui la bisogna va bene per rispetto a contadini, ed agli altri raccoglitori di bozzoli. Una politica mente però, prima di decidere, vorrà considerare le conseguenze di questo sbilancio; mentre, perchè il corpo conservi la sanità e robustezza in tutte le sue parti, è necessario che in tutte le parti circoli quella quantità di sangue che ad es [p. 302 modifica]se conviene. In altra occasione farò poi vedere, quanto sia necessario che si vadano creando e capitali, e trafficanti, che sostengano in questo negozio il comune interesse; ma non lo farò, se prima non prenderò il parere, ed il consiglio di persone della più esimia prudenza, e versate in questa delicata materia. Intanto passiamo, se vi piace, Illustrissimi Signori, a disaminare, se la gara che produce questo vantaggio a' nodritori de' bachi da seta, lo produca inoltre all'universale.

Le sete lavorate con questa mal intesa economia calano in monte per lo meno 8 per 100 più di quello dovrebbero calare: da sete cosi ineguali e mal lavorate si fanno degli orsoj che vagliono, come ho fatto vedere, 20 per 100 meno di quello varrebbero, se la gara nascesse, per perfezionare il lavoro e il credito delle nostre sete. Ciò supposto, io presento a VV. SS. lllustrissime, un conteggio, il quale, s'accertino, è fatto con la maggior discretezza sopra centomila libbre di seta, che presentemente raccoglie la nostra provincia; benchè potrebbe raccoglierne tre, e forse quattro volte più, senza pregiudicare gli altri prodotti. [p. 303 modifica]Calo di Libbre 8000 di seta, più
   di quello dovrebbe calare a D. 3
   e mezzo la libbra..................       D. 28000:-
Si cava di libbre 8000 straccie circa „ 5000:-


                                     Restano D. 23000:-
Libbre 92000 di orsojo, importano
   di meno a L. 5.......................      D. 75000:-


                                     In tutto D. 98000:-

Da questo computo si vede, che il capitale del paese perde ogni anno per questo disordine ducati 98000. L’anno 1737, che fu il primo in cui si principiò il lavoro delle sete col metodo torinese, avendo io saputo, che ne’ fornelli de’ Nob. Uom. Rota in S. Cassiano del Mesco, lavoravano certe donne bergamasche, molto provette in questo metodo, mi sono trasferito colà, conducendo meco la più abile donna che avessi ne’ miei fornelli, per farla dalle bergamasche instruire, come in fatti mi riusci. Ritornato a Udine, e data a questa donna l’incumbenza d’instruire le altre, si sollevarono queste contro di essa in maniera, che mi protestarono che avrebbero abbandonato il lavoro, se non le lasciava lavorare a modo loro. Ma questo non bastò, perchè nascevano contese ogni giorno; a tal che fui obbligato a privarmi di essa. Mol[p. 304 modifica]to più pericolosa sedizione nacque alcuni anni dopo. Imperciocchè avendo ritrovata in Venezia una donna piemontese, di cui non vidi mai la più valente in questo mestiere, capace d’instruire e disciplinare tutte le nostre donne, infuriate queste anche contro di essa, mi cagionarono molti disturbi; e venuto a Udine il marito della piemontese, ch’era un disertore, fu vicino a nascere qualche criminale: onde io dovetti farli partire, e pagare il lavoro per tutta la stagione, i viaggi ed altri danni.

Non vi trattengo in questi racconti, illustrissimi Signori, che formerebbono non già una commedia simile a quella che il celebre Goldoni intitolò: I Pettegolezzi delle Donne; ma una tragedia dell’ostinazione ed indocilità delle donne, unita alla gara degli sciocchi. Disordini, a’ quali, se aggiugneremo la ritrosia e la contraddizione di molti contro la moltiplicazione di questo prodotto, impediscono, o per dir meglio, rapiscono alla nostra patria, non un solo centinajo, ma alcune centinaja di migliaja di ducati annui. Nè crediate un soggetto indegno de’ vostri pensieri quello che vi presento a disaminare, perciocchè seguirete in questo il glorioso esempio di tanti gloriosissimi re, ma [p. 305 modifica]particolarmente quello del Gran Vittorio Amadeo re di Sardegna, il cui nome è tanto celebre presso gl’intendenti del metodo torinese di lavorare la seta, quanto lo è presso de’ militanti il nome del re di Prussia per l’esercizio dell’armi: anzi tra noi questo secondo è più noto per curiosità, di quello che sialo il primo pel proprio interesse.

Non v’ha persona che non riceva beneficio dalle produzioni naturali del proprio paese; ma in questo della seta il maggiore, e quasi tutto il beneficio è de’ posseditori, proprietarj e lavoratori de’ campi. Ed eccone la dimostrazione fresca, tratta dalla raccolta dell’anno 1762 prossimo passato.

L’importare de’ bozzoli nel costo della seta è di 83 per 100, e questo, supposte le metadie o sia metà del frutto per l’affitto de’ mori.

Computo sopra D. 100:-

     A’ padroni de’ campi... D. 41 1/2
             A’ contadini.............        „ 41:-
             Operaj, uomini e donne.  „ 8:-
             Legna........................        „ 4:-
             Dazio........................        „ 4:-
             Affitti........................        „ 1:-


                                           D. 100:-
[p. 306 modifica]onde supposto l’intero valore della seta lavorata in quest’anno D. 400000, i padroni de’ campi ne hanno imborsato
per loro parte..............             D. 166000:-
ed i contadini..............              „   166000:-


                                             D. 332000:-
Ovvero calcolando libb. 800000di bozzoli a L. 2:10 la libb., importano circa D. 322000:-

È noto già ad ognuno dove va a finire tutto il danaro de’ contadini e degli operaj: ma perchè questa è una circolazione che lo porta insensibilmente in mano altrui, e non comparisce ne’ rotoli o ne giornali de’ fattori non si fa di esso alcuna considerazione.

Nel Territorio Bolognese però, dove tutti i bozzoli vengono trasportati in città e in essa si lavorano, viene calcolato, che la foglia de’ mori dia ogni anno a quel contado d’entrata dugentomila scudi [4].

Così saggie, e con tanta avvedutezza e prudenza stabilite e praticate sono le costituzioni di quella città, che potendo servire di modello a noi, se mai si volesse pensare seriamente, e quanto merita questo affare, il quale non ha altra disgrazia fuor quella d ’ essere l’affare di tutti, che d’ordinario [p. 307 modifica]viene trascurato, credo che sarà cosa di vantaggio riferirle distesamente.

[5] Ne’ primi giorni di giugno si pubblicapo e si affiggono i bandi e gli ordini per la Fiera de’ bozzoli, che Follicelli da’ Bolognesi vengono chiamati: si fa questa nella gran piazza di S. Petronio: dura due mesi, e si vendono nella detta piazza i bozzoli del territorio, che sono circa un milione di libbre di quel peso, cioè circa settecento cinquantamila del nostro peso grosso. I bozzoli della città, che sono centomila, cioè settantacinquemila del nostro peso grosso, si vendono nella piazza del Canape, detta Paviglioncino. Quelli che vogliono comprare bozzoli sono tenuti dar idonea sicurtà di pagarli immediatamente e di buona moneta, al corrente prezzo, dando specificata nota dove il venditore ha da ricevere il danaro; e si tiene conto da una Assonteria, cosi chiamata, di senatori di reggimenti. Del 1289 sivendevano nella piazza maggiore all’incanto.

Li 17 giugno gli Assonti dell’arte della seta principiano a visitare le caldaje, dove si filano le sete, acciocchè sieno fabbricate secondo le costituzioni; le quali caldaje o [p. 308 modifica]fornelli sono circa 350, e lavorano circa centomila libbre di seta, che riducono tutta in orsojo e velami, i quali spediscono per tutto il mondo. Sessanta sono i facchini, che nella fiera de’ bozzoli, detta fiera franca del Paviglione, danno sicurtà di essere fedeli nel loro ufficio, come pure 250 operaj, chiamati mescoleri, a’ quali sono assegnate tre mescole[6], per pesare i bozzoli, con obbligo di portarle due volte il giorno al loro massaro, per aggiustarle. I facchini, ivi anche detti Corrigari, destinati per questa fiera, la prima domenica di luglio, con pompa solenne, portano un grossissimo cereo alla Madonna di S. Luca.

Molti e grandi sono i vantaggi, che ricava la città di Bologna dal far portare nella sua pubblica piazza tutti i bozzoli. I padroni de’ mori sono certi di non essere frodati da’ villani a’ quali gli hanno affittati a condizione d’averne la metà del frutto; né questi da’ padroni e compratori; che ve ne sono di buoni e di cattivi in ogni classe. Si rimborsano i padroni senza discapito della parte loro, e ad un tempo stesso, e da una mano sola riscuotono le loro metadi, e i cre[p. 309 modifica]diti de’ loro affittuali e coloni. Viene inoltre tolto il pericolo che da questi non vengano trafugati i bozzoli, non ritrovandosi compratori se non in Bologna: e finalmente vien proveduto d’impiego per tutto l’anno tutto il popolo della città, coll’opera del quale i Bolognesi veggono triplicato, e forse quadruplicato il valore del loro naturale prodotto.

Conoscono bene, e chiaramente, usando tal metodo i Bolognesi, quanta sia l’entrata che di tal merce ne ricavano, perchè tutte le metadi passano alla città: quando il villano ha fatto il contratto de’ suoi bozzoli, riceve dal compratore il viglietto col quantitativo ed il prezzo; va dal padrone, gli lascia il viglietto e si parte: quelli che non hanno bisogno del danaro, mettono i viglietti in filza, ed in fine della fiera vanno a riscuoterli da’ compratori. Il procuratore di un monastero di Regolari mi disse in Bologna, che ciascun anno in fine della fiera raccoglieva dell’entrata del suo monastero cinque o seicento scudi. Cosa altresì degna di osservazione si è, che lavorando i Bolognesi in bavella, i rottami de’ fornelli, e le straccie della seta de’ loro edifici, ricavano di ciò trentamila scudi annui, che sono circa cinquantamila ducati correnti. E noi, [p. 310 modifica]come fanno quasi tutti gli altri dello stato veneto, vendiamo tutti questi rottami, e queste straccie di seta a vilissimo prezzo.

Il canape è un altro prodotto de’ campi de’ Bolognesi, che ascenderà ciascun anno a circa 13 milioni di libbre, che sono circa 9 milioni di libbre grosse venete; ed importano circa mezzo milione de’ nostri ducati correnti. Saranno molto bene impiegati gli studj de’ signori Accademici Udinesi, che hanno scelto per loro porzione lo studio dell’agricoltura sperimentale, nell’esaminare in qual parte della nostra provincia più felicemente possa riuscire questa pianta, che in tutti i climi alligna. Un altro mezzo milione in circa, che la città di Bologna cava dalla sua seta e bavella ridotta in manifatture, forma un milione di questi due capi, che principalmente dall’agricoltura riconoscono.

Perchè poi a tutto il popolo operoso sia prontamente amministrata giustizia, il rettore, e gli altri ufficiali dell’arte della seta tengono pubblica udienza nel palazzo; la state ad ore 22; il verno alle 23; ed il mercoledì e venerdì nella loro residenza giudicano e decidono i litigi e le differenze delle arti.

La compagnia detta de’ Filatojeri, che ha per suo protettore s. Rocco, di cui cele[p. 311 modifica]bra la festa, e fa offerte alla chiesa dedicata ad esso Santo, ha de’ privilegi concedutile da’ Sommi Pontefici Sisto V. e Paolo V.

La compagnia de’ mercatanti da seta ha per suo protettore s. Giobbe; e da qui ebbe forse origine la favola, che que’ vermi che producono la seta, riconoscono la loro origine da quelli che divoravano le carni di Giobbe ancor vivente. Questa compagnia celebra una solenne Messa in musica il giorno della festa di esso Santo a’ 10 di maggio. L’impresa di questa compagnia è una balla di seta, sopra la quale sono tre farfalle, e al di sotto 5 bozzoli. Ebbe questa i suoi principj fino dall’anno 1231.

Da tempi antichissimi Bologna, benchè lontana dal mare, e senza fiumi navigabili, fu città in cui fiori il commercio. Fin dall’anno 968 al tempo di Ottone imperatore tre ordini v’erano di magistrati nella repubblica Bolognese [7]; cioè supremo, mezzano ed inferiore. Era il supremo tenuto da’ consoli, i quali nel 1228 si cominciarono a chiamare anziani consoli, come ancor al presente si chiamano; e nel 1377 vennero ridotti al num. di 9 col confaloniere, quando prima [p. 312 modifica]erano in numero maggiore. Quelli dell’ordine di mezzo venivano chiamati consoli di giustizia, da’ quali i tribuni della plebe derivarono; ed i confalonieri del popolo, detti anche colleghi, a’ quali nel 1088 venne consegnato uno stendardo per ciascheduno, furono per ogni quartiere della città in quattro divisi. L’ordine inferiore conteneva i consoli del foro dei mercatanti ed i massaj delle arti. I tribuni della plebe ogni giorno di lavoro nel proprio magistrato tengono pubblica udienza la mattina in materia civile, dopo il pranzo in criminale; e debbono almeno essere al numero di 5, ovvero 3 con 2 mastri dell’arte. Vanno ogni giorno alle visite per la città co’ loro notaj e mazzieri, accompagnati da’ massaj dell’arte, per impedire quelle frodi, che dagli operaj, e da bottegaj vengono commesse a pregiudicio del pubblico. Ma dello stato antico e moderno del commercio di Bologna potranno, se avessero VV. SS. Illustriss. vaghezza di vederlo, averne una più ampia e circostanziata informazione da un memoriale presentato dalle arti al senato, ed a ciascun senatore di Bologna, che sarà inserito nel fine di questo tomo, per non interrompere il filo del nostro ragionamento. [p. 313 modifica]

Prima però credo che sia bene l’esporre a VV. SS. Illustriss., qual sia la situazione, l’estensione e la popolazione della città e territorio di Bologna.

È la sua situazione dal mare discosta, nè fiume veruno ha che comunichi con altri navigabili fiumi: eppure Bologna tanto negli antichi tempi, quanto ne’ nostri fu ed è una delle più colte, e delle più fiorite città dell’Europa, dopo le città grandi e dominanti; e la sua grandezza ed opulenza antica e moderna, deriva dalle produzioni del suo territorio, e dall’industria de’ suoi abitanti.

La città contiene persone N.         70000:—
I sobborghi                                       20000:—
Il territorio                                       170000:—


                                                           260000:—

Le comunità e ville sono in numero di 308. Il circuito del suo territorio è di miglia 188.

Io credo che di poco sieno differenti il circuito e la popolazione del Friuli; eppure è cosi diversa la condizione delle due Metropoli. Vero è, che il territorio Bolognese è più fertile; ma parte delle migliori e più grasse sue campagne vengono guastate e ricoperte dal Reno, e si rendono inrecupera[p. 314 modifica]bili; laddove i torrenti del Friuli trascorrono ed inondano i terreni più sterili. Questa è una comparazione tuttavia da dover essere in altra parte esaminata, ma dirò solamente, che se si abbandonassero molte massime false, come hanno fatto alcune altre nazioni, e se fossero in Udine favorite di protezione le arti, come lo sono, e furono sempre in Bologna, si sarebbe formato un commercio, che avrebbe renduta la città nostra popolata e doviziosa al pari di Bologna. Molto resta ancor da dire sopra un soggetto, che vuol esser esaminato in tante vedute; ma per non oltrepassare i confini di una lettera, faccio fine, rassegnandomi col maggior ossequio.

  1. Nacque l'anno 1523, mori l'anno 1599, e fu celebre professore di giurisprudenza in Padova.
  2. Guidi Pancirolli. Rerum Memorab. Lib. 2. tit. 24. pag. 306. de textis Sericis.
  3. Pietro Cernaglia, nella precedente mia nominato, fin dall'anno 1672, nelle sue Regole per far fabbricare la seta, benchè si lavorasse allora a quattro fili, avverti che non se ne lavorasse più di ottocento libbre per fornello: ed ora che si lavora a due soli fili, molti sorpassano le mille libbre.
  4. Masini. Bologna perlustr. Par. I, a c. 325.
  5. Il medesimo a c. 325, 335.
  6. Casse in cui si ripongono i bozzoli per pesarli.
  7. Masini. L. I. p. 104, 142.