Fiore di virtù/XVI

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Capitolo XVI. Della pazzia appropriata al bue salvatico

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Anonimo - Fiore di virtù (XIV secolo)
Capitolo XVI. Della pazzia appropriata al bue salvatico
XV XVII


Pazzia è contrario vizio della virtù della prudenza. Plato dice, che n’è di molte maniere: è la pazzia continova, come sono coloro che sono palesi matti: si è pazzia a tempo, che viene a certe lunazioni, poi se ne va; e questi si chiamano lunatici: e si è pazzia di maninconia, come quelli a cui manca la mente; e quelli sono di mille modi: e l’ultima si è pazzia in avere poco senno. E questa si è pazzia di quattro maniere: la prima si è a non pensare niente ne’ suoi fatti, ma fargli pure come gli viene nel cuore, nè non guardare in alcuna ragione: la seconda si è a non provvedere alcuna cosa di quello che l’uomo ha a fare, e non pensare quello che gli possa incontrare: la terza si è a essere troppo corrente, e non avere alcuno consiglio ne’ suoi fatti: la quarta si è a indugiare quello ch’egli ha a fare per negligenza e pigrizia di non incominciare, e non perseverare e non finire gli suoi fatti. E si è pazzia in fare cosa che stia male, essendo quanto vuole alta la persona. E puossi assimigliare la pazzia al bue salvatico, il quale naturalmente si ha in odio ogni cosa rossa per natura; sicchè, quando è cacciato, e voglionlo pigliare, si vestono di rosso, e vanno là dove è il bue; e incontanente il bue per la grande voglia non si pensa niente, anzi corre loro addosso, e gli cacciatori fuggono e nascondonsi dietro a un albero che prima hanno appostato; e ’l bue credendosi dare agli cacciatori, fiere sì forte nell’albero, che caccia le corna in tal modo in quello, che non può tirarle fuori. Allora gli cacciatori vengono, e si l’uccidono. Salomone dice: Non favellare mai al matto; chè le tue parole non gli piaceranno, se tu non di’ quello che caggia nell’animo suo. Ancora dice: Tanto è a parlare con uno che sia matto, quanto a parlare con chi dorme. Ancora: Andando per la via, il matto crede che tutti gli altri sieno matti, perch’egli si è matto. Ancora: Il matto nel suo ridere alza la voce; e il savio appena piano ride. Ancora dice: Meglio è a incontrarsi nell’orsa, quando ha perduto i figliuoli, che scontrarsi nel matto quando è nella sua pazzia. Ancora dice: Riprendi il savio; quegli ti amerà: riprendi il matto; egli ti averà in odio; come dice il proverbio: Castiga il buono, diventa migliore; castiga il matto, diventa peggiore. Nelle Storie Romane si legge della pazzia, che cavalcando un dì Aristotile con Alessandro per la Macedonia, i fanti che andavano a piedi innanzi, gridavano: date la via al re Alessandro. Giunse dove un matto sedea in sur una pietra ch’era in mezzo la via, e non si movea, sicchè uno de’ fanti volle pignerlo giù della pietra. Allora Aristotile disse a questi fanti, conoscendo che colui che sedea in sulla pietra era matto: non muovete la pietra dal suo luogo; chè non fu detto per lui che egli si movesse; chè egli non è uomo.