Il taglio dell'Istmo di Suez

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Giacomo Zanella

1868 I Indice:Versi di Giacomo Zanella.djvu Poesie letteratura Il taglio dell'Istmo di Suez Intestazione 22 dicembre 2011 100% Poesie

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IL TAGLIO DELL’ISTMO DI SUEZ.

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    Nella terra del sol, donde fanciulla
Uscìa l’umana schiatta a’ lunghi esigli,
Tornan giganti a riveder la culla
                            4Gli sparsi figli:

    Tornano di arti e di scïenze adulti
A’ favolosi regni, ove pe’ fiumi,
D’azzurro fior nella corolla occulti
                            8Scendono i numi.

    Batte alle porte de’ sopiti imperi
Mattutina l’Europa: il desto Egitto
Per l’alte sabbie agevole a’ nocchieri
                            12Apre tragitto.

    Un’altra volta Iddio sull’Eritreo
Guida i popoli suoi; non come quando,
Sceso ne’ flutti, il fuggitivo Ebreo
                            16Scampò dal brando;

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    Ma sulle prue pacifiche seduto
Che ghirlandate d’innocenti allori
Portano all’opulento Indo tributo
                            20D’arti migliori.

    O sepolto in tue caste e del tuo rito
Popol tenace, che ad antiqui mostri
Giganteggianti in eternal granito
                            24Muto ti prostri,

    Teco noi fummo una famiglia. Erranti
Appiè dell’Imalaia l’idïoma
Teco parlammo, che passò ne’ canti
                            28D’Atene e Roma.

    Poi col sol divisando il nostro calle
Noi partimmo le tende. Al mezzogiorno
Tu scendesti, e d’ôr lieta immensa valle
                            32Fu tuo soggiorno.

    Fiero scendesti; e di lioni alati
E d’elefanti, eroico pellegrino,
I porfidi lasciasti effigïati
                            36Nel tuo cammino.

    Ma di molli riposi il clima amico,
Le olenti selve e la spontanea mèsse
Franser tua possa: all’ardimento antico
                            40Ozio successe.

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    Noi futuri del mondo agitatori
All’occaso movemmo. Il cielo avverso,
E sterile il terren, se di sudori
                            44Pria non asperso,

    Destar l’insita fiamma. Alla natura
Noi contendemmo il pauroso regno;
E bello di costanza e di sventura
                            48Fulse l’ingegno.

    Austera dea, necessità le menti
Di vero in ver per ardua via sospinse:
Co’ facili commerci in un le genti
                            52Il mare avvinse.

    Sursero imperi e disparîr: coverse
Barbara notte i rai d’ogni dottrina;
Ma civiltà rifolgorando emerse
                            56Dalla ruina.

    Or lieta della Fè, che in un amplesso
I suoi possenti popoli comprende,
Verso il cheto splendor di un dì promesso
                            60Europa ascende.

    Vieni a vederla! Assisa in sulle soglie
Dell’orïente e di superbe sorti
Italia consapevole t’accoglie
                            64Entro a’ suoi porti.

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    Rugge dell’Adria il sollevato flutto
Al passar della prora ardimentosa;
E l’anel, che celò fido nel lutto,
                            68Rende alla sposa.

    Vieni! Dell’aureo Gange i doni apporta
Al severo occidente, e gli estri antichi
In noi colla gagliarda aura conforta
                            72Del tuo Valmichi.

    Noi di compasso armati e di quadrante
A’ tuoi lidi verremo; e fia l’oltraggio
Ulto del vero e le catene infrante
                            76Del tuo servaggio,

    Quando sotto le palme e fra gli amomi
Noi moveremo insieme ed alla folta
Ombra odorata insegneremo i nomi
                            80D’Humboldt e Volta.