Giambi ed epodi/Libro II/Per il LXXVII anniversario della proclamazione della Repubblica francese

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../A certi censori

../Per Vincenzo Caldesi IncludiIntestazione 29 gennaio 2012 100% Da definire

Libro II - Per il LXXVII anniversario della proclamazione della Repubblica francese
Libro II - A certi censori Libro II - Per Vincenzo Caldesi
[p. 458 modifica]


XVII.

PER IL LXXVII ANNIVERSARIO

dalla proclamazione della repubblica francese


Sol di settembre, tu nel cielo stai
Come l’uom che i migliori anni finí
E guarda triste innanzi: i dolci rai
4Tu stendi verso i nubilosi dí.

Mesto e sereno, limpido e profondo,
Per l’ampia terra il tuo sorriso va:
Tu maturi su i colli il vino, e al mondo
8Riporti i fasti de la libertà.

Mescete, o amici, il vino. Il vin fremente
Scuota da i molli nervi ogni torpor,
Purghi le nubi de l’afflitta mente,
12Affoghi il tedio accidïoso in cor.

[p. 459 modifica]


Vino e ferro vogl’ io, come a’ begli anni
Alceo chiedea nel cantico immortal:
Il ferro per uccidere i tiranni,
16Il vin per festeggiarne il funeral.

Ma il ferro e il bronzo è de’ tiranni in mano;
E Kant aguzza con la sua Ragion
Pura
il fredd’ ago del fucil prussiano,
20Körner strascica il bavaro cannon.

Cavalca intorno a l’avel tuo, Voltèro,
Il diletto di Dio Guglielmo re,
Che porta sopra l’elmo il sacro impero,
24Sotto l’usbergo la crociata fe’,

E ne la man che in pace tra il sacrato
Calice ed il boccal pia tentennò
Porta l’acciar che feudal soldato
28Ne le stragi badesi addottrinò,

E crolla eretta al ciel la bianca testa....
O repubblica antica, ov’è il tuo tuon?
Il cavallo del re, senti, ti pesta,
32E dormi ne la tua polve, o Danton?

Mescete vino e oblio. La morta gente,
O epigoni, fra noi non torna piú!
Il turbin ne la voce e nel possente
36Braccio egli avea la muscolar virtú

[p. 460 modifica]


Del popol tutto. Oh, il dí piú non ritorna
Ch’ei tauro immane le strambe spezzò,
E mugghiò ne l’arena, e su le corna
40I regi i preti e gli stranier portò!

Mescete vino, amici. E sprizzò allora
Da i cavi di Marat occhi un balen
Di riso; ei sollevò da l’antro fuora
44La terribile fronte al dí seren.

Matura ei custodía nel sen profondo
L’onta di venti secoli e il terror:
Quanto di piú feroce e di piú immondo
48Patîr le plebi a lui stagnava in cor.

Le stragi sotto il sol disseminate,
I martír d’ogni sesso e d’ogni età,
I corpi infranti e l’alme vïolate
52E le stalle del conte d’Artoà,

Tutto ei sentía presente: il sanguinoso
Occhio rotava in quel vivente orror,
E chiedea con funèbre urlo angoscioso
56Mille vendette ed un vendicator.

De l’odio e del dolor l’esperimento
Il cor gli ottuse e il senso gli acuí:
Ei fiutò come un cane il tradimento,
60E come tigre ferita ruggí.

[p. 461 modifica]


Ma quel che su da l’avvenir salía
D’orror fremito udí Massimilian,
E, come falciator per la sua via,
64L’occhio ebbe al cielo ed al lavor la man.

De’ solchi pareggiati in su ’l confino
Il turbine vi attende, o mietitor:
O mietitori fóschi del destino,
68Non fornirete voi l’atro lavor.

Maledetto sia tu per ogni etade,
O del reo termidor decimo sol!
Tu sanguigno ti affacci, e fredda cade
72La bionda testa di Saint-Just al suol.

Maledetto sia tu da quante sparte
Famiglie umane ancor piegansi a i re!
Tu suscitasti in Francia il Bonaparte,
76Tu spegnesti ne i cor virtude e fe’.


21 settembre 1870.