Il Caso/Il problema del se nella storia

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Il problema del se nella storia

../Copertina ../Il Caso e la visione deterministica del mondo IncludiIntestazione 9 gennaio 2020 100% Da definire

Il problema del se nella storia
Copertina Il Caso e la visione deterministica del mondo
[p. 1 modifica]

IL CASO


I.

Il problema del se nella storia.


— La storia si scrive dell’accaduto e non di quel che avrebbe potuto accadere e non accadde. — O, in forma meno solenne e più familiare: — La Storia non si scrive con i se: se fosse accaduto questo, se non fosse accaduto quest’altro. — Sembra difficile dubitare della verità di queste sentenze. Pure, a guardarle da vicino, la loro cristallina evidenza si annebbia e si oscura.

Certo, non si scrive storia che dell’accaduto e non di ciò che non accadde e avrebbe potuto accadere: su questo, nessun dubbio. Ma ci sono nella storia dei momenti cruciali, dei punti nodali, in cui il corso intero degli eventi sembra in modo indubbio sospeso a un evento singolo, individuale, omnimode determinatum, dal non esserci del quale quel corso intero sarebbe stato diversamente atteggiato. Se Lenin non avesse avuto dal governo tedesco il permesso di tornare in Russia con il suo stato maggiore nel famoso vagone piombato; se Hitler fosse rimasto accecato dai gas che lo investirono e gli offesero assai gravemente la vista, che sarebbe successo? Noi tocchiamo qui col dito avvenimenti dei quali, anche se non si sono prodotti, abbiamo la più netta coscienza che avrebbero potuto benissimo prodursi; che non è affatto assurdo e contraddittorio supporre che si producessero; il cui prodursi è pensabilissimo senza nessuna contraddizione logica, e che, non c’è dubbio, se si fossero prodotti, il corso degli eventi non sarebbe stato quello che è stato: sarebbe, tutt’al più, stato simile, non mai identico. È di fronte a casi simili che è bene e salutare che lo storico si ponga il problema del se. Non per fantasticare a vuoto su quello che avrebbe potuto essere e non fu, ma per acquistare chiara e netta coscienza della non-fatalità, della contingenza, della casualità inerente all’accadere storico, ad ogni accadere storico. [p. 2 modifica]

Fu per questo scopo che il grande filosofo Carlo Renouvier scrisse un romanzo dal titolo Ucronia. Ucronia è una storia che non è accaduta in nessun tempo, una storia immaginaria, come Utopia è un paese immaginario che non è in nessun luogo. Ma la parola e il romanzo Ucronia non hanno avuto la fortuna che hanno avuta il romanzo e la parola Utopia di Tommaso Moro, e l’avrebbero meritata. Come dice Renouvier, Ucronia è «la storia della civiltà europea, quale non è stata e quale avrebbe potuto essere; una storia immaginaria, destinata a porre come una verità filosofica e di coscienza, più alta della stessa storia, la reale possibilità che il seguito degli avvenimenti, dall’imperatore Nerva all’imperatore Carlomagno, fosse stato radicalmente differente da quello che è stato di fatto». La fantasia di Renouvier, oltre allo scopo di opporre un ideale di civiltà a un altro, una civiltà basata sulla ragione alla civiltà basata sul sentimento religioso, quale prevalse nel Medio Evo, ha uno scopo più profondo: quello di distruggere, non solo astrattamente, in sede di pura teoria, ma concretamente, per virtù di esempio, la concezione fatalistica della Storia come processo che non avrebbe potuto in nessun modo essere diverso da quello che fu, facendo toccar con mano che un decorso degli avvenimenti dal secondo al nono secolo dopo Cristo diverso da quello che realmente si svolse è perfettamente pensabile, senza nessunissima contraddizione logica.

Certo, a una considerazione più profonda, ogni avvenimento, qualunque esso sia, si rivela in qualche grado o misura colpito di accidentalità e di contingenza. Ma ci sono avvenimenti (come quelli su enumerati per via di esempio), in cui la parte del caso è più appariscente e vistosa e salta agli occhi più prevenuti: e sono quegli avvenimenti ai quali, come a chiodi, si appendono lunghe catene di altri avvenimenti, che senza quel chiodo cascherebbero nel baratro del nulla. Di fronte a tali avvenimenti è bene che lo storico si ponga il problema del se.

Lo storico, in genere, è troppo incline a pensare che solo ciò che è accaduto poteva accadere, che ciò che non fu non poteva assolutamente essere. [p. 3 modifica]

Le pagine che seguono si sforzeranno al contrario di dimostrare che il nostro intelletto è fatto in modo che tutto ciò che accade, tutto, dico, senza eccezione alcuna, gli appare come tale che poteva anche non accadere o accadere diversamente da come accadde.