Fiore di virtù/I

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Capitolo I. Che cosa è amore e benevolenza

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Anonimo - Fiore di virtù (XIV secolo)
Capitolo I. Che cosa è amore e benevolenza
Avvertimento II


Amore e benevolenza e dilezione si è quasi una cosa, secondo che prova Fra Tommaso nella sua Somma generalmente. Lo primo movimento di ciascuno amore si è la conoscenza; e così, come dice Sant’Agostino, nessuno uomo puote amare alcuna cosa, se primamente non ha qualche conoscenza della cosa che vuole amare: e discende questo conoscimento da cinque principali sentimenti del corpo; da vedere, che è negli occhi; dal udire, che è nelle orecchie; da odorare, che è nel naso; da gustare, che è nella bocca; dal toccare, che è nelle mani, e in altre parti del corpo; ovvero dal senno intellettivo, ch’è nello immaginare dello intelletto: e questa conoscenza si è il primiero assalto d’amore: e la maggior parte discende dagli occhi, secondo lo Filosofo, che imprimamente la volontà delle persone si muove per questa conoscenza; poi si muta nella memoria, e converte sè in piacere e immaginamento. Questo cotale piacere si muove da uno desiderio del cuore a desiderare la cosa che gli è piaciuta: e questo desiderio nasce da una speranza che viene da potere avere quello che gli è in piacimento: e di questo nasce la sommaria virtù d’amore, la quale si è radice e fondamento, guida e chiave e colonna di tutte le virtudi, siccome scrisse il Filosofo. E ’l detto Frate Tommaso prova che nessuna virtù d’amore puote essere senza amore, e tutte si formano ed hanno cominciamento per lei. Sicchè ciascuno che vuole conoscere le ’virtudi da’ vizj, guardi pure se quello ch’egli vuol fare si muove dalla virtù d’amore, o si o no; e di ciò potrà conoscere la verità. E questo può vedere manifestamente ciascheduno che abbia intendimento, guardando bene la proprietà de’ vizj e delle virtudi. Sicchè amore si puote propriamente assomigliare a un uccello il quale ha nome calandra, che ha tale proprietà, che se egli è portato dinanzi all’infermo, se l’infermo dee morire, si gli volge la testa e non lo guarda mai; e se egli dee scampare, si il guarda, e ogni sua malattia1 gli toglie da dosso. Cosi fa la virtù d’amore, ch’ella non guarda mai alcun vizio, e schifa sempre ogni vil cosa, e dimora colla virtù. E il bene, che è così continovo, ripara in ciascheduno cuore gentile, come fanno gli uccelli alla verdura della selva; e dimostra la sua virtude, come fa il lume che è posto in una scurità che allumina più. E, secondo lo detto Frate Tommaso, e’ dee essere ordine nello amore; chè imprimamente l’uomo dee amare Iddio sopra tutte le cose; e dietro si dee amare sè stesso, poi il padre e la madre, poi la patria secondo il grado; poi ciascuno secondo lo suo essere; e innanzi li buoni che li rei dee amare: e li rei dee l’uomo amare, ma non i loro vizj, siccome dice Santo Agostino. Onde primamente io ragionerò dello amore d’Iddio, perchè è sovrano a tutti gli altri; poi dirò dello amore de’ parenti; poi conterò dello amore degli amici; e alla fine parlerò dello amore delle donne.

L’amore d’Iddio, che è appellato caritade, discende e viene da due virtudi, cioè fede e speranza; poichè nessuno potrebbe mai amare Iddio, se in prima egli non avesse fede in lui, credendo fermamente che sia vivo e verace Iddio; poi sperando in lui di pervenire alla gloria di vita eterna. E di queste due virtù si crea nell’anima una disposizione, per la quale si dee entrare nello amore d’Iddio per la virtù dello Spirito Santo. Io Salomone, re di Gerusalemme, proposi nello animo mio di trovare saviamente la verità e la perfezione di tutte le cose del mondo e dello amore d’Iddio, disse Salomone: io ho fatto fare palagi, piantare vigne e albori, d’ogni maniera frutti: ebbi campi grandi, armenti grandi di ogni bestiame; ebbi grandissima moltitudine d’oro e d’argento, e famiglia grandissima e servi e serve: ebbi sonatori e cantatori, cantatrici e sonatrici: ebbi d’ogni fatta gente in mia corte: ebbi signoria sopra tutta gente che vivesse; feci gli maggiori onori che facesse mai uomo; ebbi scienza sopra tutti gli uomini del mondo; e non fu mai cosa che dilettasse l’animo mio, ch’io gliela dinegassi, e ch’io non me ne saziassi secondo il mio piacere. E com’io mi rivolsi a quello ch’io aveva fatto, ed alle fatiche per le quali io aveva indarno sudato, e vidi in tutte queste cose vanità e afflizioni di spirito, e nessuna cosa essere sotto il sole altro che vanità, e nessuna cosa stabile in questa vita, se non l’amore d’Iddio, pregailo che mi mandasse la morte. Santo Paolo dice: Lo senno di questo mondo si è mattezza appresso d’Iddio: sicchè chi più sa, men sa. Aristotile dice: Nudo venni al mondo, e siccome matto sono vissuto; e alla fine ho conosciuto che sono niente. Santo Agostino dice: O tu che domandi pace, vuo’ tu ch’io la t’insegni avere? ferma il tuo cuore nell’amore di Dio, e non nel vitupèro di questo mondo; perchè può bene vedere ciascuno che nessuno non può essere onorato, che un altro non sia vituperato; nè l’uno può essere grande, che un altro non sia picciolo; nè l’uno ricco, che l’altro non sia povero: sicchè il mondo è fatto a modo d’un desco grande con una corta tovaglia, che l’uno la tira dal suo lato, e l’altro discuopre lo lato del suo compagno. Chi mette il suo amore in questo mondo, molte fiate s’attrista, perciocchè è tutto vanitade; e chi Iddio ama, sempre sta allegro.

Lo secondo amore, che si chiama parentado, nasce da uno naturale movimento d’animo che induce le persone ad amare gli suoi parenti, siccome n’ammaestra la natura. Disse un profeta: Non ti fidare in colui che non’ama gli suoi parenti, perocchè chi non ama le sue cose, e come amerà egli altrui? Salomone dice: Tutte l’acque escono dal mare, e tutte ritornano al mare: le persone sono fatte di terra, e in terra ritorneranno; e conoscendo le tribolazioni e le miserie del mondo, io lodo più gli morti che gli vivi, e più beato chi non è nato, che non ha veduto il male che si fa sotto al sole. Due cose si trovano sempre l’una contraria all’altra, che il male è sempre contrario al bene, la morte è contraria alla vita. Le ricchezze e le virtù allegrano il cuore dell’uomo, ma sopra tutto è l’amore d’Iddio.

Lo terzo amore, il quale si dice amistade, ovvero compagnia, si è di volere ogni cosa lecita e onesta insieme; e fondasi e fermasi in su uno congiungimento di vita, che diletta alle persone di volere stare insieme. E lo effetto di questo amore discende per tre cagioni: la prima si è per bene che l’uomo vuole o spera dallo amico che egli ama, e non per altro; questo si è amore di falsitade, che non si puote appellare propriamente amore: lo secondo effetto, per ben che vuole che abbia lo suo amico: lo terzo si è amare la persona per Dio; per la virtù del quale amore nasce la virtuosa amicizia. E, siccome pruova Fra Tommaso, per tre cose si mantiene l’amico: prima, amarlo di puro cuore; secondo, fare quello che si creda che gli piaccia; l’altra si è guardarsi da quello che si crede che gli stia in dispiacere, ovvero che gli sia danno; chè gli amici si s’acquistano e mantengonsi per tre cose, onorandogli in presenza, laudandogli in assenza, e servendogli a bisogni. Salomone dice: Al fedele amico nessuna cosa si può apparecchiare.2 Ovidio dice: In prosperità troverai molti amici, e nelle avversitadi solo rimarrai. Quattro cose sono meglio vecchie che giovani: l’amico, il vino, il pesce e l’olio. Aristotile dice: Quanto l’albero è maggiore, cotanto gli fa mestiero di maggiore sostentamento; e come maggiore è la persona, più le fa mestiero amici; chè nessuno bene si può avere essendo solo, e perciò la beatitudine della persona non è altro che amistade. Tullio disse: Se una persona andasse in cielo e vedesse la virtù e le bellezze d’Iddio, e le grandezze del sole e della luna e delle stelle, e tutte l’altre bellezze del cielo, e poi tornasse in terra, niente le parrebbe questa cotale allegrezza, se non avesse persona con cui potesse ragionare, siccome a sè stesso. Plato dice: Innanzi che tu ami l’amico, provalo; e quando l’arai provato, amalo di puro cuore. Lo Decreto dice: Le amistà che si fanno con una cattiva persona, non possono mai essere se non cattive, o per vile cagione. Ancora il buono si corrompe per compagnia del rio: ed il rio diventa buono, e la infamia si toglie da dosso, accompagnandosi con più onesto e migliore di lui.

Lo quarto amore, che volgarmente si chiama innamoramento, ovvero vagheggiamento, si è di tre maniere. Lo primo amore si è concupiscenza, ch’è quando l’uomo ama la donna solo per diletto che voglia di lei, e non per altro; come fanno la maggior parte delle persone. La dilettazione di questo amore si è tutta nel corporale diletto, e, secondo che prova Fra Tommaso, nessuno non ama cosa alcuna se non ha speranza d’averne alcun bene o alcuno diletto, avvegnachè sia talora male, ma quanto al suo piacere, egli è pur bene. Sicchè in ciascheduno amore conviene che sia qualche dilettazione corporale o intellettuale. La corporale discende e viene per cinque principali sensi del corpo, ch’ i’ ho detto di sopra. La intellettuale viene da immaginare dello intelletto, e si è troppo maggiore, come pruova lo detto Fra Tommaso; sicchè tutto il diletto dello amore della concupiscenza si è nella dilettazione corporale, abbandonando lo intellettuale diletto, lasciando il maggiore per lo minore, siccome cosa che non cura d’altro che del proprio diletto suo, non guardando alcuno onore o piacere della donna, pure che possa soddisfare all’animo suo, a modo che fanno le bestie; e però propriamente non si può appellare amore. Aristotile dice: Amore non è altro che volere che la persona che l’uomo ama, abbia bene; e chi ama altrui per bene che voglia da lui, e non per altro, non l’ama, perchè non vuole il bene di lui, anzi vuole pur lo suo; e di questo cotale amore di concupiscenza si può dire che tratte la Regola dell’amore, la quale dice che l’amore niente si puote negare alla mente, e degli diletti della mente non si puote saziare, e sempre è timoroso in palese, e se e’ sia veduto dalla cosa amata trema per la subita veduta, ed è costretto dalla continua immaginazione della cosa ch’egli ama, ed è cosa piena di sollecita paura; poco dorme, meno mangia, e sempre istà in pensiero e in malinconia. Socrate dice: Nessuna servitù è maggiore ch’essere suggetto e servo d’amore. Plato ragiona: Amore non ha occhi; sicchè questi innamorati in tal modo si possono piuttosto appellare odiatori, secondo la regola, e servilmente ciechi: sempre stanno in pensiero e in paura: la ragione si è, perchè questo cotale amore di concupiscenza non è virtù, anzi è vizio di lussuria. Frate Tommaso dice: L’animo di ciascheduna persona sempre si conviene muovere per forza di ragione in amare tutte le cose buone e belle; chè avvegna ch’una persona non faccia bene a non amare alcuno, non è al mondo se non matto palese a chi non piacciono le cose buone e belle, quando le vede, e ch’e’ non abbia dilettazione immaginandole senza niuna altra villana dilettazione corporale. Santo Bernardo dice: Amore non è altro che trasformazione nella cosa amata, trasformandosi in atti e modi e costumi, e in volere nella sua condizione.

Lo quinto si è amor naturale, il quale non è in podestà delle persone, e induce l’animo di ciascuno in amare lo suo simile. Fra Tommaso dice che ciascuna persona del mondo naturalmente sempre si pruova in amare quello ch’è simile di lui o per corporale forma, o per natura, o per usanza, o per costume, reputando bestie e matti esser coloro i quali non amano i loro simili per sano intelletto, e non per altro rispetto. E di questo si può fare pruova per gli uccelli e per le bestie, e per tutti gli altri animali che non hanno alcuno intelletto, chè tutti s’accompagnano, e dilettano di stare con lo suo simile senza alcuno carnale diletto; e così non è cosa al mondo che non tragga alla sua natura. Aristotile dice che tutte le persone del mondo sono nate sotto certe costellazioni; e quegli che formati sono sotto una costellazione, naturalmente deono essere d’una complessione, e sempre si deono amare e compiacersi più insieme, che quegli che sono formati sotto diverse costellazioni: e però a ciascuno pare bello e buono ad amare tutte quelle cose che se gli affanno; salvo che quella cotale similitudine non gli meni ad alcun danno; avvegnachè naturalmente tutti gli artefici s’amino insieme per la similitudine del mestiero: ma la maggiore parte, l’uno dice male dell’altro per la invidia, per la quale l’uno ha sospetto l’altro; e per questa ragione l’uomo superbo ha in odio l’umile; e così generalmente per tutte le cose che per somiglianza possono tornare a danno. E naturale cagione si è questa, che tutte le persone del mondo amano anzi la sua utilità, che l’altrui: sicchè, coloro che dicono che nessuno uomo ama mai le donne se non per piacere, s’ingannano, secondo che tu puoi vedere manifestamente per quello c’ho detto di sopra. Tullio dice: Amore perfetto non è altro se non amare altrui non per forza, nè per paura, nè per utilitade; chè assai è la utilitade che séguita pura della intellettiva dilezione d’amore. Plato dice: Vuo’ tu conoscere chi è simigliante a te? guarda colui che tu ami senza cagione.

Perchè dalle donne discende lo informamento d’amore, sono fermo d’essere loro difenditore a ciascuno che dice di loro, per ordine. E imprimamente arrecherò certe autorità di savj che hanno detto bene delle femine, e poi dirò l’autorità di coloro che n’hanno detto male; e alla fine concorderò queste autoritadi insieme e darò verace soluzione, volendo tagliare le lingue a’ malvagi dicitori.

L’autorità del bene delle femine si sono queste: Salomone dice: Chi trova la buona femina trova bene e allegrezza, e chi scaccia la buona femina discaccia bene da sè. Salomone dice, che la buona femina è corona del suo marito, e onora le case e le ricchezze, e’ parenti. Iddio manda la savia femina. Ancora: La savia femina rifà la sua casa, e la matta la disfà. Siccome l’uomo senza i quattro elementi non potrebbe durare al mondo, così non potrebbe durare senza femina: e però si puote mettere per quinto elemento. Se le femine non fossono, gli uomini invecchierebbono, e perirebbe il mondo; e se le femine si dessino alle scienze3 e alle usanze del mondo come fanno gli uomini, s’alluminerebbono per la loro sottigliezza.

Le autorità contrarie sono queste: Salomone dice, che non è asprezza sopra il capo del serpente, e non è ira sopra quella della femina. Ancora: È meglio a stare col leone o col dragone, che stare con una rea femina: per la femina venne il primo peccato, e per lei tutti morimmo. Salomone dice: Di mille uomini ho trovato uno buono, ma delle femine non posso trovare nessuna. Ancora: Non istar con alcuna femina, chè delle vestimenta nascono le tarme, e della femina nasce la iniquità. Ancora: È meglio la iniquità dell’uomo che la bontà della femina. Ancora: Se la femina avesse signoria sopra lo suo marito, ella lo farebbe stare molto male. Marsilio dice: Chi ha femina, crede; nè ode, nè vede. Dice uno savio: Tre cose caccian l’uomo fuori di casa: lo fumo, la casa mal coperta, e la ria femina. Dice Origene, che la femina è capo del peccato ed è arme del diavolo, ed è occasione della perdita del paradiso, madre d’ogni vizio, ed è corruzione della legge antica. Ipocrate disse a una femina che portava fuoco in mano: Più arde quella che ’l porta, che ’l fuoco che è portato. Omero dice d’un’altra ch’era inferma in su il letto: Il male sta col male. Salustio dice d’una che imprendea a leggere: Là ov’è lo veleno del serpente s’aggiugne lo veleno dello scorpione. Plato disse a certe femine che piangeano un’altra ch’era morta: Il male s’attrista perchè il male è partito. Avicenna disse di un’altra ch’imprendea a scrivere: Non moltiplicare il male col male.


Note

  1. Altrove, e anche nella prima edizione leggesi malizia; ma piacemi più la presente lezione.
  2. Apparecchiare è in senso di agguagliare; dal provenzale pareille onde gli antichi facevano pareglio (simile, uguale ec.), e quindi parecchio per il cangiamento del gl in cch.
  3. Altrove si leggo provassono le scienze ec., che non è brutta variante.