Fisiologia vegetale (Cantoni)/Capitolo 2

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§ 2 - Di una opinione esposta da Justus Liebig

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§ 2 - Di una opinione esposta da Justus Liebig
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§2. — Di una opinione esposta da Justus Liebig.


Nel 1857, venne da Justus Liebig esposto un dubbio sopra la maniera finora accolta del funzionare delle radici; e questo semplice dubbio varrebbe, secondo me, se non a confutare gli effetti ultimi e pratici, almeno a demolire quasi tutto l’attuale edificio fisiologico. Delle parole del Liebig pochi se ne occuparono, e questi quasi tutti Italiani: i più vi passarono oltre con una specie di sprezzo, pel timore di dover rinunziare alle già radicate opinioni. Non credo quindi inopportuno il ripetere brevemente quanto la Gazzetta Universale d’Augusta riportava nel num. 215, 21 giugno 1857. In quell’articolo, il Liebig, dopo d’aver mostrata l’importanza di rendere al terreno quei materiali (gli inorganici od incombustibili) ch’esso soltanto può somministrare alle piante, mentre agli organici o combustibili provvede l’umidità e l’aria atmosferica, parla dell’opinione da lui specialmente professata sul modo d’assimilazione dei materiali inorganici.

Credeva dapprima, ci dice, che alle piante si apportasse il nutrimento disciolto nell’acqua piovana mista ad acido carbonico, e [p. 13 modifica]che la maggiore o minor prontezza d’assimilazione dipendesse dalla maggiore o minor solubilità dei materiali in quel veicolo solvente. Aveva pertanto assomigliato una pianta ad una spugna, posta per metà nel terreno umido e per metà nell’aria libera, la quale assorbisse nel terreno l’umidità che perdeva nell’atmosfera. Perciò le soluzioni passassero colle molecole nelle radici, e da queste nell’organismo della pianta che si appropriava il disciolto. Credeva gli alimenti posti a qualche distanza dalle radici poter essere parimenti assimilati, quando il liquido solvente ne li portasse a contatto. Credeva finalmente di poter dire che, se una parte di potassa e mezza parte d’acido fosforico bastavano per un raccolto, una quantità doppia o tripla di questi materiali potesse servire per due o tre raccolti. — Or bene, soggiunge il Liebig, tutto ciò fu un grande errore.

Dall’azione che l’acqua e l’acido carbonico esercitano sulle rocce, aveva dedotta l’azione d’entrambi nella terra arabile, e la deduzione era falsa. Filtrando acqua attraverso terra arabile, nell’acqua filtrata non rinviensi nè potassa, nè silice, nè acido fosforico od ammoniaca in istato di soluzione. La terra adunque non cede alcuna soluzione, e l’acqua nulla trascina con sè, tranne che pel dilavamento meccanico. Che anzi la terra, non solo non cede, ma trattiene la potassa, la silice, l’ammoniaca; e, quando si filtrino simili sostanze in soluzione e mescolate coll’acqua di pioggia attraverso la terra coltivabile, nel liquido filtrato più non si riscontrano. Inoltre, i materiali più attivi o più importanti, sono trattenuti con maggior facilità. Così, filtrando pel terreno coltivabile una soluzione di silicato di potassa, la potassa è trattenuta per intiero, e la silice soltanto in parte. Sciogliendo fosfato di calce, preparato di recente, e fosfato di magnesia nell’acqua satura di gas acido carbonico, dopo la filtrazione, nell’acqua non rinviensi più traccia di fosfati. Una soluzione di fosfato di calce nell’acido solforico diluito, o di fosfato di magnesia ed ammoniaca in acqua acidulata d’acido carbonico, filtrata pel terreno, in seguito alla filtrazione, nell’acqua non rinviensi più traccia di fosfati1. Filtrando una soluzione di sal marino, questo passa all’incontro [p. 14 modifica]per intero; filtrando cloruro di potassio, resta il potassio; e ciò perchè la potassa entra nella costituzione di tutte le piante e la soda solo per caso. Solo il solfato e nitrato di soda cedono qualche cosa; laddove i consimili sali di potassa, cedono l’alcali per intero. L’urina, le acque di letamajo, le soluzioni di guano, filtrate per la terra, perdono tutta l’ammoniaca, la potassa e l’acido fosforico2.

Questa proprietà della terra non ha limite, ma non è eguale in tutte; le terre silicee assorbono e trattengono meno delle altre. Diversa inoltre può essere l’azione verso taluna delle varie sostanze. Un terreno calcare argilloso, ma povero di sostanze organiche, toglie tutto al silicato di potassa: se è ricco di materie organiche trattiene soltanto la potassa.

Il terreno contiene i materiali indisciolti, ma in uno stato appropriato all’assorbimento per mezzo delle radici, le quali, stringendo direttamente le particelle terrose, ricevono per esse gli alimenti, comunicando loro la solubilità mancante, e l’attitudine ad essere assorbiti. La superficie terrestre sarebbe adunque destinata a raccogliere e conservare tutte quelle sostanze che sono indispensabili alla vita organica. Questa facoltà assorbente del terreno ci spiega in qual modo alcuni terreni si mantengano fertili, quantunque posti in condizioni sfavorevoli, cioè a sottosuolo assai permeabile.

Se le piante, in forza dell’evaporazione delle foglie, traessero i loro alimenti dalle soluzioni che trovano nel terreno, dovrebbero prendere ed assimilarsi tutto quanto trovano disciolto3, l’alimentazione sarebbe affatto dipendente dalle circostanze esterne, e verrebbe ad essere esclusa ogni scelta. È pertanto probabile che le piante prendano direttamente il nutrimento dalle particelle del terreno in contatto coi succhiatoj delle radici, e che esse muojano quando il nutrimento giunge loro in istato di soluzione4. Certo è però che la pianta nell’ingestione dei materiali utili deve concorrervi coll’evaporazione per mezzo delle foglie; mentre il [p. 15 modifica]terreno manterrebbe la sorveglianza acciò non s’introducano materiali dannosi. Il terreno, nulla cedendo all’acqua, deve concorrervi per un’intima cagione operante nelle radici, e questa cagione e questo suo modo di agire meritano d’essere studiati.

Piante da orto, levate colle loro radici intatte, se facciansi vegetare entro una tintura azzurra di lacca muffa, la colorano in rosso: dunque le radici emettono un acido. La tintura così arrossata ridiviene azzurra colla bolitura: quindi, l’acido è il carbonico.


  1. Vedi anche § 24, sperienze di P. Thenard.
  2. Vedi § 16, sperienze Malaguti, ecc.
  3. Vedi § 25. sperienze Bouchardat.
  4. Vedi § 15, sperienze Bouchardat.