Fiore di virtù/XXXVI

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Capitolo XXXVI. Della lussuria appropriata al pipistrello

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Anonimo - Fiore di virtù (XIV secolo)
Capitolo XXXVI. Della lussuria appropriata al pipistrello
XXXV XXXVII


Lussuria è contrario vizio della castità, siccome si legge nella Somma de’ vizj. Santo Girolamo dice: Malagevole cosa è conservar castità nelle ricchezze. Santo Gregorio dice: La lussuria consuma il corpo, macchia l’anima, e invola la nominanza, confonde le persone, conturba Iddio; e dal vizio della lussuria discende la servitù. Siccome dice Tullio: Colui non giudichi altrui, ch’è sottomesso alla lussuria. A cui la femmina comanda e impone leggi non è più libero, anzi è più servo che coloro che sono comperati. E puossi assimigliare la lussuria al pipistrello, ch’è lo più lussurioso animale che sia, e per la soverchia volontà ch’egli ha di ciò, non osserva mai niuno naturale ordine, siccome fanno gli altri animali. Santo Bernardo dice: Di nessuno peccato s’allegra tanto il diavolo, quanto della lussuria; e la ragione si è, ch’egli può fare tutti gli altri peccati, ma non questo; nel quale peccato poche persone sono che in alcuno modo non pecchino. Isidoro dice: Se gli lussuriosi fossono lapidati, come solevano al tempo antico, le pietre mancherebbono; tanti ne sono. Orazio dice: Le cose prospere adducono lussuria, e le femmine adducono guerre. Ovidio dice: Non ti muovere per pianto di femmina, che in ciò ch’ella fa, si pensa d’ingannare altrui, ammaestrando gli suoi occhi a piangere. Seneca dice: Se tu pensassi il fine della lussuria, e lo cominciamento di essa, ti dispiacerebbe. Salomone dice: Nissuno si può nascondere il fuoco in seno, che le vestimenta non s’ardano, nè andare su per la bracia, che le piante non si scottino; così non si può stare colle femmine, che gli uomini non pecchino. Anche dice Salomone: La lussuria delle persone si conosce nel levare degli occhi e delle ciglia. Ancora dice: Alla femmina lussuriosa mettere guardia poco vale. Ancora dice: Tre cose sono malagevoli a conoscere, e la quarta in tutto non posso sapere: la prima la via dell’aquila nell’aria, la via della nave nel mezzo del mare, la via del serpente sopra alla pietra, la via del fanciullo in sua puerizia; e cotale è la via della femmina lussuriosa. San Paolo dice: Tutti gli delitti del mondo mise Iddio nella lussuria. Aristotile dice: Credete fermamente che la lussuria si è distruggimento del corpo, abbreviamento di vita, corruzione di virtù, rompimento di legge, e generamento di rei costumi. Ovidio dice: Il giovane lussurioso pecca; ma il vecchio lussurioso ammattisce. E perchè di questo vizio si viene in servitù, però dice Salomone: Notate, piccioli e grandi, e tutti i popoli e signori delle terre: a’ figliuoli, nè alla moglie, nè a’ fratelli, nè ad amico non date signoria sopra di voi nella vita vostra; imperocchè egli è meglio che altri venga alla tua mercè, che tu vada all’altrui. Ancora: Chi toglie in prestanza è servo di colui che gli presta. La Legge dice che la servitù è assomigliata alla morte. Isopo dice: Chi ha quello che si conviene si dee contentare; e chi può essere suo non sia d’altrui. Ancora dice: La libertà non si potrebbe comperare per tutto l’oro del mondo. Socrate dice: Chi è in altrui forza, conviene che segua l’altrui volere, avvegnachè sia contro a suo volere. Del vizio della lussuria si legge nelle Storie di Roma che lo imperadore Teodosio avea un suo figliuolo, del quale diceano gli medici e gli savi che egli era di tale complessione, che s’egli vedesse o sole o fuoco insino a quattordici anni, egli perderebbe la veduta; onde l’Imperadore lo fece serrare in una torre con tre balie, che ’l dovessero nutricare. Egli stette insino a’ 14 anni, che non vide nè sole nè fuoco; e poi send’egli tratto di fuori, lo ’mperadore gli fece insegnare la fede d’Iddio, dicendo ch’egli era Paradiso, e Inferno là dove dimora il diavolo e le persone che fanno male; e poi gli fece mostrare, tutte le cose per ordine, cioè, gli uomini e le femmine, gli cavalli, cani, uccelli e ogni altra cosa, perch’egli avesse conoscimento del tutto. E il garzone veggendo ciò, cominciò a domandare il nome di quelle cose, e di tutte gli fu detto; e quando egli venne a domandare del nome delle femmine si gli rispuose uno per beffe: elle hanno nome diavoli, ch’elle menano gli uomini allo inferno. E, fatto ciò, lo ’mperadore domandò che gli era più piaciuto di ciò ch’egli avea udito e veduto. E ’l giovane si rispuose: questi diavoli che menano le anime all’inferno, si mi piacciono più che cosa ch’io abbia veduta; già sapendo quello ch’erano i diavoli e lo inferno e ’l paradiso.