Il milione (Pagani, 1827)/Il Milione di Marco Polo, Testo della Crusca/15

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15. De’ Re di Giorges

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[p. 12 modifica]15. de’ re di giorges (1).

In Giorgia hae uno re, il quale si chiama sempre David Melic, cioè a dire in francesco David re. (2)1 È sottoposto al Tartaro. E anticamente a tutti gli re, che nascono (3) in quella provincia, nasceva un segno d’ aquila sotto la spaila diritta. Egli sono bella gente, e prodi d’ arme, e buoni arcieri; egli sono cristiani, e tengono legge di Greci e i cavagli hanno piccoli al modo de’ Greci.2 E questa ò la provincia, che Alessandro Grande non potè passare, perchè dall’ uno lato ee il mare, e dall’ altro le montagne; dall’ altro lato ee la via si stretta che non si può cavalcare, e dura questa via istretta pine di quattro leghe, cioè dodici miglia, sicché pochi uomini terrebbono lo passo a tutto il mondo; perciò non vi passò Alessando; e quivi fece fare Alessandro una torre con gran fortezza, perchè coloro non potessono passare per venire sopra lui, e chiamasi la porta del ferro; e questo è lo luogo, che dice il libro di Alessandro, che dice, che rinchiuse gli Tarteri dentro delle montagne, ma egliono non furono Tarteri, anzi furono una gente che hanno nome Cumani, e altre generazioni assai, che Tarteri non erano a quel tempo. Egli hanno cittadi e castella assai, e hanno seta assai, e fanno drappi di seta, e d' oro assai, li più belli del mondo : egli hanno astori gli più belli e gli migliori del mondo, e hanno abbondanza d’ogni cosa da vivere. La provincia ee tutta piena di grande montagne, e si vi dico, che gli Tarteri non poterono ancora avere intieramente la signoria di tutta. E quivi si è lo monistero di Santo Lionardo, ov’ è tale maraviglia, che d’ una montagna viene un lago (4) dinanzi a questo monistero, e non mena niuno pesce di niuno tempo, se non di quaresima, e jcamincia lo primo dì di quaresima, e dura insino al Sabato Santo, e vene viene in grande abbondanza. Dal dì innanzi non ve se ne vede, nè trova veruno per maraviglia infino all’ altra quaresima. E pappiate eli’ el mare, che io v’ ho contato si chiama lo mare di [p. 13 modifica]Geluchelari (1), e gira sette miglia (2), ed ee di lungi d’ ogni mare bene dodici giornate, ed entravi dentro molti gran fiumi (3). E nuovamente mercanti di Genova navicano per quel mare. Di la viene la seta, che si chiamagliele. (4)3 Abbiamo contato degli confini che sono d’ Ermenia di verso il Levante (5); ordiremo di que’ coniini, che sono diverso Mezzodì e Levante.


Varianti

[p. 12 modifica](1) Giorges (C. Pucc.) - (2) Davit (ibìd.) - (3) Nasceano (C. Maglinb. II.) - (4) Discende un acqua chefa uno lago dinanzi a questo monistero (C. Magl. III.) [p. 13 modifica](1) Geluchelam (C. Ricc.) Geluchelan (C. Magliai. III.) - (2) E gira 700 miglia (C. Magliab. III.) - (3) Entravi dentro lo fiume Eufratus (C. Magliab. II.) - (4) Gìtella (C. Ricc.) - (5) Più rettamente il Magliabechiano II. “Là verso Tramontana„

  1. Da questa frase si ravvisa che la presente opera è versione dal francese.
  2. Tengono modo grechesco, i capelli hanno corti come Chetici (C. Magliab.II.) ma il nostro traduttore ha mal tradotto ed ha confuso il significato delle due voci francesche Cheveux e Chevaux.
  3. Di questa seta fa menzione anche il Balducci nel trattato della mercatura e chiamala seta Ghella (Della Decim. t. III. p. 501. e seg.) che credo esser la famosa seta del Ghilan.