Gandino e il suo distretto/Capitolo I

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Capitolo I

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Capitolo II
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GANDINO E IL SUO DISTRETTO




CAPITOLO I.


Antichità di Gandino — Dominii ai quali andò soggetto — Descrizione topografica — Popolazione e Censo.


Per boria, o vanità di amplificare l’origine del nostro caro popolo, e borgo di Gandino, non ci perderemo a rintracciarla nella tenebrìa di rimotissimi tempi, ma bensì colla scorta d’irrefragabili croniche, e dei privilegi, da Papi ed Imperadori concessi, e dagli avanzi di vetuste materiali memorie, ne faremo constare presso a poco l’antichità.

Certo, che se penetrare si dovesse bene addentro, nei misteriosi arcani, e scavi delle lignite di Leffe, dei quali ne parleremo altrove; se esperti geologi e naturalisti osservassero le molte immani ossa, che di tratto in tratto vanno disotterrandosi, e mascelle in parte umane, altre di animali credute, nelle carbonizzate piante confitte, potrebbero da simili rovine, da secoli e secoli nel suolo travolte, determinare una remotissima epoca, e se l’opera furono di un generale, o parziale diluvio, ovvero di un qualche terremoto, che spesso cangia faccia ad un paese, o di un qualche vulcano o frane, che le più volte ostruiscono il corso dei fiumi, convertendoli in laghi, il preesistente suolo [p. 6 modifica]cancellandone — siccome avvenne allorche si disgiunse l’Itsmo, che congiungeva l’Italia alla Sicilia, — 1

Le storiche fisiche tradizioni assicuranci in fatti dei non pochi spaventosi sovvertimenti, avvenuti in varie parti del nostro globo, che o affatto lo distrussero, o ne cangiarono interamente la forma, subentrando il mare alla terra, la terra al mare, e Platone, e Robertson fra i moderni, nella storia di America ne fanno fede, e Giusto Lipsio nei suoi due libri De Constantia, ne da un brevissimo cenno, nei seguenti termini: „Eterna lex a principio dicta omni huic mundo nasci, denasci, oriri aboriri... — Omnia ista quæ suspicis, quæ miraris, vicibus suis pereunt, aut certe mutantur. — Unus sub Tiberio terremotus duodecim celebres Asiæ urbes evertit totidem a campania oppida alias sub Constantino. Finalmente le ultime isole possedute dai Francesi in America, e seppellite lo comprovano;“ ma lasciamo agli scienziati quest’ampia materia da svolgere, della nostra sola occupandosi.

Gandino è situato al nord-est sopra un terreno alto, ineguale, e scosceso, alle falde dei monti dei quali è contornato e rinchiuso, adorni per altro e rivestiti d’alberi fronzuti. Egli è da Bergamo discosto 17 miglia comuni, e tre soli oltre passato il fiume Serio. Alla sinistra riva scorre il torrente Romna di acque sempre copioso. Presentasi il borgo frammezzo ad un’amenissima valle, dove in distanza l’un l’altro fanno bella mostra di sè, e prospettiva varj e diversi paesaggi in opposta direzione collocati, che la vista attraggono e colpiscono del viaggiatore. La di lui [p. 7 modifica]popolazione risulta di 3680 individui. In sua proprietà il comune possiede in fondi boschivi pertiche comuni in lire 11419 dell’approssimativo valore di L. 130000.

L’estimo del comune porta la cifra di scudi 83108 diviso sopra 850 partite, fra le quali la maggiore non è oltre di 4000, di pertiche censuarie 22884.47.

Da questo scutato ommettonsi i fondi del comune, appunto perchè sono di sua esclusiva proprietà, i di lui annuali redditi compresi gli avventizii, e reali per contributi, enfiteusi, locazioni, arti e commercio ammontano a L. 14000.

Dopo la decadenza dell’Impero Romano subì Gandino le vicissitudini alle quali andò soggetta l’Italia. Lo dominarono i re Longobardi. Vittorioso dappoi scorrendo si può dire intera l’Europa colle invincibili, poderose sue armate il conquistatore Carlo Magno, ogni cosa, città e borgo al suo immenso potere cedendo, Bergamo pure, e il suo territorio vi si sottomisero. In fatti dalla cronaca di quei tempi viene riportata la seguente inscrizione „Carolus Magnus, debellatis Longobardis, Bergomum ac territorium in suam potestatem redegit, ac muneribus amplissimis ac diplomatibus honorificentis illustravi anno DCCCI.“

Mancato al mondo quello straordinario genio che solo, e colle sue ecclesiastiche, militari, civili e penali instituzioni, e coi Missi Dominici sostener seppe il peso di tanta vastissima mole governativa, infrantosi il di lui scettro sotto Lodovico il Pio, e diviso il vasto suo impero nei tre grandi regni d’Italia, Francia e Germania, e da varj padroni contrastato; nata la dissoluzione sociale, per cui ogni paese dovette munirsi di baluardi e fortezze, e pensare a [p. 8 modifica]difendersi dalle molte incursioni di varj popoli, e Duchi competitori, che a vicenda contendevansi l’Italico suolo; dal magnanimo e generoso Imperator di Germania Ottone il Grande, concedutisi i Municipi Italiani nel 936; firmatasi la pace di Costanza, nel 25 Giugno 1183; accordatisi alle città Lombarde i diritti di suprema signoria, l’esempio venne pure imitato dal grosso e ricco borgo di Gandino, il quale di fortissime rocche, torri, seracinesche, e forte castello si ebbe a munire, siccome evidentemente il dimostrano i vetusti avanzi che sino al presente esistono. Volendosi prestar fede a quanto narra il Padre Celestino2 nella quadripartita storia di Bergamo e territorio, in Gandino battevansi monete di rame, per cui la di lui origine sarebbe antichissima sapendosi, che tali monete furono le prime ad improntarsi, Gandinum æratas solitum segnare monetas.3

Dai sette lati, evventi del comune scorgonsi infatti antichissime porte con sfasciati e demoliti torrioni, e feditoje, e l’antico Castello, che forma in adesso la comoda ed amena abitazione del Consigliere d’appello don Luigi Patirani, tanto benemerito del proprio paese. Straziata e divisa alla fine l’Italia dalle terribili ed intestine fazioni dei Guelfi e Ghibellini, che desolaronla per due e più secoli; introdottosi il feudale sistema per ogni dove; divenuto misura del diritto la sola potenza, e l’arbitrio di un signorotto e feudetario; penetrate le fatali contese e discordie dell’Impero e della Chiesa anche nel territorio Bergamasco, le vecchie [p. 9 modifica]cronache attestandolo, ed in particolar modo i moderni romanzi istorici del Castello di Trezzo e Clenesso; avvoltosi pure Gandino nella infelicità e miserie di quei tempi, un solo esempio fra i molti ne citaremo dalle Effemeridi dal P. Calvi riportato4 — 1404: sotto la condotta di Giovan Cavalier Suardi, Pingerolo capo degli stipendiati, ed altri della città, si unirono da 500 Ghibellini a piedi ed a cavallo radunati da Gandino, Vertova, Ceno e Nembro, e tutti inviaronsi alla distruzione della terra di Albino, ove abbracciate le case, folli, e molini, si posero a combattere le torri, ed una che era sfornita di difensori cade in loro potere, ma l’altra che era quella dei Ferari, se li scoprì insuperabile — . Abbiam pure dal Celestino n. 246, che nel 1393 i Guelfi in gran numero portatisi sopra i territorj e monti di Barzizza e Gandino, e dato il fuoco a molti casolari e fenili con fieno, arrecarono un danno di più di due mila fiorini d’oro; così laceravansi, miseramente distruggevansi a vicenda le città ed i borghi, tutto andava a ruba e soqquadro; depredavansi ed incendiavansi beni ed averi con uccisione e strage dei proprj nemici, a barbari tormenti ed inaudite pene, a orrende carceri e sotterranei, sottomettendo i prigioni. Non crediate però, esprimesi un grande italo moderno scrittore, che solo i fasti italiani macchiati fossero di simili atrocità e perfidie, che tanto infamarono le Signorìe del XIII e XIV secolo. La perfidia, la menzogna, i tradimenti, e gli assassinj furono e saranno sempre il retaggio di una brutale ambizione ed avarizia, sfornita di talenti e di prevalenti poteri. Leggete la storia della prima [p. 10 modifica]dinastia dei così detti re Franchi nelle Gallie, e voi sarete funestato forse da più tristi esempi. Pur troppo confessar dobbiamo nelle italiche città e borghi, la mancanza d’un potere politico che fosse abbastanza forte per protegger quell’ordine civile che era dalle leggi stabilito, ordinato, e disciplinato, insegnato e professato. Finchè i potenti non siano disarmati e posti nell’impossibilità di sottrarsi alle leggi; finchè il popolo non sia alimentato e sicuro; finchè l’amministrazione non sia forte e moderata, sarà assolutamente impossibile di evitare or più or meno le orride scene riferite dagli annalisti italiani. Fortunata la nostra generazione che vive sotto il più soave e moderato scettro che immaginare si possa. Accordatasi la pace nel 1339 tra gli Scaligeri, la Veneta Repubblica, la Viscontea possanza, ed i Fiorentini, per convenzione rimase per poco il Dominio di queste parti sotto i Visconti, fattosi in seguito Signor di Bergamo e nel 14105 Pandolfo Malatesta concedette esso a Gandino vari privilegi ed un Vicario. Nel 1428 si ha dallo stesso Calvi al tomo secondo pag. 27, che avea per Podestà, Gandino, e rettore Giorgio Celero di Lovere; avvenuta secondo alcuni in quell’anno, e secondo altri nel 1440 la difinitiva dedizione di Gandino con tutto il Vicariato alla Repubblica Veneta, fu per altro con Ducali privilegiato, a reggersi con particolare Statuto e consuetudini proprie. Si resse in tal modo subendo le mutazioni, e i temporanei cangiamenti di vari padroni, fino al rovesciamento avvenuto nel 1797 del Veneto dominio. Seguì il nuovo ordine di cose notoriamente accaduto da [p. 11 modifica]quell’epoca al 19 Luglio 1803 nella quale ebbe luogo il Decreto organico Luini 28 Giugno dal Ministro di Giustizia approvato di quell’anno. Consideratosi dagli organizzatori l’importanza del luogo fu eretto Gandino in Pretura civile e criminale, e si estese la di lui giurisdizione alle seguenti comuni, alla Valle di Gandino, Valle Seriana inferiore, compreso Selvino, Valle Seriana superiore, alle comuni di Bianzano, Endine con Figadelli, Esmate, Fonteno, Gaverina, Molini di Colognola, Mologno, Monasterolo, Piangajano con Rova, Pianico, Piano, Ranzanico, Solto, Spinone, Zorzino, e Gangarino tutte poste nel circondario della Pretura civile di Bergamo — ed alle comuni di Bondione, e Dieci denari, Fiumenero e Rizzola situali nella giurisdizione della Pretura civile di Vilminore. Portava quel Decreto all’articolo XIV, che il Luogo Tenente della Pretura dovesse trasferirsi una volta per settimana alternativamente in Albino, Nembro, e Alzano maggiore per l’udienza negli affari civili e di conciliazione degli abitanti di quelle comuni e luoghi circonvicini, compreso Selvino, e fu adottata la norma interinale criminale della Lombardia del 1786. Furono eletti a Pretori Benaglia Pietro, e Luogo Tenente Solera Antonio. Si rese tanto benevolo il Benaglia Bergamasco, col di lui contegno e bravura verso gli amministrati, nell’esercizio dell’importante sua carica, che scolpita una lapide, a perpetua memoria, si vede, nel locale della Pretura, ed è la seguente: [p. 12 modifica]

PETRO • BENALAÆ
SEPTIMIVM • PRÆTORI
ÆTERNVM • MEMORANDO
IVSTITIÆ • ET • PACIS
CVSTODI • SOLERTISSIMO
MAXIMIS • IN • POPVLVM • MERITIS
CIVIS • GANDINENSIS
PATRI • SVO
HINC • ABEVNTI
MON • P • P
KALENDAS • QCTOBER • A • S • CDDCCVII


Dopo il 1807 dichiaratasi Giudicatura di Pace Gandino, il sistema ed il piano seguendo in allora stabilitosi, il suo raggio giurisdizionale estendevasi alle comuni attuali, cioè Gandino, Gazzaniga, Leffe, Orezzo, Peja, Vertova, Barzizza, Casnigo, Cazzano, Cene, Colzate, e Fiorano.

Felicemente rientrata la Lombardia sotto la paterna Austriaca denominazione, nel 1815, ed organizzatisi i Tribunali e le Preture colle Sovrane risoluzioni 23 Marzo, ed 11 Settembre 1817, e 3 Febbrajo 1818 la Pretura di Gandino colle nuove e più estese attribuzioni fu considerata anche dall’attuale e benefico Governo, a grande utilità, vantaggio, e comodo dei preaccennati comuni, ed abitanti tutti così vicini al capo Luogo, non oltrepassando il più lontano di Bondo li otto miglia, e che da secoli e secoli dipendono, essendone per conseguenza e per molti titoli e ragioni affezionati i preaccennati comuni all’antica giurisdizione.

Note

  1. Vedi Mazzoldi origine Italiche pag. 210.
  2. P. Celest. pag. 543.
  3. Æreum nummum, primum signasse — Ateneo t. xv. p. 692.
  4. Calvi tom. i. pag. 287.
  5. Vedi Celest. part. i. Cap. 19.