Il cavallarizzo/Libro 2/Capitolo 52

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Cap. 52. De i cavalli, per correr palij, & de' Barbari massime.


Mi pare non uscir d’ordine s’io vi dic’hora de’ cavalli da correr palij, secondo il costume c’hoggidì s’usa per tutta Italia. Ma prima devete anco sapere, che Vero Imperatore hebbe un cavalllo chiamato Volucro dalla velocità sua incomparabile, di somma eccellenza. In honore del qual cavallo si cominciorno prima à correre i palij; essendosi prima corso con le carrette. Qui adunque hebbe principio, & origine il corrersi de’ palij: & la causa perche si corrino credo che vi sia noto che non tanto per dar piacere al popolo con sì bellissimo spettacolo, quanto che per far prova chi più de’ cavalli in velocità vaglia, & chi più resista al corso. Al quale di tutti gli altri generalmente sono attissimi i Barbari, quelli dico, che vengono d’Affrica, & i Soriani anco sono velocissimi, & quelli di Scithia. Ma nella nostra Italia quelli Barbari della razza del Duca di Mantova, come io già dissi, sono anco eccellentissimi, & di tutti quelli d’Italia i migliori. Benche si trovino alcuni cavalli bastardi, & villanotti in Italia à questo mestiere perfettissimi; & che vincano anco nel corso ogni sorte di Barbaro; ma sono rari; & io per me non n’ho [p. 98v modifica]veduti se non due in vita: li quali erano di somma perfettione nel corso, & ciascuno di loro vinse palij in Bologna, Fiorenza, & in Roma, havendo sempre al contrasto barbari & altri cavalli eccellentissimi, & i più eccellenti che fossino in Italia. Et questi furono un caval leardo rotardo della razza di Vetrallo: & l’altro baio non so di che razza si fosse, ma era d’un Conte da Udine. Il qual cavallo havea nel mezzo dell’inarcatura del collo un cerro di crini fatto à treccia, che ce lo rivolgevano d’intorno al collo una volta, & dipoi anco l’avanzo andava quasi à toccar terra; & era di sì grande velocità ch’io lo vidi il giorno di San Giovanni Battista in Fiorenza nel corso avanzar tutti gli altri cavalli, & barbari, di mezza carriera, dico di quella dove correvano tal giorno il palio: & pur c’erano barbari di Mantoa, quelli del Duca di Fiorenza, & il Bonzaga barbaro famosissimo del Duca d’Urbino. Hor quanto al governo, & essercitio di simili cavalli, devete sapere, che prima & principalmente si deve considerare le fatezze, & l’essere loro, & di che paese siano: & secondo cotali conditioni governarli, & essercitarli poi; perche se le fatezze fossero molto belle e delicate deveno delicatamente, & con ogni rispetto essere governati, se saranno, come dicono, villanotte non se gli deve havere tanto rispetto, ne in essercitarli, ne in governarli; così dico anco dell’esser loro; perche se saranno naturalmente delicati di poco spirito, & animo, & pasto; deveno con gran riguardo essere, & governati, & essercitati, & per contrario quelli che di natura sono gagliardi, nervosi, & coraggiosi, & che mangiano bene non se gli ha ad haver tanto rispetto; così come ne anco si deve havere a’ cavalli paesani, & nostrani, li quali per essere nati & allevati nell’aere proprio dell’Italia posson meglio nell’Italia assuefarsi ad ogni cosa, che non possono gli Affricani, i Moreschi, i Soriani, & i cavalli di Scithia, & altri nati, ò in paesi molto caldi, ò molto freddi: se non si usano però con lunghezza di tempo à quest’aere nostro, & à costumi de’ cavai nostri. Hor per venire al governo & essercitio prima particolarmente di ciascuno, dico che a’ cavalli barbari naturali non accade molta dieta per metterli in ordine per il corpo, perche naturalmente da se mangiano poco, & alla dieta si metteno, essendo allevati in quei paesi dove poco mangiano, & assai correno. Nondimeno l’ordine del lor governo al mio parere saria questo, che la mattina per tempo se gli mettesse il suo filetto in bocca, ben netto, & untato con un poco d’aceto, & mele, & legati con la testa alta, stessero così finche fossero alzate loro le lettiere, & ben netto sotto: & dipoi slegati dal così alto stare, gli fosse appannato bene la testa, & le orecchie, & anco stroppicciata con paglia, & palmeggiata con le mani, & lavatoli gli occhi, le narici, & la bocca, gli fosse rimesso il lor scapuccino in testa, & legati alti come di prima fossero strigliati leggiermente con striglia piccola, & non molto dentata, menandosi la mano nello strigliare dal curatore ugualmente; [p. 99r modifica]& non in fretta: cominciandosi dal collo, & distendendosi poi in dietro alla croppa: strigliato che fosse con prestezza senza punto perdita di tempo, si deve appannare con il medesimo ordine tutto, & di più le gambe ancora, di poi stroppicciare con stroffione di paglia con l’ordine istesso, vero è, che nelle spalle & nel petto deveno essere stroppicciati all’in su in questo modo, che comminciando sempre quasi di mezzo il petto si finisca sopra del guidaresco, & anco più verso la schena, così anco si deve fare nel ventre tanto nel stroppicciare come nel palmeggiare, cioè, comminciar sempre di sotto di mezzo il ventre, & venire all’in su verso la schena, dipoi seguire il resto, stroppicciando che siano, si deveno palmeggiare con gli stessi ordini; & dipoi appannare con altra pannatora netta, ò di peli ò di lana, e rimetterli i suoi colli & coperte, le quali deveno molto bene coprirli il petto, & il ventre, & fattoli stallare, & evacuare per il secesso si deveno mettere alla mangiatora. La quale deve essere bassa in terra, & ivi darli un poco di bonissima paglia, poco dipoi se li deve dare il suo beverone il quale basta che non sia freddo, & poi il suo orzo ben mondato & ritornatogli le lettiere sotto si deveno lasciar così fin alla sera all’hora del governo, il qual sarà nel medesimo modo che fu la mattina, & rifattoli le lettiere se l’impiranno i piè di fiammata fresca, & se il bisogno lo richiede se l’unteranno le unghie, & sempre se li darà la paglia bonissima à poco à poco. Devete avertire che quando sono troppo in carne, & panzuti, allhora la striglia & gl’altri governi deveno essere gagliardi, & così ingagliardirli, & minuirli come vedete il bisogno. Dell’orzo ben mondo & battuto, gli ne devete dare quanto ne vogliano, non però gli lo devete lasciar che gl’avanzi innanzi tutto il giorno, e la notte, ma se gli ne avanza di poi una ò due hore che gli lo havete dato, toglieteglielo d’inanzi. Ma guardategli ben prima in bocca che non havesse quialche offesa, che gli lo facesse mangiar più tardo dell’usanza sua. Il suo bere communemente sarà à bastanza tre boccali di beverone nel principio quando cominciate à metterli in ordine per il corso; ma come di quattro, ò cinque giorni vi avicinate ad esso dui boccali per volta sarà assai il strameggiare sia sempre di paglia perfettissima, ma poco alla volta & spesso, eccetto che nella notte, la mattina della quale si ha ad essercitare non se ne gli dia se non un pugno, dipoi che haverà mangiato l’orzo; & subito dipoi se gli metta la sua gabbiola di ferro, ma rivedassi però la notte almen due volte, & donasegli tanto di zucchero rosato per volta, quanto saria mezza noce, overo un pochetto d’una passarina. La mattina poi à bonissim’hora strigliasi & governasi al solito ma con manco tempo assai dell’ordinario, & postoli la sua copertina dall’essercitio & il suo bardellino, vorrei che un huomo prattico in tal mestiere in questo principio lo essercitasse & anco fin appresso al dì del corso di sei giorni, ne’ quali poi il ragazzino deve essercitarlo due ò tre fiate al più. Hor l’essercitio & il darli lena sarà tale, che voi avertirete benissimo quanto sia lunga [p. 99v modifica]la carriera che si ha à correre il dì del palio perche se ella sarà di due miglia, che in Italia viene ad essere la maggiore che si corra, & è quella di Bologna, & quella di Fiorenza il dì di San Giovanni Battista, devete il primo giorno farlo galoppare circa un miglio, dandogli alcune volte un poco di fuga, battendolo con la scoriata dall’una, & dall’altra banda della croppa, & gridandogli quasi à un certo modo per fargli animo, & in questo modo, via via, buon cavallo, ma però, & nel galoppo, & nella fuga devete andare raccolto in voi, & con redine tirate à segno, & poi nel fine lo devete lasciar correre sempre quanto saria una piccola carriera, & così anco nel principio lo devete lasciar partire arditamente, & presto, & di poi subito raccoglierlo al suo galoppo ordinario. Loderei, che nel principio, quando si comincia à metter in ordine, voi lo faceste ferrar con ferri grevi più dell’ordinario, se però l’unghia gli sopporta. Vorrei anco, che lo usaste à partirsi spesso in compagnia con altri, ò d’altro cavallo. Di poi devete la seconda volta accrescerli alquanto di più la carriera, tenendo però in essa sempre i soliti modi: & ogni volta dipoi tanto accrescerla di più, fin che giungeste al termine di quella, che havete à correre al palio, & se anco eccedeste circa à un tiro d’archibugio, saria bene. Et avertite molto bene, che se la carriera, che havete à correre è montuosa, & habbia della calate voi medesimamente devete essercitare il vostro cavallo in luoghi simili; è ben vero, che sempre sarà buono essercitarlo per le salite, & per le discese. Di poi subito che lo havete così essercitato, devete in quel luogo, dove rattenete il cavallo dismontare & ivi farlo molto bene accarezzare nella testa, & appannare gettandogli coperta di panno sopra, & passeggiare due fiate di lungo quanto sarebbe un buon repelone, & dandogli una latuca fresca, aviarlo à casa pian piano, risguardando bene se nel galoppare, & correre s’havesse fatto male alcuno, per potervi rimediare subito. Giunto à casa devete subito lavarli le gambe di lisciaccio & vino tiepido, & lavato li farete ben asciugare con panni di lino ò di lana, & lasciando i peli rabbuffati all’insù, lo farete passeggiar tanto che vi paia che del tutto siano benissimo asciutte, havendo prima anco fatto nettare & lavare ben l’unghie di dentro e di fuora. Di poi lo rimetterete alla sua posta & al suo governo del strigliarlo & c. il qual dev’esser fatto in poco tempo & con diligenza, finito di governare si farà stallare al solito, & fare la fiammata: Di poi se gli darà subito à bere un boccale d’acqua pettorale, & il suo pastone. L’acqua l’haverete dal spetiale, & il pastone lo farete prima che il cavallo vadi all’essercitio, in questo modo; farete bolire semola con acqua un pezzo, ma avertite che non sia troppo liquido, ne troppo presso, & con un bastone lo andarete rimenando bene, & levato dal fuoco, gli metterete mezza libbra d’una passerina ben netta, & un poco di mel rosato, & mescolando bene ogni cosa insieme, lo coprirete diligentemente, [p. 100r modifica]& di questo gli ne darete di poi il bere dell’acqua pettorale tre boni pugni, & quattro, & cinque, pur che il cavallo li voglia mangiare, & accioche gli venghi più voglia di mangiare ci metterete per dentro un poco di latuca fresca minuzzata in essa. Et così lo lasciarete stare sempre riserrato, & separato da gli altri cavalli fin all’hora di governarlo, la sera senza altro darli, & poi non mancarete d’andare à vedere alcuna volta s’egli riposa, & che cosa fa; & poi gli donarete per accarezzarlo alcuna cosetta, & massime della latuca, le quale alla bocca molto gli piace, & gli darete anco tanto di paglia quanto potete stringer nel pugno: la sera poi più à bon’hora del solito d’un’hora lo devete haver governato secondo il consueto del bere, e del mangiare, nel stregliarlo poi, & nel resto del governarlo devete essere ispedito, & diligente senza risparmio di fatica alcuna. Et notate, che bisogna molto bene star avvertito, che quando vi aprossimate al dì che si deve fare il corso di otto giorni, nel pastone devete aggiungere due onze di loc di pino, over di loc di Silo; & questo havrete dallo spetiale. Devete anco metterli adosso; & che li tocca la pelle, l’artemisia erba, ma che sia la maggiore. Sono alcuni che vicino al corso metteno nel beverone da circa otto, ò dieci ova fresche ben sbattuti, & quando il cavallo li bevesse, non saria male. Hor il giorno, che va innanzi al corso lo devete far ferrare con ferri leggierissimi battuti à freddo, & segati, che non avanzino l’unghia di niente in luogo alcuno. Devete in quel dì medesimo farli untare i nervi delle gambe di midolla di cervo molto bene, & anco due, ò tre dì prima havendo anco ingagliarditi i bagni delle gambe con rose secche bollite in essi salvia, rosmarino, foglie di cedro, & camomilla, havendoli aggiunto anco un mezzo bicchiere d’olio rosato per volta, in queste tre ultime fiate. Et se la mattina innanzi al corso lo levarete tutto dalla testa infuora, di vin odorifero bianco, & perfetto, mescolato con un poco d’acqua, & olio rosato, nel quale habbino anco bolito un poco le erbe sudette, gli gioverà molto, facendolo però asciugar benissimo con panni la mattina del corso lo governarete al solito, havendolo fatto stare la notte innanzi con la sua gabbioletta & fattoli le solite carezze, dipoi mangiato che ha il suo orzo ordinario li tornarete poi la detta gabbia al muso, & poi racconciateli la sua lettiera, lo chiudarete, & lasciarete riposare fin’allhora che vi pare che lo debbiate menare al corso; & accarezzatolo un poco con il stroffione, & palma della mano, & appannatolo, li darete tre fette di pane in suppa con zuccaro grattato sopra, & una patica fresca, sbruffandoli dipoi le narici & la bocca di vino, & lavandoli anco i testicoli & il membro & il secesso ancora pur di vino, & sol le pastore di vin caldo. Et li metterete sotto la coperta, sopra i lombi un panno grosso di lino bagnato di bonissimo aceto rosato. Et posto in ordine da pompa per correre, & con le sue pezzette di tenacissima mistura attaccate alla sua pelle [p. 100v modifica]vi aviarete al corso, per quella strada che prima gl’havete mostrata: & innanzi che vi accostate alla corda dove si danno à cavalli le smosse, li untarete i nervi delle gambe, sotto il ventre il membro, & i genitali di olio bonissimo. Et vedrete se lo potete far stallare ò vodare; & dipoi lo avicinarete alla corda con il ragazzino sopra, il quale prima lo havrete fatto essercitare sopr’esso cavallo, per sei, ò otto volte, & sopra altri cavalli ancora, havendoli insegnato molto bene la carriera del corso, così anco al cavallo, & datoli tutti quelli raccordi necessarij che à questo fare convengano, li quali non accade ch’io hora esplichi da che ogni buon imbarbarescadore li sa benissimo. Finito di correre devesi il cavallo coprire al solito, & accarezzare, & tornando à casa governare secondo il consueto, facendolo però prima caricare di bonissima linosa, & passeggiar una gross’hora, & stallare. Questo medesimo governo si richiede ad ogni sorte di cavallo da correr palij, eccetto che secondo le nature, & qualità loro si deve alterare con il più & con il meno, & con haverli più & manco rispetto. I governatori di sì fatti cavalli, vogliono essere discreti, soleciti, amorevoli, prattichi, & intelligenti di tal mestiere. I ragazzi che gl’hanno à correre vogliono essere piccioli, asciutti, nervosi, destri, & animosi, di buon intelletto & memoria, & innamorati di tal mestiere. Et questo basti.