Il cavallarizzo/Libro 1/Capitolo 34

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Cap. 34. dei poledri mentre stanno in campagna, ridutti in stalla & altro à questo pertinente.


Havendovi io ragionato fin qui assai diffusamente della stallone, & cavalle di razza hora mi pare cosa convenevole, secondo l’ordine, di dire alcune cose de i poledri mentre che dimorano alla campagna; & dipoi che sono ridutti in stalla, & scapezzati. Devete adunque considerare il poledro mentre dimorerà alla campagna di che qualità sia. Et anco che parlando [p. 43r modifica]delle fattezze del cavallo, e di quel che vuol Vergilio, io ve ne dicessi assai, nondimanco non fuor di proposito ritorno à dire, che considerate bene s’egli è allegro, s’egli è intrepido, s’ei per veder cosa alcuna nova, ò per strepito & rumore di che cosa si vogli si spaventa, se inante al grege correndo con la test’alta, se alcuna volta per allegrezza va lascivando & scherzando, & cercando col corso di superare gli suoi eguali; se passa i fossi, i fiumi, e i ponti senza timore alcuno, se per i luoghi aspri trapassa volentieri & animoso senza contrattione di nervi. Perche tutti questi sono segni evidentissimi d’animo grande & generoso e di gran valore: & però da elegersi tra gl’altri per il migliore. E tanto maggiormente se con i suddetti segni havrà il corpo grande & bello: della forma del quale io me ne rimetto à quanto se n’è detto di sopra parlando della bellezza del cavallo. Ma questo particolarmente si deve avertire nel poledro che habbia il capo picciolo, & asciutto, gl’occhi negri, grandi, & usciti in fuora, le narici aperte & gonfie, l’orecchie picciole & acute ristrette insieme: & che i testicoli siano picciolissimi, tondi & equali; & che anco il membro genitale sia picciolissimo; gl’altri membri deveno essere di buona proportione & saldezza, l’unghie deveno essere grande & nere. Perche con queste parti il poledro sarà più forte & gagliardo, nel corso più veloce ,& animoso. Et questo si conosce alla campagna in vederlo, e all’andar suo; & nella stalla al maneggiarlo, & toccarlo, & vederlo. Ben voglio di nuovo avertirvi che se il poledro haverà la bocca tutta & la faccia bianca sarà eccellente & invecchiarasse tardo. Et se haverà i ginocchi facili al moverli nel piegarli, così anchora havrà le gambe sciolte quando si cavalcherà. Perche havrà movimento, & andare facile & presto nel piegarle & alzarle. Se il poledro sarà stato ferito dal lupo, sarà buono; più animoso, più forte, men soggetto ad alcune infermità de gl’altri. Non gia perche l’impostura del lupo lo facci più veloce, piu forte, più animoso migliore, & più eccellente; ma perche se non fusse stato tale di sua natura non saria stato bastevole à scappargli da i denti. Eccetto se dal pastore, ò da altri non fosse stato soccorso, & aitato. Et che sia vero, noi non diremo che un cavalliero sia prudente, & forte perche sia riuscito, & scampato da un pericolo per fortuna, ma si bene per haverlo saputo schivare & superare col proprio valore & sapere. Pur siasi come si voglia, alcuni vogliono che nel dente del lupo sia tale virtù. Bisogna che à poledri in campagna si usi diligentia, principalmente che habbino buoni pascoli, & buon’acque. Et però se gl’appartiene i pascoli spatiosi, rigati d’acque & che non siano pieni di sterpi, ma che abbondino di tenere herbette & grandi. Deveno anco havere, & massime di state, luoghi ombrosi & freschi, dove possino fuggire la forza del calore del mezzo giorno. A poledri ignobili è lecito pascolare insieme con le femmine, ma i generosi [p. 43v modifica]& nobili deveno essere separati da quelle, nel tempo ch’io vi ho detto di sopra. Benche non sarà inutile il replicare che deveno essere allattati, & star dui anni al più, ma non passarli ne finirli d’un mese appresso, con le madri, & di poi separarli. Sì perchè questo è tempo ragionevole, nel quale sono venuti à debite forze; come anco perche in tal tempo eccitando la natura in loro molto il coito potrebbeno con rivali battagliare; & farsi male: & anco salire le madri, & le sorelle ne riporterebbeno danno evidentissimo. Un auttor ha detto che separati dalle madri, & come dic’egli, smammati fin à tre anni deveno pascolare per i piani; nelli quali per l’aere, e per il correre in quà, & in là si fanno migliori & più vigorosi; & nondimeno in un’altro luogo disse altrimente; allegando ragioni tutte opposite. Alle quali io credo quasi per cenno più sopra haver contradetto. Il modo di separarli nel tempo che havemo detto, che sarà quando i poledri havranno venti due, over al più venti tre mesi, sarà questo, tre dì innanzi al plenilunio di Marzo li levarete dalle madri, e dalle altre cavalle & per spatio di ventiquattr’hore li tenerete nascosti, di poi il dì seguente li tornarete à quelle, & impitosi il ventre di latte e d’herbe che s’havranno, li rimuoverete subito da quelle; ne più di poi li lasciarete ne con esse, ne con altre cavalle pascolare. Perche separandoli in questo modo secondo che vogliono alcuni famosi auttori, restaranno sempre più grossi, & si faranno più disposti & belli. Devete avertire che i poledri nel lor nascimento non deveno essere toccati con mano; perche il toccarli spesso li fa gran danno. Et sopra tutto deveno essere riguardati dal freddo. Devete avertire ancora che i poledri non si deveno allacciare, nel levar dalla campagna, & ridurre in stalla finche non siano di tre anni; & de poledri nobili & generosi intendo, che de gl’altri, li potrete levare & allacciare di due anni & mezzo, & anco di due, secondo il bisogno, & comodità, che si ha di tenerli & levarli; Federico Barbarossa non voleva che i suoi poledri d’espettatione fusseno allacciati fin alli quattr’anni, accioche fosseno più perfetti per le guerre; & per le fatiche, & anco per i maneggi. Ma prima che siano levati dalle campagne & ridutti in stalla io essorto il cavalliero, Signore, & Principe à farli dare il fuoco alle gambe: ancor che non habbino bisogno. Da che un Prencipe, Signore & Cavalliero, non se n’ha à servire per mercantia come hoggidì fanno, merce della miseria e de i vitij che habbondano in luogo delle virtù, molti per tutta Italia. I quali io non dirò nobili, ne cavallieri per non usar in questo termine da cavallieri, ma da mercanti. Hor il fuoco dato come si deve, fa maravigliosi effetti, & massime nelle gambe; sì ne’ cavalli che hanno di bisogno per qualche infirmità, come anco in quelli che non hanno mancamento alcuno. E gl’effetti bonissimi del fuoco sono questi. Le carni lasse, & molle & aperte, costringe & indura: le infiate attenua, sottiglia, & smagrisce. Le cose humide [p. 44r modifica]disecca: le raddunate, & costrette insieme risolve: le marce, & putrefatte ritaglia, & sana i dolori invecchiati, guarisce le parti del corpo allienate, & che hanno presa cattiva via, & complessione per qual si voglia causa, ritorna al suo essere di prima: & le cose cresciute oltra’l dovere della natura levate via, & adduste le parti, non lascia di poi crescere. Io vorrei dunque che si desse il fuoco a’ poledri; & di poi dato, si lasciasseno andar liberi al pascolo. Perche la ruggiada li guarirebbe assai meglio d’ogn’altra cosa; havendo questa virtù grande di curarli prestamente; & far che le cotture, & segni del fuoco apparino assai manco; & che paiano piu belli assai che con altro rimedio nella stalla, fosseno guariti. Però deve essere dato il fuoco da marescalco perito nella Primavera, over nel principio dell’autunno nello scemare della Luna: & di poi lasciar libero andar il poledro per il pascolo al beneficio della ruggiada. Che in questo modo di poi si potrebbe più sicuramente il Cavalliero, over Prencipe servire del suo cavallo in ogni impresa. Il quale non sarà di poi così sogetto al pericolo delle galle, delle schinelle, & altri mali, che sogliono venire alle gambe nelle parti da basso de i cavalli gioveni, ò per le fatiche, over per altro. Di poi che saranno guariti del fuoco, & che haveranno tre anni, il che sarà di Marzo, li farete pigliare con destrissimo modo da cavallari periti con laccio che non possa far male, & havendo apparecchiato ivi una, ò più cavalle ben dimestiche, over uno, ò più piacevoli ronzini, li aviarete d’uno in uno appresso à quella alla volta della stalla; accioche piacevolmente caminano, & volentieri comminciano ad assuefarsi ad ogni cosa: & ivi nella stalla appresso al poledro tenerete per alcuni giorni caval piacevole & mansueto; accioche da quello impari à mansuefarsi, & che più sicuramente possi esser governato dal fameglio. Il quale dev’essere molto discreto & diligente, amorevole & animoso & intendente del governo de’ poledri. Et questo dico perche l’importantia sta in questo principio in ben asuefarli, & non farli vitiosi. Delle minutie che si ricercano nel governarli, non accade ch’io dichi altro, non essendo alcuno che non sappi quasi tutto quello che in questo principio s’appartiene al governo loro, & à dimesticarli: & che con carezze, & con l’assicurarli à poco à poco piacevolmente s’acquistano. Dove che per il contrario facendosi, non si farebbe giamai cosa buona. Questo ben dico che per alcuni giorni non li teniate legati alle mangiatore, ma col capestro lungo passato per l’anello, che sta davanti in quella à questo solo effetto; & per legarli quando sarà il tempo; & passato da questo anello in quell’altro che sta dietro alla colonna à man dritta, lasciarete il capestro così lungo senza annodarlo disteso in terra; acciò si possa pigliare facilmente, & tenere: & con esso governarli, & strigliare bisognando. Nel medesimo dì, che li pigliate, & mettete alle lor poste in stalla, vorrei contra l’uso commune, che per trovarsi stracchi [p. 44v modifica]li faceste riconoscere la bardella, & la striglia destramente; che ben con una canna lunga in mano toccandoli pian piano, accarezzandoli se assecureranno. Et il dì seguente facendo il medesimo glie la faceste mettere, & sentire sul dosso col sopracegno lento lento: senza croperino. Vorrei anco, che sopra al capestro lungo che tiene gli faceste mettere il capezzone destramente, che fusse di corda; et così lasciarlo, & assicurarlo un gran pezzo. Il che medesimamente farete per tre dì continui, di poi lo farete pigliare da uno, & meglio sarà il suo curatore medesimo, per il capestro lungo che tiene, salito però, sopra cavallo piacevolissimo, & ben saria, che fosse l’istesso che nella stalla gli dimora appresso; e menandolo seco per spatio d’un’hora l’usasse à caminare di passo, & di trotto volentieri, & accarezzandolo di volta in volta, se lo facesse accostar tanto, che lo potesse grattar nel collo, over toccare. Il che vorrei fosse fatto per dui, ò tre dì continui. Che così assicurato, di poi si potrà più facilmente cavalcare. Et questo per hora basti, s’io gl’aggiungo, che à me piace usar piu questa strada, che quell’altra di aspettar tanti & tant’altri giorni per assicurarli all’esser domi. Pur chi vuol anco dipoi che saranno presi al laccio, & posti in stalla aspettar à far quello, che s’è detto della bardella, & del resto; & andar pian piano con più lungo tempo assicurandoli; lo potrà fare, & farà bene. Il gran Marchese di Mantoa padre vero della cavalleria, della militia, per far che i suoi poledri fossino più commodamente attesi, governati, & ammaestrati, fece fare un bellissimo alloggiamento, & stalla nella campagna & prati dove teneva quelli à pascolare, dalli quali pascoli presi li conducevano facilmente in istalla. Et ivi comodamente albergavano cavalcatori di bardella, maestri di stalla, marescalchi & altri. Ne credo si trovi ne la piu commoda ne la piu bella casa e posessione (quadripartita) & prataria irrigata di acqua bonissima di questa, à questo effetto. Io l’ho vista, & ho vist’anco il mazzone, e da questo à quella io non trovo comparatione alcuna: sì per l’edificio commodo & bello, come anco per tutte le altre conditioni, & parti, che si richiedono nel governo magnifico d’ogni sorte di poledri. Alla quale ancor hoggi si fa attendere molto bene da i Duchi & Signori di Mantoa medesimi. Resta sol ch’io vi dichi un’altra cosideratione che devete havere ne i poledri tanto in campagna, quanto in istalla, domi, & non domi; & è questa che devete considerare se dall’essere piacevoli, & quieti si fanno subito concitati, & inquieti, & da concitati & inquieti diventano piacevoli, & mansueti. Imperò che tali si ritrovano à tutto quello, che fa di bisogno molt’atti et buoni, & alle fatiche & guerre patientissimi.