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L'amiscizzia vecchia

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Giuseppe Gioachino Belli

1837 Indice:Sonetti romaneschi V.djvu sonetti letteratura L'amiscizzia vecchia Intestazione 23 marzo 2024 75% Da definire

Sonetti del 1837 La commare
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1837

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L’AMISCIZZIA VECCHIA.

     Oh cquesto poi lo posso dì in cuscenza,[1]
E ho ttant’in mano da dànne[2] le prove,
Ch’io so’ ott’anni e ccammina pe’ li nove
Che, bbontà ssua, conosco Su’ Eminenza.

     Sapete voi che cquann’era Eccellenza,
E io stavo de casa a Ccacciabbove,[3]
Veniva sempre co’ ccamisce[4] nove
Per avelle cuscite da Vincenza?

     Appena entrato me disceva: “Bbiascio,
Tiè,[5] vva’ ar teatro.„ Eh cche bbravo siggnore!
Inzomma èrimo[6] propio papp’e ccascio.[7]

     Anzi una sera, pe’ llevamme[8] er vizzio
D’aringrazzià, mme fesce inzin l’onore
De mannàmmesce[9] a ccarci in quer zervizzio.

3 gennaio 1837.



Note

  1. Coscienza.
  2. Darne.
  3. Una contrada di Roma.
  4. Camicie.
  5. [Tieni, prendi questi denari e ecc.]
  6. Eravamo.
  7. [Pappa, pane, e cacio]: amici intrinseci.
  8. Per levarmi.
  9. Mandarmici.