Juvenilia/Libro II/A Neera

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XXXI.1

A NEERA


L’olmo e la verde sposa
Vedi in florido amplesso accolti e stretti:
Vedi a l’ilice annosa
4Attorcersi i corimbi giovinetti.

Deh! se del roseo braccio
Cosí, bianca Neera, m’avvincessi,
E tra ’l soave laccio
8Il capo stanco io nel tuo sen ponessi,

Un lungo amore insieme
Giugnendo l’alme ognor, dolcezza mia,
Non altra gioia o speme,
12Non altro a desiar lo spirto avria.

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Non me non me dal fiore
Del caro labbro, fin di tutte brame,
Sveglier potria sopore,
16Non cura di lieo, non dura fame.

Allor noi senza duolo
Il fato colga; innamorati spirti
Noi tragga un legno solo,
20Pallido Dite, a’ tuoi secreti mirti.

Di ciel che mai non verna
La ferma ivi berremmo aura sincera,
Sotto i piè nostri eterna
24Rinascendo co’ fior la primavera.

In tra i nobili eroi
Ivi a’ ben nati amor vivono ognora
L’eroine onde a noi
28Mormora un suon d’esigua fama ancora,

E menan danze, e alterni
Canti giungono al suon d’alterna lira;
E su’ germogli eterni
32Zefiro senza mutamento spira.

Scherza con l’ôra incerta
Di lauri un bosco; de le aulenti frondi
Sotto l’ombra conserta
36Ridon le rose ed i giacinti biondi.

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A l’ombre pie d’intorno,
Non da rigidi imperi esercitato,
Sotto il purpureo giorno
40Germina splende e olezza il suol beato.

Solinga ombra amorosa
Ivi oblia Saffo la leucadia pietra,
E pur languida posa
44La tenue fronte su la dotta cetra.

Siede Tibullo a l’ombra
Ove docil da’ colli un rio declina;
E di dolcezza ingombra
48I sacri elisii l’armonia latina.

E noi, Neera, il canto
De’ morti udrem; noi sederem tra’ fiori
De l’asfodelo. Intanto
52Mesciamo i dolci e fuggitivi amori.



Note

  1. [p. 283 modifica]Traduzione o imitazione dal Basium II di Giovanni Secondo.