Fiore di virtù/XVII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo XVII. Della giustizia appropriata al re dell'api

../XVI ../XVIII IncludiIntestazione 16 gennaio 2009 75% Saggi

Anonimo - Fiore di virtù (XIV secolo)
Capitolo XVII. Della giustizia appropriata al re dell'api
XVI XVIII


Giustizia, secondo Andronico, si è disporre egualmente la sua ragione a ciascuno. Fra Tommaso dice: Tre cose bisognano all’uomo che vuole fare giustizia: la prima si è che l’uomo abbia autorità di ciò: la seconda, che e’ sappia bene sopra a quello che dee giudicare: la terza, che giudichi secondo ragione. E puossi assimigliare la virtù della giustizia al re dell’api, il quale ordina e distribuisce per ragione ciascuna cosa; che certe api sono ordinate ad andare per lo fiore del mèle, e certe a fare i favi negli buchi, e certe ordinate a purgare, e certe a accompagnare il re, e certe a combattere colle altre api, che naturalmente hanno aperta grande guerra insieme, perchè l’una vuole tòrre all’altra il mèle. E non n’uscirebbe mai nessuna ape dal buco anzi che il re; e ciascuna gli fa riverenza. E se lo re fosse sì vecchio che l’alie gli fussono cadute, grandi moltitudini d’api lo portano, e non l’abbandonano mai, e tutte l’altre api hanno pungiglioni dietro, salvo che il loro re. E certi di questi re sono neri e certi rossi, e sono maggiori degli altri api. Salomone dice: Non disiderare d’essere giudice, se tu non vuoi fare giustizia. Ancora dice: Amate giustizia, voi che giudicate la terra. Ermes dice: Non punire altrui, se tu non dài termine alla sua difesa; nè non tardare troppo, acciocchè cagione non venisse che la giustizia perisse. San Paolo dice: Colui che sè, nè la sua famiglia non sa reggere, non potrà mai bene reggere altrui. E se uno cieco menerà l’altro, tutti e due caderanno nella fossa. Seneca dice: Chi a sè non può comandare, come comanderà ad altrui? Tullio dice: La giustizia si è madre di tutte l’altre virtù. Aristotile dice: La troppa famigliarità fa dispiacere ad altrui. Il Decreto dice: Cinque cose corrompono la giustizia; amore, odio, prego, timore e prezzo. Socrate dice: I rettori delle terre si deono guardare d’avere compagnia di rie persone, perchè il male ch’egli fanno è appropriato a loro. Fra Gilio dice: La giustizia perisce ne’ tiranni e regna ne’ re per cinque ragioni, e però durano gli re, e non gli tiranni: la prima si è perchè gli tiranni amano il loro proprio bene, e il re ama il comunale: la seconda si è, perchè il tiranno ama il suo diletto, e il re ama il suo onore: la terza si è, che il tiranno ama gli strani, e il re gli cittadini: la quarta si è, perchè lo tiranno discaccia gli savi e gli buoni, e gli rei mantiene; e il re discaccia gli rei, e mantiene i buoni: la quinta si è, perchè gli tiranni amano povertà e discordia, e lo re ama il contradio. Cato dice: Non dare consiglio a uomo ch’abbia podestà sopra te; che se addiviene che gliene venga male, lo farà tornare sopra il tuo capo. Aristotile dice: Non stare nella terra dove ha molta signoria, e colà dove abbiano più luogo gli rei che gli buoni, e più i matti che i savi. Tolomeo dice: Lo savio signore riprendilo, quando egli falla, se tu vuoi avere grazia appresso di lui. Ancora dice: Quanto l’uomo più si esalta dinanzi al suo signore, più perde il suo amore. Nella Vita de’ Santi Padri si legge, che un romito avea fatto penitenza grandissimo tempo, e avendo una malattia molto grave, della quale egli non poteva guarire, si cominciò a lamentare forte d’Iddio, e un Angiolo gli venne in forma d’uomo, e chiamò il romito, e dissegli: Io ti voglio mostrare gli occulti giudizj di Dio. Allora il romito e l’Angelo si mossono, e andarono insieme per un cammino; e quando ebbero camminato il dì infino alla sera, capitarono a un buono uomo che li ricevette ad albergo molto volentieri, e fece loro grandissimo onore, e misegli nel suo letto. Quando venne in su la mezza notte, l’Angelo si levò pianamente, e sconficcò un forziere, e tolse una coppa che v’era entro. E la mattina levati, si partirono da quello buono uomo; e camminando, gli giunse un pessimo tempo da non potere camminare, e capitati a una casa chiesero albergo per Dio, a’ quali fu risposto senza compassione: e non volendogli ricevere furono accomiatati. Onde il romito tanto ripregò quel reo uomo, che gli lasciò stare in una sua stalla, non dando loro nè bere nè mangiare; e di ciò lo romito molto s’attristava. E quando si vennero a partire la mattina, l’Angelo gittò in casa quel reo uomo quella coppa, e andando per cammino giunsero a una fonte; ed avendo sete, il romito chiese la coppa per bere, e l’Angelo disse: Io la donai a colui con cui noi stemmo jersera. Allora il romito tutto turbato disse all’Angelo: Se’ tu il diavolo? Io non voglio venire più teco; imperocchè chi fa a noi male, e tu fai bene; e chi ci ha fatto bene, e tu hai fatto male. E ragionando così, pervennero a un monasterio ove era un santissimo abate, il quale fece loro grandissimo onore: e quando si vennero a partire, l’Angelo di Dio mise fuoco in una casa della badia: e essendo dilungati dalla badia, il romito sentendo gridare si volse addietro, e vedendo quel fuoco domandò l’Angelo quello ch’era, ed egli rispose: È fuoco ch’io misi in una casa della badia. Poi arrivarono ad una casa, e l’Angelo uccise un fanciullo ch’era in una culla, e poi si voltò al romito, e disse: vedi ch’io sono venuto a te mandato da Dio per farti vedere i divini giudizj, per cagione che tu mormoravi contro a Dio della tua debole infermità, imputando non fosse giustizia. Ora sappi, che quello ch’io ho fatto, tutto ho falto per divina giustizia. E prima, la coppa ch’io tolsi a colui ci fece onore, si fu che quanto avea era bene acquistato, salvo che quella; e però a lui la tolsi, e diedila a colui che non avea nessuna cosa altro che male acquistata: ed il perchè misi fuoco nella casa della badia, si fu perchè egli hanno certi danari che vogliono spendere in murare, e non sono in concordia, di che vogliono fare la ragione; onde per quella azione verranno a concordia: e il perchè io uccisi il fanciullo, si fu, perocchè il padre suo, poi che l’ebbe, si diede a prestare a usura; onde, essendo morto il fanciullo, e ito al paradiso, quel padre attenderà a vivere giustamente. E così tu, non avendo la malattia che tu hai, non saresti al servigio di Dio. E però sii certo che Iddio sempre permette il meno male, e a fine di bene, e i suoi giudizj sono irreprensibili; ma le persone non possono conoscere i suoi secreti. E ciò udendo il romito, tornò a fare penitenza più che prima.