Guida della Val di Bisenzio/Parte seconda/17/d1

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alla Spelonca delle Capanne

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Alla Spelonca delle Capanne. Chi bramasse vedere questa caverna, giunto dove sparisce ogni traccia di sentiero sopra le Capanne vicino alla crina, deve piegare a sinistra e tenendosi un poco verso la vetta nel salire, vedrà non molto distante un avvallamento, come quel solco che fanno i ruscelli al loro principio. Vicino sono alcuni macigni che formano una buca; là dentro è il foro a guisa di finestra; appena può un uomo passarvi.

Tutto all’intorno sono le prata del monte e seduti sopra quei massi, posti quasi a custodia dell’antro, si gode d’una veduta stupenda sulla Valle del Bisenzio e sui monti di Migliana e d’Usella, e più indietro su quelli dell’Appennino.

La spelonca è in forma di pozzo circolare della larghezza, a tondo, di 12 a 13 metri; le pareti sono di pietra calcarea assai levigata, la qual cosa fa credere all’azione delle acque. Il fondo è coperto di piccoli sassi che vi sono stati gettati dall’apertura, ma non vi si trovano sorgenti d’acqua nè stillicidio; la poca umidità che hanno le pareti deve provenire dalla stessa cagione che la produce sui muri delle nostre cantine.

Ha la profondità di 12 metri e mezzo, e quando mi feci calare nel marzo del 1879 vi trovai una temperatura di 18°; vi si respirava comodamente, nè per quanto cercassi, potei scoprire sfondo o pertugio che desse a credere avesse questo pozzo comunicazione col Bisenzio. Mi avevano detto esservi caduto un cane, che ritornò poi fuori giù presso il fiume; ma sono le solite fiabe che alla gente credula e novelliera della montagna piace di mettere in giro tanto per [p. 140 modifica] avere un argomento di più nei racconti meravigliosi intorno al fuoco nelle serate d’inverno.

Nessuno v’era disceso, tranne d’un pastore calatovi per riprendere non so che oggetto che v’era stato gettato; il discendervi, oltre a non avere alcuno interesse scientifico, non dà neppure il diletto della curiosità, tante volte proficua ed istruttiva, e produce la stessa sensazione che calarsi in un pozzo profondo, dal quale si ha almeno il conforto di vedere un lembo di cielo, mentre dal fondo della Spelonca delle Capanne non si vede che un chiarore debolissimo e incerto, che proviene dalla piccola apertura e rende più triste e penosa l’oscurità dell’abisso, ricorrendo alla mente l’aer cieco delle bolge dantesche.