Il cavallarizzo/Libro 1/Capitolo 20

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Cap. 20. De i denti, & come si conosci l'età del cavallo.


Non parerà di poco momento, & di poca importanza al cavalliero ragionar de’ denti, & altri segni, per li quali facilmente si pò conoscer [p. 32r modifica]l’età del cavallo, se risguarderà l’utile grande che ne seguita; conciosia cosa che quella cognition havuta, fa che si sappia far differentia in tutti gl’effetti del cavallo; tra il caval giovine & vecchio. Percioche non si convenghi altro governo, & rispetto al caval vecchio, & altro al giovane sì nella infermità come nel resto del vivere, & dell’essercitio suo? che come à gl’homini così a’ cavalli altri se gli conviene quando per la giovinezza sono fervidi & robusti, & altro quando per la vecchiezza sono gia freddi & deboli. Egli è cosa certo manifesta le doti & qualità del corpo con l’età mutarsi, & mutate queste si mutano anco l’affetioni & passioni dell’animo. Hor quanto a i denti del cavallo adunque devete sapere, che molti molte cose ne hanno detto, & variamente, le quali se noi volessimo recitar tutte sariano troppo lunghe, solamente quelle adduremo de i più preclari autori; & prima Aristotele dice, che il cavallo nelli trenta mesi muta li primi quattro denti dinanti. Dui di sopra, & dui di sotto; & finito quattro anni nel medesimo modo ne muta quattro altri dui di sopra & dui di sotto appresso alli mutati di mezzo; & dipoi un’altro anno con modo simile muta li quattr’ultimi; di maniera che passato i cinque anni & sei mesi non muta più alcun dente. Ma Plinio vole, che di trenta mesi muti i quattro denti primi, nel seguente anno altri tanti prossimi à questi, nel quinto i rimanenti con modo & ordine si sopra detto. Li quali ultimi denti caduti vol che rinaschino circa il principio del sest’anno: & che nel settimo gl’habbia tutti immutabili. Varone dice che di trenta mesi il cavallo lascia li primi quattro denti chiamati medij percioche stanno nel mezzo de gl’altri, & addimandati ancora lattanti; & nel principio del quart’anno nel medesimo modo, detto di sopra li altri quattro appresso; nel qual tempo cominciano à nascer quei denti, che si addimandano da i Latini columellarij, & cominciando dal quinto anno nel medesimo modo muta gl’altri. Nel sest’anno gl’agguaglia tutti; nel settimo gh’ha tutti uguali. Et per questo non si pò chiaramente più conoscere per i denti, di che anno & età sia. Nondimanco nel decim’anno le tempie cominciano ad esser cave, & le sopra ciglia alcuna fiata à farsi bianche, & i denti ch’erano uguali à sopravanzare, Nell’anno duodecimo si vede nel mezzo de’ denti alcuna negrezza non solita, & quanto va più in età più lunghi se gli fanno; da i columellarij in fuora, li quali con vocabulo volgare & comune si addimandano fasioli & scaglioni, li quali per causa del freno di poi il qunt’anno s’impiccioliscano sempre, & si consumano. Li denti del cavallo sono secondo Aristotile dodici quei davanti chiamati da lui voraci, & questo sono quelli delli quali si è parlato, che fanno conoscere l’età del cavallo. Appresso ce ne sono quattro canini così detti per l’acutezza c’hanno à guisa di quei de’ cani, & sono quelli che poco è, dissemo fasoli & scaglioni; & appresso à questi ce ne sono venti quattro molari secondo l’opinione del suddetto Filosofo. [p. 32v modifica]Il quale secondo questo numero vol che siano in tutto quaranta. Io nondimeno gl’ho trovati di trentasei e di trent’otto molte volte: & pò ben stare che alcuni cavalli n’habbiano di più, & alcuni meno, si come si vede anco ne gl’homini, & che nel cader dei i denti molari alcuni cavalli non li rimettano poi più tutti, così come anco pò stare che alcuni cavalli mutino, & uguaglino i denti voraci più tardo, & più presto di molt’altri, & medesimamente che i scaglioni ad un cavallo naschino poco prima & più tardo si consumino che ad alcuni altri. Ma oltra che l’età del cavallo si conosci perfettamente fin a un certo numero d’anni per i denti, come habbian visto, si pò conoscere anco per altri segni di poi, che sono quelli detti di sopra, & come sarebbe à dire con Vegetio & altri degni scrittori, per le righe, over crespe del labbro di sopra, quando però il cavallo sarà assuefatto al freno in questo modo cominciando à contar le rughe del labro di sopra da quell’angolo, & luogo dove sta attaccato il morso con la testiera, & venendo in giù all’estremità del detto labro, perche il numero de gl’anni vogliono costoro che dimostri il numero delle righe, benche di questo generalmente se ne vede il contrario. Oltra di questo la moltitudine delle crespe suddette, la tristezza, & malenconia della fronte, l’abbassamento del collo, la pigrezza di tutto il corpo, lo stupor de gl’occhi, & la calvitie delle palpebre, dimostra chiaro la vecchiezza del cavallo, così anco la canitie ò canutezza in alcuni luoghi, come sarebbe à cavalli morelli, sauri, over bai, roani, saginati capezze di mori, & uberi, sopra gl’occhi, nella fronte, ne’ crini, nella coda & che diventassero rubicani per ogni luogo, non essendo però mai stati, & essendo si facesseno adogn’hora maggiormente. Et se fusseno leardi rotadi, & havesseno tenuto molto del scuro hora tenessino molto del chiaro, over essendo bianchi schietti diventesseno moscati, li quali poi più si saranno moscati da per tutto, più dinoteranno la lor vecchiezza. Se la pelle anco non solo dalle mascelle, ma da tutto il resto del corpo tirata con mano non si lascia, & arrende, se non difficilmente, ma subito tirata à se ritorna al suo luogo: dimostra il cavallo esser giovine; & per il contrario se tardamente ritorna al suo luogo è segno di vecchiezza. Medesimamente se tirata la pelle tra un’orecchia, & l’altra nel mezzo del procomio, cerro, over ciuffo, così anco delle spalle difficilmente si distacca è indicio, secondo Aristotile, & Camerario, di animosità, di fortezza, & di gioventù. Ma del conoscer l’età del cavallo per i dente & altri segni sia detto assai.