Fiore di virtù/II

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Capitolo II. Della verace assoluzione

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Anonimo - Fiore di virtù (XIV secolo)
Capitolo II. Della verace assoluzione
I III


La verace assoluzione dee concordare le predette autorità che sono contro le femine. Come fu Eva, che dannò tutta l’umana natura, così fu Santa Maria, che la salvò. Disse Santo Agostino: Nessuna cosa fu nè sarà al mondo, peggiore, nè migliore della femina: sicchè l’autoritadi che dicono bene s’intendono delle buone, e l’altre che dicono male sì s’intendono per le rie femine. E questo può vedere ciascuno chiaramente, se considera bene le predette autoritadi; e non contrastanno; e quello che disse Salomone che non ne trovò mai nessuna buona; chè s’egli non ne trovò, ci sono stati assai di quegli che n’hanno trovate delle buone; e non si può negare che innanzi da lui e dietro a lui è stato delle buone, delle quali non mi fa mestiero di dire, perchè ell’è cosa palese; e, salvando la sua riverenza, egli medesimo dice ch’egli n’è delle buone, siccome si contiene chiaramente nelle sue autoritadi, che ira credo che gliele fece dire. Perocchè, come si conta nel Vecchio Testamento quando Salomone venne innanzi del tempio, egli sciocchi con una donna pagana per amore, e ella lo fece rinnegare Iddio, e adorare gl’idoli, e lo condusse a tanto ch’ella lo facea vestire e imbendare a modo di femina, e poi lo facea filare, e menavalo ov’ella volea, siccome fosse un fanciullino. Sicchè io credo che a questo tempo egli lo disse per ira, ch’egli non ne trovò mai nessuna buona. Dall’altra parte, chi vuole bene ragguardare gli mali che si fanno, pochi ne fanno le femine, appo quello fanno gli uomini. E certo coloro che ne dissono male, potrebbono tacere. Della virtù d’amore si legge nelle Storie Romane che volendo lo re Dionisio tagliare la testa a una che avea nome Pitia, ella andò a domandare termine otto di per andare a casa sua a ordinare sue cose; e ’l Re rispose per beffe che lo farebbe, s’ella desse uno per sua sicurtà che s’obbligasse di perdere il capo s’ella non tornasse. Allora Pitia mandò per uno che avea nome Damone, il quale l’amava sopra tutte le cose del mondo, e a lui disse il fatto. Incontanente Damone andò al Re, e obbligossi per Pitia a farsi tagliare la testa se ella non tornasse; e Pitia si andò a ordinare le sue cose. Ed essendo presso al termine, ogni persona si facea beffe di costui per la matta obbligazione ch’egli avea fatta, e egli non temea niente, tanto era la fede e lo amore della sua amante; sicchè alla fine del termine Pitia tornò, secondo ch’ella avea promesso. Lo Re, veggendo il perfetto amore ch’avevano costoro insieme, si le perdonò la morte, acciocchè così leale amore giammai non si partisse da loro.