Il milione (Laterza,1912)/CLIV

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CLIV. Della provincia di lar (Lar)

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CLIV. Della provincia di lar (Lar)
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CLIV (CLXXVII)

Della provincia di Iar (Lar).

Iar (Lar) è una provincia verso ponente, quando l’uomo si parte del luogo ov’è il corpo di san Tomaso. E di questa provincia son nati1 i bregomanni (abraiamanni), e di lá vennono primamente. E si vi dico che questi bregomanni sono i migliori mercatanti e gli piú leali del mondo, che giammai non direbbono bugia per veruna cosa del mondo. E non mangiano carne nè beono vino, e istanno in molta grande astinenza e onestade, e non toccherebbono altra femmina che la loro moglie2, nè non ucciderebbono veruno animale, nè non farebbono cosa onde credessono aver peccato. Tutti gli bregomanni sono conosciuti3 per un filo di bambagia ch’egli portano sotto la spalla manca, e sí ’l se legano sopra la spalla dritta, sí che gli viene [p. 218 modifica]il filo a traverso il petto e le ispalle. E sì vi dico che egli hanno re ricco e potente4, e compera volentieri perle e pietre preziose,5 e conviene che abbia tutte le perle che recano i mercatanti delli bregomanni da Mabar, ch’è la migliore provincia che abbia l’India. Questi sono idolatri e6 vivono ad agura di bestie e d’uccelli piú che altra gente. Ed7 havvi un cotale costume: quando alcuno mercatante fa alcuna mercatanzia, egli si pone mente all’ombra sua, e, se la ombra è grande come ella dee essere, si compie la mercatanzia, e, se non fosse tale come dee essere, nolla compie quel die per cosa del mondo; e questo fanno sempre. Ancora8 fanno un’altra cosa: che, quando egli sono in alcuna bottega per comperare alcuna mercatanzia, se vi viene alcuna tarantola, che ve ne ha molte, si guarda da qual parte ella viene: e puote venire da tal lato ch’egli compie il mercato, e da tale che nol compierebbe per cosa del mondo. Ancora, quando egliono escono di casa, ed egli od alcuno istarnuta,9 che no’ gli piaccia, immanlanente ritorna in casa, e non andrebbono piue innanzi10. Questi bregomanni vivono piue che gente che sia al mondo, perchè mangiano poco e fanno grande astinenza: gli denti hanno bonissimi per una erba ch’egliono usano a mangiare11. E v’ha uomeni regolati che vivono piú ch’altra gente, e vivono bene da centocinquant’anni in fino in dugento,12 e tutti sono prosperosi a servire loro idoli: e tutto questo è pella grande astinenza ched e’ fanno. E questi regolati si chiamano «conguigati» (cuigui). E mangiano sempre buone vivande, cioè, lo piú, riso e latte; e questi conguigati13 pigliano ogni mese un cotale beveraggio: che tolgono siero vivo e solfo e mischianlo insieme coll’acqua, e beonlo. E dicono che questo14 tiene sano e a lunga giovinitudine, e tutti quelli che l’usano vivono piú degli altri.15 Elli [p. 219 modifica]sono idoli, e hanno tanta isperanza nel bue che l’adorano; e gli piú di loro portano un bue di cuoio o d’ottone innorato nella fronte. E vanno tutti ignudi sanza coprire loro natura alcuno di questi regolati; e questo dicono che fanno per gran penitenzia. Ancora vi dico ch’egliono ardono16 l’ossa del bue e fannone polvere, e di quella polvere s’ungono in molte parti del corpo loro con grande riverenza altresí, come fanno i cristiani dell’acqua benedetta. E non mangiano nè in taglieri nè in iscodelle; ma in su foglie di certi albori secche e non verdi, che dicono che le verdi hanno anima, sí che sarebbe peccato. Ed egliono si guardano di non far cosa onde egliono credessono avere peccato: innanzi si lascerebbono morire.17 E quando sono domandati: — Perchè andate voi ignudi? — e quegli dicono: — Perchè in questo mondo noi non recammo nulla, e nulla vogliamo di questo mondo; noi non abbiamo nulla vergogna dí mostrare nostre nature, perochè noi non facciamo con esse niuno peccato. E perciò noi non abbiamo vergogna18 piú d’un membro che d’un altro; ma voi gli portate coperti, perochè gli adoperate in peccato, e però n’avete voi vergogna. —19 E ancora vi dico che costoro non ucciderebbono20 veruno animale di mondo, nè pulce nè pidocchi nè mosca nè veruno altro, perchè dicono ch’egli hanno anima: però sarebbe peccato. Ancora non mangiano veruna cosa verde, nè erba nè frutti, infino tanto ch’eglino sono secchi, perochè dicono anche che hanno anima. Egliono dormono ignudi in su la terra, nè non terrebbono nulla, nè sotto nè addosso; e tutto l’anno digiunano e non mangiano se non pane e acqua21. Ancora vi dico ch’egli hanno loro aregolati, gli quali guardano gl’idoli. Ora gli vogliono provare s’egli sono bene onesti: e mandano per le pulcelle che sono offerte agl’idoli,22 e fannogli toccare a loro [p. 220 modifica]in piú parte del corpo, ed istare con loro in sollazzo; e se ’l loro vembro si muta, si ’l mandano via, e dicono che non è onesto, e non vogliono tenere uomo lussurioso: e se ’l vembro non si muta,23 si ’l tengono a servire gli idoli nel munistero24. Questi ardono gli corpi morti, perchè dicono che, se non si ardessono, e’ se ne farebbe vermini, e quelli vermini morrebbono quando non avessero piú da mangiare, sí che egliono sarebbono cagione della morte di quegli vermini: perciochè dicono25 che gli vermini hanno anima, onde l’anima di quel cotale corpo n’avrebbe pena nell’altro mondo. E perciò ardono i corpi, perchè egli non meni i vermini. Ora avemo contato i costumi di questi idolatri: dirovvi di una26 novella che avea dimenticata dell’isola di Seilla. 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  1. Berl. tuti i abremani del mondo.
  2. Berl. * e non torave alguna cossa de alguno.
  3. Berl. per uno signal ch’i portano, perchè tuti portano...; * e per questo segno i sono cognossudi per tuto el mondo.
  4. Berl. * de tesoro.
  5. Berl. e ordena che tuti i marcadanti dele suo’ tere (che i dia tute perle ch’i) portano del reame de Mabar che vien apelá Soli, ch’è la mior e la piú rica provinzia che se trova in l’India e dove se trova le mior perle del mondo, (che) questo re i dáno el dopio de quelo le i costano. E per questo i marcadanti vano al reame de Mabar e comprano tute le mior perle che i possano avere. E dapuò le portano al re, e diseno sopra la so lialtá zò che le costano; e lo re i fano dar el dopio zò che le i costa. E per questo portano una bona quantitá de bone e grose.
  6. Pad. e tèndeno molto a agúrie d’osieli e a intopo de bestie.
  7. Berl. e diròve una parte de quelo che i fano. I ano una usanza intra loro, che zascaduno dì de la dòmada i meteno uno signo, el quale io ve dirò;... colui che die conprar si lieva suso, e varda la suo’ onbra... Ancora questi àno ordenado de (tuti i dì) de la dòmada quanto che l’onbra diè esser longa; e se l’onbra non fosse si longa quanto la diè esser in zascadun dì...
  8. Berl. ve voio dir uno mazor fato: che, quando i fano algun mercado in casa over in altro luogo, e..., se l’è da quela parte che sia bon per queli, subito i conpra...; e se la apar da quela parte che non i par bona...
  9. Berl. s’elo non i par bon.
  10. Berl. * E quando questi abremani vano al suo camin e vedeno che alguna zexila vegnano dala destra parte, over s’elo i par, segondo la usanza de queli, che la zexila sia vegnuda da bona parte, i vano piú avanti: e s’elo non i par, torna indriedo.
  11. Berl. * la qual i fano molto ben desponer (Fr. mout fait bien pair; Pad. i fa ben patire; Ram. digerire. Non bene dunque Yule: che li fa apparir bene) e sono molto sana al corpo umano. E queste zente non sanguina de alguna vena nè in algun luogo.
  12. Berl. e puosse ben aidar del suo corpo, chè i puoi andar in ogni luogo e tornar, e fano tuti i besogni dei monestieri e dele idole... como se i fosseno piui zoveni.
  13. Berl. manzano de questo ve (dirò)... che toleno arzento vivo...
  14. Berl. Pad. i reserva la vita, e che per questo i vive piui; e questo i fano do volte al mese;... sono usi a questa cosa fino che i eno picoli.
  15. Pad. Ancora è altri religiosi in questa provinzia, che fano molto aspra vita per amor dele suo’ idole. I adorano el bò, e portano uno bò pizolo de bronzo legato sul fronte.
  16. Fr. le oisi (cioè: l’uscita) dou buef.
  17. Berl. e non ano vergogna mostrar i menbri loro. E quando... i diseno...: — Semo vegnudi senza veste e nudi...
  18. Berl. comò vui non avè quando mostrè el viso e le man e i altri menbri coli quali vui non fè pecado.
  19. Berl. * E questa rason i aliègano perchè i non a vergogna de mostrar i menbri loro.
  20. Berl. alguna creatura over algun animal del mondo, ni mosche...; e no ’nde manzerave, perchè...
  21. Berl. * sí che l’è gran fato che i non muora, e che i vivano si longo tempo. E fano gran astinenzie de manzar..., e beveno aqua e non altro.
  22. Berl. e si s’abraza e fano el mazor solazo del mondo.
  23. Berl. como el feva da prima, quello vien tegnudo buono, e stano apruova de queli.
  24. Berl. * E questi sono (perfidi) idolatri.
  25. Berl. che, quando i vermi fosse morti, l’anema del morto averave gran pecado.
  26. Berl. * bela.