Il Dio dei viventi/VI

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Parte VI

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V VII

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Anche Zebedeo sentiva un presentimento di sventura. Ecco che se ne andava a cavallo tutto nero e incappucciato come un cavaliere errante, per la strada luminosa attraverso i campi ondulati ove distese d’orzo e di frumento si alternavano a distese di ginestre e di eriche e a vastissimi prati tutti violetti e bianchi per i fiori del puleggio e delle margherite.

Una serenità già quasi estiva rallegrava il paesaggio: sui lucidi cespugli dell’acanto che arginavano la strada grandi farfalle dai vivi colori e ragni bianchi e insetti verdi e dorati giocavano e si amavano: tutti, insetti e bestie fiori e foglie vestiti a festa: e dalle quercie che spandevano la loro ombra nera sul verde del grano gli uccellini nuovi volavano giù lasciandosi cadere a picco dal nido.

In fondo apparivano i monti battuti dal sole, coi boschi di lecci dorati dal primo [p. 34 modifica]loro fiorire; e veniva di lassù il fresco soffio profumato che faceva sorridere e mormorare le foglie.

L’uomo a cavallo portava la sua nota di lutto attraverso la gioia innocente delle cose, ma si lasciava anche lui di tanto in tanto scuotere e penetrare da quell’alito puro dei monti che gli ricordava qualche cosa d’indefinibile, un luogo lontano dove era vissuto nella sua prima infanzia e anche prima durante una vita anteriore.

Pensava sempre all’eredità: e il problema lo preoccupava tanto da fargli dimenticare il dolore per la morte del fratello. Gli sembrava di sentire ancora dentro di sè la voce delle sue donne, quella grave e austera della vecchia e quella placida e ingenua della moglie. E la moglie accomodava tutto con la sua semplicità; se si lasciava fare a lei tutto andrebbe bene nella vita, tutto si aggiusterebbe con la bontà e con un po’ di pigrizia.

E si pentiva di non essersi consigliato solo con lei: dopo tutto la vecchia zia non era che una serva; riceveva il suo [p. 35 modifica]mensile e se lo metteva da parte; che ci aveva da vedere negli affari di casa?

— Se non sta zitta posso anche prenderla per il braccio e cacciarla via.

Ma la sua stessa eccitazione accresceva la sua inquietudine.

Al suo arrivo al podere due servi che vi lavoravano, due fratelli piccoli neri e scarni divorati dalla fatica, si sollevarono per salutarlo quasi militarmente, perchè egli non dava confidenza alla servitù: era scrupoloso, pagava bene, ma ciascuno al suo posto.

Non rispose neppure alle parole di condoglianza che i due giovani gli rivolsero seri e composti: solo ordinò che non togliessero la sella al cavallo, poi domandò se Bellia, il figlio, era stato al podere.

— C’è stato verso mezzogiorno, poi ha proseguito per Sanmattia.

Sanmattia era la proprietà principale del morto, vigna, seminato, vasti pascoli con molto bestiame, distante circa un’ora di strada dal podere di Zebedeo, verso il principio di una vallata e quasi ai piedi dei monti. [p. 36 modifica]

Non s’era trascurato, Bellia, ad andare a visitare la proprietà dello zio; e del resto aveva fatto bene.

I due servi avevano ripreso a lavorare; zappavano la vigna e toglievano alle viti i tralci superflui: di solito lavoravano uno distante dall’altro in silenzio; adesso invece s’erano avvicinati e si scambiarono qualche parola sottovoce. D’un tratto uno di essi raggiunse il padrone che s’era alquanto allontanato e si chinava per guardare le viti.

— Zio Zebedeo, — disse con accento rispettoso, — prima di morire zio Basilio vi avrà forse detto che io gli devo dieci scudi.

Il padrone lo guardò dal basso, con sdegno, e senza sollevarsi borbottò:

— Egli non ha avuto tempo neppure di dirmi addio, figurati se pensava ai tuoi dieci scudi.

— Non importa, glieli devo lo stesso, e appena potrò li restituirò. O se credete, zio Zebedeo, voi potete ritenerveli dalla paga mia e di mio fratello. [p. 37 modifica]

— Vattene, tu coi tuoi dieci scudi! Noi faremo molte elemosine in nome e in memoria del morto; puoi tenerli, i suoi dieci scudi.

Il servo lo guardò un poco sbalordito, perchè sapeva per esperienza che i Barcai non erano molto generosi. E una viva gioia gli brillò negli occhi melanconici: per un momento rimase incerto se insistere o no; decise per il no: aveva fatto il suo dovere dichiarando un debito che il padrone ignorava; Dio lo compensava per la sua buona coscienza.

— Dio vi rimeriti, allora — disse commosso; — io e mio fratello ci ricorderemo della vostra bontà e pregheremo per voi e per il beato morto.

E tornò presso il fratello, col quale si rimisero a lavorare con più lena di prima.

Ma il padrone non sembrava contento; nel sollevarsi s’era sentito arrossire per la stizza, perchè neppure lui sapeva il perchè della sua improvvisa generosità; se avesse potuto avrebbe ritirato la sua parola; non potendolo imprecò fra di sè [p. 38 modifica]contro i servi e mandò al diavolo le preghiere ch’essi promettevano per lui e per l’anima del morto.

E il diavolo si mangiò anche quei dieci scudi.