L'apologia di Socrate/Capitolo III

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Capitolo terzo

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Platone - L'apologia di Socrate (IV secolo a.C.)
Traduzione dal greco di Francesco Acri (XIX secolo)
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Dunque ripigliamo da principio: che è l’accusa, dalla quale m’è nata la calunnia, e alla quale prestando fede scrisse la querela sua Meleto?1 e che mai dicendo mi calunniarono i calunniatori? Via, essendo accusatori essi, la lor querela giurata conviene che la legga. Eccola: «Socrate fa rea opera, e temeraria, cercando le cose sotto terra e quelle su in cielo, e le piú deboli ragioni facendo piú forti, e questo insegnando agli altri». - Su per giú cosí ella dice, come avete veduto voi stessi, là, nella comedia di Aristofane2: un Socrate sé girante per aria, e di camminare per aria gloriantesi, e predicante altre molte ciancie; delle quali non so nulla io né punto né poco: e non dico cosí come dispregiando questa cotal scienza, se mai alcuno l’avesse: oh non ci vorrebbe altro che da parte di Meleto mi tirassi addosso anche cotesta accusa. Ma, o Ateniesi, io non ne so nulla3: e invoco a testimoni i piú di voi, e voglio che vi contiate l’un l’altro quanti mi avete mai udito ragionare, e ce n’è molti; vi contiate l’un l’altro se mi ha udito mai alcuno o poco o molto ragionare di cose simili: e conoscerete che il medesimo valore hanno le altre accuse, le quali contro me dicono.


Note

  1. Nell’ Eutifrone è tradotto Melito (greco Μέλητος).
  2. Nel prologo delle Nuvole, Socrate è rappresentato dentro una cesta sospesa al soffitto del "pensatoio", occupato nell’indagine dei fenomeni celesti.
  3. Socrate conferma nel Fedone (XLV) la sua incapacità naturale per gli studi scientifici, che pure aveva affrontato da giovane. In Senofonte (Memorabili IV 7.3, 5) è l’inutilità e l’insoddisfazione che ne prova a distoglierlo da quelle materie.