L'Asino e il Caronte/L'Asino/Scena II

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Scena II.

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II.


Caupo; Chorus sacerdotum.



C. — Quod mihi meisque contubernalibus felix ac faustum sit, deorum supplicationibus Urbem occupatam invenio... Quam laeta populi frequentia!... quam canorus sacerdotum chorus!

Ch. —           «Pacem coeli Rector populo,
                                 Pacem terrae Tutor peperit...»

C. — O bene ominatum Carmen! [p. 27 modifica] [p. 28 modifica]

Ch. —           «Nobis pacem, nobis ocium
                                  Pacis nobis author rettulit.»

C. — At meritoriae meae lucrum, et voluptatem, et dapinationes opiparas!... O me beatum!... Aderunt frequentes lenonum puellae... aderunt earum sectatores, novitii, satellites. Et iam audio Sicilia Hispaniaque ex intima advectum florem scortillorum, recentissimum quidem venereum mercimonium, urbanaeque juventutis illecebras atque allectamenta... meum merum solidum cupedinariumque peculium... Agite, sacerdotes! pacem concinite, pacem diis immortalibus acceptam referte! Ego profecto compotoribus ganeonibusque meis omnibus ita me comparabo, ut basilicas apud me commessationes, basilicumque me cauponem experiantur, praedicent, in coelum efferant.



Ch. —           «Pacem rura, pacem praedia,
                                  Pacem tecta et urbes sentiunt.
                                  Virgo plaude, nuptae plaudite,
                                  Paci rite matres plaudite!»

C. — Mihi quidem loculis plaudendum est meis... Ut gestitis, inanissimi? ut animo agitatis aureolos illos Venetillos?... Hosne mavultis, an Florentinulos illos ampliusculos, picturatulos, hieme etiam media perflorescentes?... An oceano vectari cupitis, aurea [p. 29 modifica] [p. 30 modifica]navicula, aureo malo, velis etiam aureis?... Et hoc quoque praestabitur!... ut in continenti deambulantes, Britannicum secetis pelagus... Agite, loculi! capite iam auras quis sinum impleatis!... Et iam, ut video, oceano libare gliscitis...



Verum agite... inspicite... noscite!... Britanni’ne hi sunt quos, Roma proficiscentes, divertere hanc ad meritoriam video?... An me oculus fallit?... Profecto vestitus ipsa Britannici generis eos indicat... Accedam propius... Quin Britannissimi ipsi sunt!... Vobis et urbem et cantum, sacerdotes, relinquo: mihi quidem Oceano cauponariam rem facere decretum est, ut hodie aureola cymba piscator, Britannico in freto, aureum etiam rete in profundum jaciam. Heus, pueri! Bacchum in iudicium ad praetorem vocate! Dormientem tamen illum somno ne excitetis iubeo... Quin... Vernaciolo illum cado includite, ne, somno experrectus, Britannicumque forum ac Britannum iudicem timens, fugam arripiat. Nam et horrida vox, sermoque ipse horridior deterrere illum abunde potest... Tu quidem concinere illos iube, quo aut somnus Baccho fiat suavior, aut illo excitus, ac suavitate cantus delinitus, ludere argenteum ad poculum cum illis cupiat. Et id quoque praestate, pueri, ut nostro in penu sit qui Graece, qui Corsice, qui Ligustice sciat... etiamnum qui Cretice. [p. 31 modifica]

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Scena II.


L’oste; poi un Coro di Sacerdoti.

In città.


Oste. — Sia bene a me e ai miei compaesani! Vedo la Città tutta piena di processioni sacre e di preghiere... Com’è lieto tutto questo affollarsi del popolo!... com’è armonioso questo Coro di sacerdoti!

Coro. —           «Pace il Signor dei Cieli diede al popolo,
                                     pace il Signor del Mondo...»

Oste. — Che bel canto di buon augurio! [p. 28 modifica] [p. 29 modifica]

Coro. —           «A noi pace e riposo die’ l’Altissimo,
                                    ci die’ il viver giocondo...»1

Oste. — Certamente!... E alla mia osteria concesse il guadagno, e di poter passarsela allegramente mangiando e bevendo... O me felice!... Presto verranno le ragazze coi loro lenoni... e verranno in folla dietro a loro gli innamorati, gli spasimanti... e quei che vivono alle loro spalle... Ho già sentito dire che dal centro della Sicilia e della Spagna è venuto un carico di sgualdrinelle fiorite, fresche fresche, e quindi di facile smercio pei piaceri di Venere... Son quelle che ci vogliono per lusingare e allettare questa gioventù di città;... guadagno certo e solido per me, che nasce dal piacere... Su, sacerdoti! cantate la Pace! dite quanto è gradita la pace agli Dei immortali!... Quanto a me, a tutti i miei avventori che vengono a mangiare e bere da me, io farò in modo di provvedere mangerie da re, e bevande da re;... sicchè mi celebreranno come il re degli osti, e mi esalteranno al cielo.

Coro. — «La pace i campi godono, — la godon le città;
                           applaude a lei la vergine — la sposa applaudirà.
                           Ma chi, Fata benefica, — più ti benedirà?
                           Dolci di gioia lacrime — la madre verserà».

Oste. — Quanto a me, io plaudo alla mia borsa. È vuota, anzi vuotissima... adesso! ma mi par di sentirla già tutta in agitazione... Che cosa desideri, brutta ingorda?... Vorresti dei bei zecchini d’oro di Venezia?... o preferisci quei fiorini di [p. 30 modifica] [p. 31 modifica]Fiorenza un po’ più grossetti... dove anche nel pieno inverno si vede fiorire il giglio? O vorresti invece traversare l’Oceano, sopra una navicella d’oro, col suo albero d’oro e le vele d’oro!... Ti si procurerà anche questo!... di poter traversare il mare Britannico pur continuando a passeggiare nel continente... Orsù, mia borsa! apriti bene all’aura per riempirti d’oro... Vedo, vedo... che hai gran voglia di assaggiar dell’oceano... Difatti... guarda!... Non sono forse venuti di Britannia costoro, che, dalla via di Roma, vedo scendere là alla mia osteria?... Presto presto, corriamo!... O m’ingannano forse i miei occhi?... La moda del vestire li indica proprio per Inglesi... Ma sì! da vicino li distinguo meglio: Inglesi sono! inglesissimi anzi!... Sacerdoti, vi lascio alla vostra città e ai vostri canti! Era proprio destino che io dovessi aprire osteria nell’Oceano, e gettar la mia rete d’oro nel mar Britannico a pescarvi le navicelle d’oro!...

Olà, ragazzi! Chiamatemi Bacco in tribunale presso il pretore! Ma se dorme, lasciatelo dormire tranquillamente senza svegliarlo, e chiudetemelo in un barile di vernaccia, perchè, svegliandosi, non si dia a fuggire per paura del foro britannico e di un giudice britanno... Con quella orrida voce, e quel parlare più orrido ancora, c’è proprio da spaventarsi. Questi altri poi, invitali a cantare, affinchè, o il sonno di Bacco diventi più soave, o, se si desta, lusingato dalla soavità del canto, desideri di giocare con loro al bicchiere d’argento... E fate in modo, ragazzi, che nella nostra dispensa ci sia da poterli trattare alla greca, alla corsa, alla ligustica... e magari anche... alla cretina...


Note

  1. Ma probabilmente coeli rector è Dio, terrae tutor il Re, e pacis author è il Pontano. Così, più sotto, il basilicus caupo fa sospettare che l’oste si chiamasse Basilio, o fosse di Basilicata.